Le ultimissime dell’11 agosto – Sony-TSMC a Kumamoto, Seul finanzia la filiera chip

(Photo by Arisa Moriyama)

Kumamoto diventa il secondo polo giapponese di TSMC

Sony e TSMC investiranno circa mille miliardi di yen — 6,3 miliardi di dollari — in una joint venture per sensori d'immagine di nuova generazione. Sony al 60%, TSMC al 40%, produzione commerciale entro il 2029 nella prefettura di Kumamoto; l'intesa preliminare risale a maggio, come riferisce Reuters. Le nuove linee sorgeranno dentro lo stabilimento che Sony Semiconductor Solutions già gestisce a Koshi, con annesse strutture di ricerca, e i due gruppi stanno discutendo con il METI un possibile sostegno pubblico. L'esborso vale grossomodo quattro anni di capex della divisione semiconduttori di Sony.

La logica industriale è meno banale di quanto non sembri. Sony controlla oltre metà del mercato mondiale dei sensori CMOS, ma subisce la pressione di Samsung e della cinese OmniVision e sposta parte del rischio manifatturiero su chi la manifattura la fa di mestiere. Le applicazioni dichiarate sono la robotica e la guida autonoma. Per Tokyo il progetto consolida un distretto che, dopo le due fab logiche di TSMC, comincia ad assomigliare sempre più a un ecosistema. Sulla scommessa parallela di Rapidus a Chitose abbiamo scritto in questo approfondimento.

TSMC corre più della propria guidance

I ricavi di luglio di TSMC si attestano a 467,58 miliardi di NT$ — circa 14,5 miliardi di dollari — in crescita del 44,7% annuo, secondo CNBC; il cumulato gennaio-luglio sale a 2.872 miliardi, +37%. Il risultato colloca l'azienda sopra la guidance rivista a luglio, che indica una crescita per il 2026 leggermente superiore al 40% in dollari con capex a 60-64 miliardi. Nel secondo trimestre l'high performance computing ha pesato per il 66% del fatturato. In giornata ASML ha guadagnato oltre due punti, in rialzo anche Infineon e STMicroelectronics.

Vale la pena notare la coincidenza: mentre il mercato legge il dato come termometro della spesa in AI, la stessa azienda investe su sensori per macchine che devono vedere, non calcolare. Si tratta di una diversificazione difensiva, non di un cambio di rotta.

Seul mette dieci trilioni di won sulla filiera

Seul lancerà un fondo da 5.000 miliardi di won — 3,52 miliardi di dollari — per materiali, componenti, apparecchiature e società fabless, più altri 5.000 miliardi di sostegno all'export dei fornitori. L'annuncio è del capo di gabinetto presidenziale Kang Hoon-sik, dopo una riunione presieduta da Lee Jae Myung con i vertici di Samsung Electronics e SK, riferisce Reuters. Sono in previsione anche un programma decennale da 1.000 miliardi di won per la cooperazione fra grandi gruppi e subfornitori e una legge sulle mega zone speciali per accelerare permessi e valutazioni ambientali.

Il punto interessante è la destinazione. Il fondo non amplia la capacità di produzione di wafer: colma le carenze di una filiera che nella memoria è leader mondiale, ma resta dipendente dall'estero per materiali, apparati e progettazione. Le misure si innestano sul megaprogetto di giugno, oltre 576 miliardi di dollari fra Samsung, SK Hynix, fornitori e amministrazioni locali. Lee ha chiesto alla Difesa di liberare entro metà 2028 l'area della base aerea di Gwangju; il governo garantirà 650.000 tonnellate d'acqua entro il 2030 nella regione di Honam e 14,7 gigawatt al cluster di Yongin entro il 2041.

Acqua ed elettricità, non sussidi: sono quelle due righe a dire quanto il vincolo sia diventato fisico. Il piano coreano nella prima formulazione lo avevamo raccontato in questa rassegna.

Apple qualifica CXMT su iPhone e MacBook

La vicenda Apple-CXMT avanza rispetto a fine luglio. Secondo il Wall Street Journal, ripreso da Reuters, Apple sta testando memorie del produttore cinese su linee che comprendono iPhone e MacBook; i colloqui preliminari riguardano dispositivi venduti in Cina. Il Financial Times aveva riferito il mese scorso della qualificazione delle DRAM CXMT, ma è la prima volta che il collaudo viene collocato dentro categorie di prodotto specifiche. HP e Acer già impiegano memorie CXMT fuori dagli Stati Uniti.

Il vincolo normativo complica la partita. Le regole americane vietano il trasferimento di tecnologia verso CXMT, comprese le conversazioni su specifiche: Apple può comprare componenti standard e negoziare il prezzo, non commissionare chip disegnati sui propri requisiti. Poiché di norma configura le memorie sul proprio silicio, le parti a catalogo implicherebbero rilavorare porzioni dell'hardware o accettare prestazioni inferiori. Un gruppo bipartisan di senatori guidato da Chuck Schumer ha chiesto di escludere del tutto le memorie cinesi: la risposta è attesa per il 21 agosto.

C'è poi un problema che nessuno aveva previsto. CXMT ha esaurito la capacità dell'anno, avendo dato priorità a ByteDance, Tencent e Xiaomi, e i suoi prezzi eguagliano o superano quelli di Micron, SK Hynix e Samsung. Il quarto fornitore alternativo non è più né disponibile né più economico. Il precedente passaggio della trattativa lo trovate in questa rassegna.

(E.L.)

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