Le ultimissime del 18 maggio – Mercati in calo e Hormuz sotto pressione

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Mercati: venerdì nero per i chip europei e coreani dopo il summit senza accordi

Venerdì 16 maggio i semiconduttori hanno subito una battuta d’arresto netta. Titoli europei, coreani e statunitensi hanno ceduto in blocco dopo un summit Trump–Xi concluso senza accordi specifici sul settore: STMicroelectronics ha perso il 5,4 per cento, Infineon il 5,5, ASML il 5, Nvidia oltre il 4, Intel il 6, AMD il 4. In Asia SK Hynix ha chiuso a −7,7 per cento e Samsung Electronics a −8,6. Il Philadelphia Semiconductor Index ha lasciato sul terreno circa il 5 per cento nella sola seduta. Non è detto che i motivi dello stop sui semiconduttori sia stato causato dal mancato accordo USA Cina, ma sicuramente qualche peso ciò lo ha avuto.

Il rappresentante commerciale USA Greer ha dichiarato a Bloomberg che i controlli all’export di chip non sono stati un tema centrale delle discussioni. Spetta a Pechino decidere se acquistare i chip americani. L’aspettativa di un via libera alle consegne di H200 in Cina non si è materializzata. Più plausibile appare una combinazione di fattori: aspettative deluse sugli export control, una correzione tecnica dopo un rally prolungato e una concentrazione estrema del mercato su poche mega-cap tecnologiche. Un report di UBS segnala che il rialzo di aprile nei mercati statunitensi ha rappresentato un evento da 2,8 deviazioni standard negli ultimi 25 anni. Le mega-cap tech costituiscono ora una delle posizioni più affollate della storia recente.

Samsung: il 16 maggio il presidente Lee si è scusato in pubblico, i colloqui riprendono il 18

Il fronte sindacale Samsung ha vissuto una svolta significativa nelle ultime 48 ore. Il 16 maggio il presidente Lee Jae-yong, rientrato da un volo dal Giappone, si è inchinato pubblicamente davanti alle telecamere all’aeroporto di Gimpo in segno di scusa verso i dipendenti. Nello stesso giorno Samsung e il sindacato hanno concordato di riprendere i colloqui post-mediazione il 18 maggio presso la Commissione nazionale per le relazioni del lavoro a Sejong, cinque giorni prima della data prevista per lo sciopero del 21 maggio.

La ripresa è arrivata dopo che il management ha accettato di sostituire il proprio capo negoziatore. Il leader sindacale Choi ha risposto con misura: ha ricordato che l’iscrizione al sindacato nella divisione semiconduttori supera ormai l’80 per cento dei dipendenti e che una scusa da sola non ripristina la fiducia. Il nodo principale rimane la formula di distribuzione degli utili: il sindacato chiede il 15 per cento del profitto operativo senza tetto, Samsung ha offerto un pool del 10 per cento con un premio speciale condizionato al raggiungimento del primo posto in Corea per vendite e margine — condizione che l’unione ha definito un tetto mascherato. JPMorgan stima che, se tutte le richieste sindacali venissero accolte, l’utile operativo 2026 di Samsung subirebbe un impatto al ribasso tra il 7 e il 12 per cento, con un costo complessivo dello sciopero di 18 giorni stimato tra 2,1 e 3,5 trilioni di won; il professor Song Heon-jae dell’Università di Seoul proietta perdite più elevate, nell’ordine di 1 trilione di won — circa 700 milioni di dollari — per ogni giornata di fermo degli impianti. Se i colloqui del 18 maggio collassano, il 21 maggio inizierebbe quello che sarebbe il più grande sciopero della storia di Samsung.

IRGC: Hormuz ridefinita “zona operativa vasta” da Jask a Siri Island

L’IRGC ha formalizzato il 12 maggio una svolta dottrinale con conseguenze dirette sulla logistica dei materiali critici. Il vicedirettore politico della marina dei Pasdaran Akbarzadeh ha dichiarato che lo stretto di Hormuz non è più un’area limitata intorno alle isole di Hormuz e Hengam: la zona operativa si estende ora dalla costa di Jask fino all’isola di Siri.

La nuova area, descritta come una “mezzaluna completa”, copre da 200 a 300 miglia nautiche — circa 500 chilometri — e l’IRGC avverte che verrà data una risposta decisiva a qualsiasi nave che si discosti dai corridoi stabiliti da Teheran. La zona operativa ridefinita include ora l’intera fascia di acque attraverso cui transiterebbero le cisterne criogeniche con l’elio del Qatar in caso di riapertura formale dello stretto. L’Iran ha ribadito che non riprenderà i negoziati con Washington senza il riconoscimento della propria sovranità sullo stretto; il vicepresidente Aref ha dichiarato che Teheran non cederà lo stretto a nessun prezzo.

Intel-Apple: accordo preliminare sulla foundry, il nodo è il 18A-P

Il Wall Street Journal ha riportato che Apple e Intel hanno raggiunto un accordo preliminare di produzione per alcuni chip destinati ai dispositivi Apple. La notizia ha spinto il titolo Intel a un rialzo di circa il 19 per cento, con il titolo che ha toccato nuovi massimi storici. I dettagli operativi non sono stati confermati ufficialmente da nessuna delle due parti.

L’analista Tim Bajarin ritiene che Apple attenderà il nodo 18A-P di Intel — evoluzione del 18A con miglioramenti significativi su efficienza e termica — atteso in produzione di massa entro il 2027. Intel sta già producendo in volumi elevati sulla 18A nel proprio fab di Chandler, in Arizona. L’accordo ha ricevuto supporto attivo dalla Casa Bianca e rappresenta per Apple la potenziale fine della dipendenza totale da TSMC per i chip avanzati. I termini restano preliminari e non confermati ufficialmente da nessuna delle due società: nessun calendario produttivo è stato comunicato.

In agenda

Colloqui Samsung–sindacato: domenica 18 maggio, NLRC Sejong. Nvidia Q1 FY2027 e Analog Devices Q2 FY2026: mercoledì 20 maggio, dopo la chiusura di Wall Street.

 

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