Quarzo, il tallone d’Achille dei semiconduttori

Quarzo

Il quarzo purissimo con cui si fanno i crogioli per il silicio arriva quasi tutto da una sola valle americana. È una dipendenza che pesa sull'intera industria dei chip: la Cina cerca una via d'uscita, l'Europa non l'ha ancora affrontata.

A metà settembre una società cinese ha annunciato che il proprio quarzo ad alta purezza ha superato la qualifica di un grande produttore di memorie DRAM per la produzione su wafer da 300 millimetri. A Pechino il risultato è stato accolto come un nuovo passo verso l'autosufficienza nei chip. Conviene però guardare da vicino a che cosa serve quel quarzo.

Elettronica: il quarzo compare due volte

Nella produzione di semiconduttori il quarzo entra in due momenti diversi. Da una parte serve a fabbricare il crogiolo, il recipiente in cui il silicio fuso si trasforma in un lingotto, da cui poi si tagliano i wafer. Ma il quarzo serve anche a costruire parti dei macchinari che lavorano quei wafer, come i tubi dei forni in cui i wafer vengono trattati ad alta temperatura. Il quarzo cinese appena approvato appartiene alla seconda categoria. Per la prima, la più delicata, la Cina dipende ancora dall'estero. Anzi, per i crogioli l'intera catena mondiale continua a dipendere in larga misura da una piccola valle degli Appalachi, nella Carolina del Nord. È a Spruce Pine che si concentra infatti una delle risorse più difficili da sostituire dell'industria dei chip.

Il 26 settembre 2024 gli impianti di Sibelco e The Quartz Corp a Spruce Pine, nella Carolina del Nord occidentale, si fermarono. L'uragano Helene aveva raggiunto la regione e nelle ore successive avrebbe provocato alluvioni, interruzioni di corrente e gravi danni alle infrastrutture della contea di Mitchell. Per la comunità di Spruce Pine fu una catastrofe. Per l'industria dei semiconduttori fu anche un test involontario della dipendenza da un materiale che, fuori dalla filiera tecnologica, quasi nessuno conosce.

Sotto le montagne della zona si trovano infatti due giacimenti di quarzo di purezza eccezionale, sfruttati da Sibelco e The Quartz Corp. Le stime sulla quota di Spruce Pine nella produzione mondiale variano a seconda del segmento considerato e della definizione di quarzo ad alta purezza (l’HPQ, High-Purity Quartz): BloombergNEF ha stimato nel 2024 che dalla regione provenisse circa l'80% del quarzo ad alta purezza utilizzato dall'industria fotovoltaica e dei semiconduttori. Studi più recenti collocano la quota del distretto intorno al 70% della fornitura globale di HPQ. Il dato esatto è meno importante del punto industriale: una porzione eccezionalmente concentrata della filiera parte da qui.

Quel quarzo, inoltre, non finisce dentro i chip. Viene trasformato in quarzo fuso e utilizzato per produrre, fra le altre cose, i crogioli nei quali viene fatto crescere il silicio monocristallino destinato ai wafer. Sibelco indica esplicitamente fra le applicazioni del proprio HPQ i crogioli del processo Czochralski e i tubi e gli altri componenti in quarzo utilizzati nella lavorazione dei wafer.

Come gestire 1.400 gradi di temperatura

Quasi tutto il silicio monocristallino destinato alla produzione convenzionale di wafer nasce attraverso il processo Czochralski. Il polisilicio viene portato a fusione all'interno di un crogiolo di quarzo; un piccolo seme cristallino viene immerso nel bagno e poi estratto lentamente, ruotando, facendo crescere attorno a sé un cilindro di silicio a cristallo singolo. Il processo richiede temperature superiori ai 1.400 gradi e può durare giorni.

La difficoltà sta tutta nel contenitore. A quelle temperature il silicio fuso è estremamente sensibile alla contaminazione: ciò che il crogiolo rilascia può finire nel cristallo che si sta formando. Il quarzo fuso è uno dei pochi materiali in grado di resistere alle condizioni del processo senza compromettere il materiale in crescita, ma soltanto quando la sua composizione è abbastanza pura e le impurità più problematiche sono mantenute entro limiti molto severi.

È per questo che il quarzo destinato ai semiconduttori non è una semplice materia prima. Deve essere estratto da un giacimento adatto, separato, purificato, sottoposto a trattamenti chimici e poi trasformato in un materiale con caratteristiche ripetibili. Il prodotto finale deve mantenere le proprie proprietà anche quando entra in contatto con il silicio fuso.

Il risultato è una filiera a più livelli. Il quarzo estratto a Spruce Pine viene purificato e trasformato in quarzo fuso; da lì nascono crogioli, tubi, camere e altri componenti. Soltanto più avanti nella catena arrivano i produttori di polisilicio e wafer e, alla fine, le fonderie e i produttori di chip.

Il crogiolo, inoltre, non è eterno. È un componente consumabile che viene sostituito dopo il ciclo di crescita del cristallo. Il suo valore economico è quindi molto inferiore a quello del silicio che contiene, ma la sua qualità può determinare la qualità del materiale che da quel processo viene prodotto.

Due aziende, una geologia rara

La particolarità di Spruce Pine nasce dalla geologia. Il distretto si è formato circa 380 milioni di anni fa, nel corso dei processi tettonici che accompagnarono la collisione fra Africa e Nord America. Le rocce della zona comprendono grandi corpi di alaskite e pegmatite, all'interno dei quali si sono concentrate risorse minerarie di particolare interesse. Sibelco attribuisce la purezza eccezionale dei propri giacimenti anche alle condizioni geologiche che limitarono l'introduzione di impurità durante la formazione dei minerali.

Oggi il quarzo ad alta purezza di Spruce Pine viene estratto da due società. Sibelco, gruppo belga, opera nella zona dagli anni Settanta. The Quartz Corp è invece una joint venture nata nel 2011 fra la francese Imerys e la norvegese Norsk Mineral. The Quartz Corp possiede attività sia a Spruce Pine sia a Drag, in Norvegia, dove il materiale proveniente dagli Stati Uniti viene ulteriormente lavorato.

Il punto decisivo è che il vantaggio non consiste soltanto nell'esistenza di un giacimento molto puro. Negli anni si è costruita intorno a quella materia prima una catena industriale specializzata: estrazione, selezione, purificazione, trattamenti chimici, fusione, produzione di componenti e qualificazione presso i clienti finali.

È questo il secondo fossato, oltre alla geologia. Un nuovo giacimento può essere individuato. Un nuovo impianto può essere costruito. Molto più difficile è dimostrare, lotto dopo lotto, che il materiale prodotto mantiene le caratteristiche richieste da una filiera nella quale una contaminazione minima può tradursi in difetti sul wafer.

Helene ferma le miniere, non le fab

L'uragano Helene ha mostrato quanto questa concentrazione possa essere visibile quando qualcosa va storto.

Sibelco aveva fermato le proprie attività il 26 settembre. Il 10 ottobre annunciò la ripresa della produzione e delle spedizioni, precisando che il ritorno alla piena capacità sarebbe stato progressivo.

The Quartz Corp fu colpita più pesantemente nelle infrastrutture locali. Il 2 ottobre l'azienda spiegò di aver accumulato scorte di feedstock e prodotti finiti proprio per garantire continuità ai clienti; il 23 ottobre comunicò che gli impianti stavano gradualmente ripartendo e che sarebbero servite ancora alcune settimane per tornare alla normalità.

Eppure, nessuna grande fab annunciò di aver fermato la produzione per colpa di Spruce Pine. Il dato è significativo, ma va maneggiato con cautela. Non prova che la filiera possa reggere a tempo indeterminato senza le miniere della Carolina del Nord. Prova soltanto che, nell'autunno del 2024, lungo la catena di approvvigionamento c'erano abbastanza scorte da evitare un blocco immediato. Le due aziende lo avevano detto chiaramente: The Quartz Corp dichiarò di avere in magazzino sia materia prima sia prodotto finito, Sibelco che le scorte di prodotto finale erano rimaste intatte.

Un fermo di mesi sarebbe stato tutt'altra cosa. In realtà non c'è mai stato e per questo nessuno sa dire quanto quarzo resterebbe disponibile se accadesse davvero.

La svolta: Jiangsu Pacific Quarz 

È con questo precedente alle spalle che va letta la notizia arrivata a metà settembre 2026.

Jiangsu Pacific Quartz, azienda quotata alla Borsa di Shanghai, ha annunciato che prodotti realizzati a partire dalla propria sabbia di quarzo ad alta purezza hanno superato la qualifica di un grande produttore cinese di memorie DRAM per la produzione a partire da wafer da 300 millimetri. Il nome del cliente non è stato reso pubblico, anche se secondo analisti citati da TrendForce e Tom's Hardware potrebbe trattarsi di CXMT. In ogni caso non è arrivata una conferma ufficiale.

In tutti i casi la notizia è significativa perché riguarda un punto concreto della localizzazione cinese. Pacific Quartz non parte da zero: secondo TrendForce, l'azienda fornisce già dal 2019-2020 materiali in quarzo ad altissima purezza a produttori di apparecchiature come Tokyo Electron e Lam Research, compresi tubi, wafer boats, lingotti e altri componenti per i processi di fabbricazione. I quarzi utilizzati in queste apparecchiature si collocano normalmente nell'area 4N5–5N, cioè fra il 99,995% e il 99,999% di SiO₂.

Ecco la distinzione fondamentale

Come si è già detto, nella fabbricazione dei chip il quarzo serve in due momenti molto diversi. Il primo è all'inizio di tutto: con il quarzo si fabbrica il crogiolo, una sorta di grande pentola in cui il silicio viene fuso a oltre 1.400 gradi e fatto crescere lentamente fino a formare un lingotto. Da quel lingotto si ricavano poi, tagliandolo a fette sottilissime, i wafer su cui verranno costruiti i chip. Il secondo momento arriva dopo: il quarzo serve a costruire parti dei macchinari che lavorano i wafer già tagliati, come i tubi dei forni in cui vengono scaldati o i supporti che li trasportano da una fase all'altra.

La qualifica ottenuta da Pacific Quartz riguarda questo secondo impiego. Il crogiolo, cioè il punto di partenza dell'intera catena, è un'altra faccenda.

Nel settore la purezza si misura contando i “nove”. Un quarzo «5N», da five nines, è composto al 99,999% di biossido di silicio, la sostanza di cui è fatto il quarzo: su un milione di atomi, appena dieci sono di altro tipo. Il numero di nove, però, racconta solo metà della storia. Conta anche di che tipo sono quei pochi atomi estranei.

Alcuni sono innocui. Altri, come il sodio, il potassio, il ferro o l'alluminio, sono veri e propri intrusi: alle temperature del crogiolo si staccano infatti dalla parete, finiscono nel silicio fuso e ne alterano il comportamento elettrico, cioè proprio la proprietà per cui il silicio serve a fare chip. Così due partite di quarzo con la stessa percentuale di purezza possono comportarsi in modo opposto: una produce lingotti perfetti, l'altra li rovina.

 

A che cosa serve Esempi Quanto deve essere puro Chi lo fornisce in questo momento
Parti dei macchinari che lavorano i wafer tubi dei forni, supporti per i wafer, camere di lavorazione molto puro (fra il 99,995 e il 99,999%) mercato più aperto; Pacific Quartz è già fornitore di alcuni costruttori di macchinari
Crogioli per far crescere il lingotto di silicio il recipiente che contiene il silicio fuso ancora più puro, con limiti severissimi su alcune impurità specifiche soprattutto le miniere di Spruce Pine
Quarzo sintetico, prodotto in laboratorio crogioli e componenti speciali può superare il quarzo naturale la tecnologia esiste, ma costa molto e si produce in piccole quantità

 

Ed è qui, dunque, che si misura la distanza fra l'annuncio della Pacific Quartz e quella che dovrebbe essere una vera alternativa a Spruce Pine. La Cina ha dimostrato di saper produrre quarzo abbastanza puro per i macchinari delle fab, ma non ha ancora dimostrato di saper produrre, nelle stesse quantità e a costi paragonabili, il quarzo con cui si fabbricano i crogioli. È una distinzione che la stessa TrendForce mette in evidenza.

Quello che non dice il comunicato della Jiangsu Pacific Quartz

Una qualifica certifica che un materiale ha superato un esame per un impiego preciso. Non dice però quanto di quel materiale verrà acquistato.

Nel caso della Pacific Quartz non sono stati resi pubblici il prodotto esatto qualificato, i volumi approvati, la data di avvio delle forniture commerciali, la quota di acquisti che potrà sostituire o il prezzo rispetto al materiale importato. La qualifica è quindi un passaggio industriale concreto, ma non equivale ancora alla sostituzione delle importazioni.

Per arrivare a quel punto, servirebbe una sequenza più lunga: ordini regolari, aumento della capacità, sostituzione effettiva del materiale importato e, soprattutto, una qualifica specifica per il quarzo destinato ai crogioli e alla crescita dei lingotti.

La Cina ha fatto un passo nella direzione dell'autosufficienza. Ma i passaggi successivi sono quelli più difficili.

La scorciatoia della chimica

Se in natura non esiste una seconda Spruce Pine, Pechino può sempre provare a costruirsela in laboratorio. Non si tratta di inventare qualcosa: il quarzo sintetico esiste da tempo e trova già impiego in applicazioni industriali che richiedono purezze elevatissime. La vera sfida è un'altra, cioè produrlo in grandi quantità e a un prezzo accettabile per i settori che ne consumano di più.

In Cina questo tentativo è già cominciato. La Nantong Crystal, società nata nel 2023 per sviluppare e produrre materiali in quarzo sintetico, a fine 2025 ha accolto nel proprio capitale un nuovo socio: SDIC Jixin, il veicolo attraverso cui investe il China Integrated Circuit Industry Investment Fund Phase III, meglio noto come Big Fund III. Secondo le informazioni societarie riportate da TrendForce, SDIC Jixin ha rilevato il 25% dell'azienda, il cui capitale registrato è salito da 300 a 400 milioni di yuan. Lanciato nel maggio 2024 con una dotazione di 344 miliardi di yuan, circa 47,5 miliardi di dollari al cambio di allora, il Big Fund III è il principale strumento con cui Pechino finanzia la propria industria dei semiconduttori. Rispetto a quelle cifre l'operazione su Nantong Crystal è poco più di un assaggio, ma dice molto sull'attenzione che la Cina riserva a una materia prima collocata all'inizio della filiera dei chip.

Il vantaggio del quarzo sintetico è evidente: non ha bisogno di un giacimento eccezionale come quello della Carolina del Nord. Altrettanto evidente è il suo limite, perché per competere deve costare il giusto e mantenere la stessa qualità, lotto dopo lotto, su scala industriale.

Proprio per questo la sostituzione potrebbe seguire una strada graduale. È plausibile che arrivi prima nei settori meno esigenti, a cominciare dal fotovoltaico, che consuma volumi enormi di quarzo, ma con requisiti diversi da quelli richiesti per il silicio dei semiconduttori. Per i crogioli destinati ai chip più avanzati, invece, l'asticella resta molto più alta. La domanda decisiva, allora, non è se il quarzo sintetico possa raggiungere la purezza necessaria, ma se possa farlo in quantità, con continuità e a un costo sostenibile per l'industria.

C'è chi scava per rimanere indispensabile

A Spruce Pine, intanto, la risposta è arrivata sotto forma di investimenti. Nel 2023 Sibelco ha annunciato un investimento da 200 milioni di dollari per raddoppiare la capacità installata di HPQ rispetto alla base del 2022, con completamento previsto nel 2025. Dopo quell'annuncio, la società ha avviato anche lo studio di una seconda espansione, più grande, con un investimento preliminare stimato nell'ordine dei 500 milioni di dollari e una realizzazione prevista fra il 2024 e il 2027. Nel complesso, Sibelco ha indicato circa 700 milioni di dollari di investimenti fra le due fasi.

L'azienda indica inoltre una vita potenziale delle proprie risorse superiore ai cento anni. È un orizzonte che cambia la natura della competizione: non si tratta soltanto di difendere una miniera esistente, ma di espandere una capacità produttiva che continua a essere sostenuta dalla domanda dei mercati solare ed elettronico.

The Quartz Corp, dal canto suo, continua a utilizzare una catena produttiva distribuita fra Stati Uniti e Norvegia. Il materiale di Spruce Pine viene ulteriormente lavorato a Drag, dove la società ha costruito negli anni una capacità di raffinazione specializzata.

Il vantaggio di Spruce Pine, dunque, non è rimasto fermo nel sottosuolo. Si è trasformato in impianti, processi, qualifiche, rapporti commerciali e capacità produttiva. È questo insieme, più che la sola presenza del minerale, a rendere difficile la sostituzione.

L'Europa e il quarzo invisibile

L'Europa entra in questa storia soprattutto attraverso Drag, dove The Quartz Corp raffina e lavora parte del materiale. È una presenza industriale importante, ma dipende dalla stessa catena internazionale che parte anche da Spruce Pine. The Quartz Corp è infatti una joint venture fra Imerys e Norsk Mineral e utilizza il quarzo proveniente dalle proprie attività statunitensi insieme alle proprie attività norvegesi.

Sul piano della politica industriale europea, il quarzo ad alta purezza resta invece poco visibile.

La proposta di Chips Act 2.0 presentata dalla Commissione europea il 3 giugno 2026 punta a rafforzare l'ecosistema europeo dei semiconduttori e a ridurre le dipendenze strategiche. Il testo, tuttavia, si concentra sulla capacità industriale dei chip e rimanda più in generale alle materie prime e alla resilienza delle catene di approvvigionamento.

È una distinzione importante. Una catena del valore può essere considerata strategica anche quando i suoi rallentamenti non coincidono con il prodotto finale. Nel caso dei semiconduttori, il quarzo è un esempio quasi perfetto: pesa poco sul costo complessivo del chip, ma una fornitura insufficiente della qualità richiesta può diventare un problema per l'intero processo produttivo.

Il caso di Spruce Pine mostra quindi un tipo di dipendenza che tende a rimanere invisibile finché la catena funziona. Helene l'ha resa improvvisamente visibile. La qualifica ottenuta dalla Pacific Quartz suggerisce che Pechino abbia cominciato a lavorare proprio su quel punto debole.

Una valle insostituibile

Nel breve periodo, lo scenario più probabile è che la Cina continui a sostituire le importazioni di quarzo destinato ai macchinari delle fab, mentre il quarzo per far crescere i lingotti resterà una partita a parte. Pacific Quartz ha dimostrato che sul primo fronte i progressi sono reali. Sul secondo, la speranza di Pechino si chiama quarzo sintetico: una via d'uscita dalla dipendenza geologica che però deve ancora provare di poter garantire costi, volumi e qualità costante all'altezza dei chip più avanzati. Se una sostituzione su larga scala arriverà, è probabile che cominci dal fotovoltaico.

A due anni dall'uragano Helene, lungo il North Toe River si continua a scavare. Sibelco amplia la sua capacità, The Quartz Corp rafforza la propria filiera e Pechino cerca alternative naturali e sintetiche.

Ma il punto da cui parte ancora il silicio dei chip più avanzati resta quello: una valle degli Appalachi che, per ora, rappresenta la fonte insostituibile di quarzo purissimo e che – almeno nell’imminente – difficilmente potrà essere sostituibile.


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