Semiconduttori, le notizie del 3 novembre: Marvell compra Lumentum e i chip calano in Borsa

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Il 30 ottobre avevamo raccontato, citando Bloomberg, le trattative di Marvell per rilevare Lumentum. Il 2 novembre l'indiscrezione è diventata un accordo e a Wall Street i due titoli hanno perso molto terreno. Lunedì l'indice SOX ha ceduto il 3,37%. Era già sceso del 7,2% il 30 ottobre per Intel, come raccontato il 2 novembre. Il 22 ottobre aveva perso il 6,72%, come descritto il 23. Ogni volta cambia il motivo, ma la domanda rimane la stessa: quanto costa finanziare l'infrastruttura dell'intelligenza artificiale? Sullo sfondo restano le tensioni nel Golfo, che il 26 ottobre legavamo all'elio del Qatar e al petrolio sopra i 100 dollari. Per chi acquista componenti il rischio potrebbe essere ora un rincaro di ottica e potenza per i data center. Il filo comune della giornata è il prezzo del denaro, più che quello dei chip. (R.B.)

Marvell compra Lumentum per 115 miliardi di dollari: l'accordo è ufficiale

Il 2 novembre Marvell Technology ha annunciato l'acquisto di Lumentum, produttore di laser e componenti ottici per i data center. Si tratta di uno scambio di azioni: per ogni titolo Lumentum gli azionisti riceveranno 4,5 azioni Marvell. Secondo Semiconductor Today e Yahoo Finance l'operazione vale circa 115 miliardi di dollari. Un documento depositato alla SEC parla invece di circa 100 miliardi e la differenza non viene spiegata. Gli azionisti Marvell controllerebbero il 67% del gruppo. La chiusura è attesa fra 12 e 18 mesi e richiede il via libera di azionisti e autorità.

Intanto a Wall Street Marvell ha chiuso in calo del 12,7% e Lumentum del 18,6%, così come riferisce The Daily Upside, che cita la stima di Morningstar: probabilità di completamento «inferiore al 50%». Le società indicano risparmi superiori a un miliardo di dollari l'anno. Le trattative erano state riferite da Bloomberg il 28 ottobre senza conferme da parte delle società.

Chip in calo a Wall Street dopo la raccolta di Oracle: Seul perde il 5%

Lunedì 2 novembre l'indice SOX dei semiconduttori americani ha chiuso in calo del 3,37%. Secondo SBS News AMD ha perso il 7,52% e Intel l'8,83% mentre Nvidia ha ceduto l'1,26%. L'emittente sudcoreana indica due motivi: Oracle ha annunciato una raccolta da 20 miliardi di dollari tra azioni e obbligazioni per finanziare l'infrastruttura dell'intelligenza artificiale e gli investitori temono nuove regole sui data center dopo le elezioni americane del 3 novembre. Nella mattinata del 3 novembre a Seul Samsung Electronics ha perso il 4,91% e SK hynix il 5,37% con gli investitori stranieri in vendita per 227,7 miliardi di won.

Il calo segue quello del 22 ottobre quando l'SOX aveva perso il 6,72% dopo le parole di Lam Research sui limiti alle forniture. Le esportazioni coreane di chip sono aumentate del 259% a ottobre, come abbiamo già riferito il 2 novembre.

Hormuz, l'Iran parla di riapertura in due giorni: il Brent scende a 108,5 dollari

Il 2 novembre il petrolio Brent costava circa 108,5 dollari al barile, il 2,8% in meno rispetto a venerdì, mentre il WTI valeva poco meno di 100 dollari, riferisce Euronews. Negoziatori iraniani erano in Qatar per discutere un piano per riaprire lo Stretto di Hormuz. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che il passaggio potrebbe riaprire in due giorni se Washington accettasse le richieste di Teheran, ma ha negato colloqui diretti con gli Stati Uniti. Donald Trump ha definito i negoziati «in corso senza problemi» senza escludere la ripresa delle operazioni militari.

Goldman Sachs calcola che i timori di guerra aggiungano circa 27 dollari al barile e ha portato a 105 dollari la previsione per fine anno sul Brent. Il tema era già emerso il 26 ottobre quando il WTI superava i 100 dollari per il timore di un nuovo conflitto fra Stati Uniti e Iran.

onsemi, ricavi a 1,72 miliardi di dollari: i data center AI crescono del 175%

Il 2 novembre onsemi ha presentato i conti del terzo trimestre: 1.722,3 milioni di dollari di ricavi, l'11% in più rispetto a un anno prima. Per il quarto trimestre la società prevede ricavi fra 1.715 e 1.815 milioni. A trainare è la richiesta di componenti di potenza per l'intelligenza artificiale: i ricavi dei data center sono aumentati del 175% sull'anno e del 39% sul trimestre. L'azienda ha alzato di 500 milioni a oltre 3 miliardi l'obiettivo per il 2030 e lo collega all'accordo per acquisire Ferric.

Il settore auto ha perso l'1% sul trimestre fermandosi a 777 milioni di dollari, secondo la sintesi di Investing.com. Il CEO Hassane El-Khoury attribuisce il calo a una diversa distribuzione dell'offerta. Per il quarto trimestre l'azienda prevede un calo a una cifra alta e un ritorno alla normalità nel primo del 2027.

UMC, secondo la stampa taiwanese ordini fino a 10.000 wafer di fotonica integrata

Secondo l'Economic Daily News, ripresa da TrendForce il 2 novembre, UMC avrebbe ricevuto ordini di circuiti fotonici integrati da Zhongji Innolight e da SILITH, società di progettazione sostenuta da Tencent. Gli ordini iniziali potrebbero arrivare a 10.000 wafer prodotti nello stabilimento P4 di Singapore a un prezzo di circa sette volte quello dei normali chip CMOS. MoneyDJ riferisce che la piattaforma per moduli da 1,6 terabit ha superato le verifiche di più hyperscaler. UMC non commenta clienti e ordini.

Il traguardo di lungo periodo è di 18.000 wafer al mese con nuove linee nel Southern Taiwan Science Park da installare a fine 2028, per arrivare a piena capacità nel 2030. UMC non ha confermato e l'informazione arriva da un solo aggregatore.

Smartphone, nel terzo trimestre spedizioni in calo del 20%: il livello più basso dal 2013

Tra luglio e settembre nel mondo sono stati spediti 254,7 milioni di smartphone, il 20% in meno rispetto a un anno prima e il dato più basso per un terzo trimestre dal 2013, secondo Omdia come riportato da Semiconductor Today il 2 novembre. Samsung resta al primo posto con 57,8 milioni di unità (-5%) davanti ad Apple con 56,5 milioni (stabile). I marchi cinesi hanno perso di più: Xiaomi -29%, OPPO -39% e vivo -33%.

Omdia attribuisce la flessione al rincaro dei componenti, memorie incluse, e alla prudenza dei distributori. Per il 2026 prevede un calo del 12% e una discesa più lenta nel 2027 con i costi tenuti alti dalla scarsità di HBM e DRAM.

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