Le ultimissime del 19 agosto – Sell-off dei chip, stallo su Hormuz, Corea sotto pressione

sell-off

Il comparto semiconduttori perde il 5,5% a Wall Street e trascina Seul e Tokyo. Dietro la correzione, rendimenti obbligazionari ai massimi da diciannove anni e il fallimento del negoziato USA-Iran sullo stretto di Hormuz.

Il comparto chip perde il 5,5% in una seduta

La giornata di martedì 18 agosto ha chiuso con il peggior risultato dell'anno per i semiconduttori a Wall Street. Il paniere di riferimento del settore ha ceduto il 5,5%, mentre il Nasdaq 100 si è fermato a un più contenuto –1,7%: il petrolio ha chiuso intorno agli 85 dollari e i rendimenti del decennale statunitense sono rimasti vicini ai massimi da inizio 2025, con il trentennale oltre il 5,33%, livello che non si vedeva da diciannove anni. (Bloomberg, CNBC)

Il meccanismo è quello classico: quando il costo del denaro sale, i titoli valutati sui flussi di cassa attesi fra cinque o dieci anni sono i primi a essere venduti. Nessuna revisione degli ordini, nessuna cancellazione: il movimento riguarda i multipli, non i volumi. Per chi progetta o acquista la distinzione conta, perché una correzione di borsa non libera capacità produttiva né abbassa i prezzi contrattuali della memoria.

Seul assorbe l'urto, scatta il sidecar

Mercoledì 19 la pressione si è spostata in Asia. Il Kospi ha aperto in calo del 5% e ha allargato le perdite fino al 6,39%, spingendo il Korea Exchange ad attivare il sidecar, il meccanismo che sospende gli ordini di vendita da programma; il Nikkei 225 ha ceduto il 2,82%. Secondo il Seoul Economic Daily, Samsung Electronics è arrivata a perdere il 7,26% a 249.000 won e SK hynix il 9,27% a 1.508.000 won. Kioxia ha ceduto fino all'11% a Tokyo, TSMC ha limitato il calo intorno al 2% e l'indice Bloomberg dei semiconduttori asiatici ha perso il 3,2%. (Tradingkey)

La lettura della stampa economica coreana è duplice. Rendimenti obbligazionari e tensione mediorientale hanno agito insieme e l'esposizione dell'indice sudcoreano ai due produttori di memoria amplifica ogni oscillazione del settore: il Korea Economic Daily registra il minimo dall'11 agosto. (KED GlobalKED Global)

Hormuz: termine scaduto, nessun accordo

Il 17 agosto è scaduto il termine di sessanta giorni fissato dal memorandum firmato a giugno da Washington e Teheran. Come ricostruisce CNN, le due parti restano in stallo sulla gestione dello stretto di Hormuz e sui fondi iraniani congelati; il memorandum prevedeva la possibilità di prorogare il termine con il consenso di entrambe le parti, ma i sessanta giorni sono stati costellati di violazioni, con attacchi iraniani alle navi giudicate non conformi, la risposta statunitense e i lanci contro i Paesi che ospitano basi americane. Nelle stesse ore Trump ha minacciato di colpire l'Oman in caso di interferenze sulla crisi nello stretto.

Il petrolio a 85 dollari misura il premio di rischio che il mercato attribuisce allo stallo. Ma per l'elettronica il canale di trasmissione rilevante non è il greggio: è il transito degli input industriali che escono dal Golfo. Elio da Ras Laffan, zolfo e acido solforico, gas tecnici — materiali a basso valore unitario e altissima criticità di processo, già al centro delle spoke di questo cluster. Finché la partita resta aperta, premi war risk e tempi di transito pesano sulle forniture asiatiche più dei listini di borsa.

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