Corea del Sud: 518 miliardi per i chip di memoria, 650 per i data center AI
Mentre il mercato discute chi pagherà la carenza di memoria, Seoul ha risposto con cifre che ridisegnano la mappa della capacità produttiva mondiale. Il presidente Lee Jae Myung ha presieduto un briefing alla Cheong Wa Dae in cui ha annunciato la costruzione di un nuovo polo per la produzione di semiconduttori nelle regioni sudoccidentali di Gwangju e Jeolla, con investimenti privati per 800.000 miliardi di won — circa 518 miliardi di dollari — che farebbero di quell'area il secondo distretto nazionale dei chip dopo la conurbazione di Seul. Il piano prevede quattro nuovi impianti per chip di memoria. Alla presentazione erano presenti i vertici di Samsung Electronics e SK Hynix.
Lee ha dichiarato che la Corea del Sud deve assicurarsi gli elementi chiave dell'intelligenza artificiale più velocemente di qualsiasi altro Paese, indicando semiconduttori, intelligenza artificiale fisica e data center AI come i tre pilastri del grande balzo in avanti. Il programma governativo — battezzato "tre mega progetti" — punta a mobilitare investimenti su larga scala nei tre comparti in modo coordinato. Sul fronte data center, il ministro della Scienza Bae Kyung-hoon ha illustrato un piano da oltre 1.000 trilioni di won — circa 650 miliardi di dollari — per portare la capacità nazionale a 18,4 gigawatt entro il 2035, con un'aggiunta di 10 gigawatt rispetto all'attuale dotazione. (Il Sole 24 ORE, ANSA)
Le cifre aggregate — oltre 1.100 miliardi di dollari tra chip e infrastruttura cloud — sono straordinarie, ma la lettura va sfumata. Il piano ha una forte connotazione politica oltre che industriale: Lee ha promosso un programma per istituire hub regionali che riequilibrino il peso dominante di Seul, che nel 2024 rappresentava il 52,8% del PIL regionale lordo del Paese. I partiti di opposizione accusano l'esecutivo di spingere Samsung e SK Hynix verso il feudo sudoccidentale della coalizione di maggioranza. Sul piano operativo, il tema della disponibilità di manodopera qualificata fuori dall'area metropolitana resta irrisolto. Detto questo, il segnale strategico è inequivocabile: Seoul intende consolidare la propria posizione dominante nella memoria proprio nel momento in cui la carenza strutturale di HBM e DRAM avanzata ha trasformato quel segmento nel collo di bottiglia dell'intera industria AI globale. (AI News)
Apple tratta con la Casa Bianca per acquistare memoria dalla cinese CXMT
La notizia più rilevante del weekend ha una doppia valenza: geopolitica e di supply chain. Secondo il Financial Times, Apple sta cercando l'approvazione dell'amministrazione Trump per acquistare chip DRAM da ChangXin Memory Technologies (CXMT), il principale produttore cinese di memoria, nonostante la società figuri nella lista nera del Pentagono per presunte relazioni con l'apparato militare di Pechino.
Apple ha contattato il Dipartimento del Commercio circa un mese fa chiedendo chiarimenti sul proprio rapporto di approvvigionamento con CXMT, passando poi il dossier alla Casa Bianca (Bloomberg). La richiesta è tecnicamente più stretta di una semplice deroga: Apple non è attualmente esclusa dall'utilizzo di CXMT come fornitore, ma sta cercando garanzie che CXMT non venga aggiunta alla Entity List, il regime restrittivo che imporrebbe rigide limitazioni alle licenze.
Il tempismo è rilevante perché la Entity List non viene aggiornata dall'ottobre 2025 — il divario più lungo almeno nell'ultimo decennio — mentre CXMT era già pronta per la designazione, ma è rimasta in sospeso durante i negoziati più ampi tra Washington e Pechino su dazi e controlli delle esportazioni di terre rare. I prezzi DRAM sono saliti di circa il 98% nel primo trimestre del 2026 (Eastern Herald), per effetto di una riallocazione strutturale della capacità wafer da parte dei tre produttori dominanti — Samsung, SK Hynix e Micron — verso la high bandwidth memory destinata ai cluster AI, a scapito della DRAM convenzionale che equipaggia iPhone, MacBook e iPad.
Il rischio politico è concreto. Nel 2022 Apple aveva valutato di rifornirsi da un'altra produttrice cinese in lista nera, YMTC, e i membri del Congresso avevano immediatamente avvertito che procedere avrebbe innescato conseguenze legislative. CXMT presenta gli stessi profili di rischio per la sicurezza nazionale. L'impatto su Micron appare limitato nella sostanza: CXMT produce DRAM convenzionale — DDR5, LPDDR5X, moduli RDIMM — ma non HBM, il segmento che genera la crescita più sostenuta e i margini più elevati per Micron.
Apple e Microsoft scaricano a valle il costo della memoria
L'episodio CXMT è la conseguenza diretta di quanto accaduto nella settimana precedente. Apple ha aumentato i prezzi di alcuni MacBook e iPad dichiarando di non riuscire più ad assorbire l'impennata dei costi di chip di memoria e storage alimentata dall'espansione dei data center AI (Reuters). I rincari — circa il 20% su più modelli — hanno provocato il calo più marcato del titolo Apple in oltre un anno, con le azioni in calo del 6,1% nella seduta del 25 giugno.
Parallelamente, Microsoft ha annunciato aumenti globali dei prezzi Xbox con effetto dal 1° agosto: i modelli da 512 GB saliranno di 100 dollari, quelli da 1 TB di 150 (Reuters). La società indica che i costi di memoria e storage per le console sono già più che raddoppiati e potrebbero aumentare ancora entro il 2027. I principali produttori — Micron, Samsung e SK Hynix — hanno riorientato la produzione verso la high bandwidth memory privilegiando i clienti del comparto AI come Nvidia, lasciando poca disponibilità per i produttori di elettronica di consumo.
Micron: la stretta non si allenterà prima del 2028
Micron prevede che la carenza di memoria e storage si protragga almeno oltre il 2027. Il CEO Sanjay Mehrotra ha dichiarato che la società si aspetta condizioni rigide oltre il 2027 a causa della domanda AI su tutti i segmenti e dei vincoli strutturali dell'offerta, aggiungendo che pur prevedendo un graduale miglioramento nel 2028, "attualmente non c'è visibilità su quando l'offerta di memoria riuscirà a tenere il passo con la domanda crescente" (CNBC, Reuters). Il trimestre fiscale appena chiuso ha temporaneamente spinto la capitalizzazione di mercato di Micron oltre i mille miliardi di dollari.
Si configura così una forbice interna al settore: i produttori di memoria guadagnano, i grandi consumatori di memoria — Microsoft, Amazon, Alphabet — subiscono la pressione sui costi e la trasferiscono a valle, sui propri clienti finali. La situazione è strutturalmente diversa dai cicli precedenti: la riallocazione verso HBM non è reversibile nel breve periodo, e ogni nuovo ciclo di acceleratori Nvidia richiede volumi crescenti di memoria premium.
OpenAI rimanda la quotazione al 2027: i chip correggono
I titoli chip sono scivolati venerdì quando è trapelato che OpenAI potrebbe rinviare al 2027 l'IPO inizialmente pianificata per il 2026. Secondo il New York Times, la società sta valutando se quotarsi entro l'anno a una valutazione inferiore a mille miliardi di dollari, oppure attendere il 2027 per puntare con più probabilità a quella soglia. OpenAI ha depositato in via riservata il proprio S-1 presso la SEC l'8 giugno, specificando che la tempistica non è ancora definita.
Il team di consulenti ha avvertito che l'elevata volatilità dei titoli tech globali — unita alla pressione al ribasso sulle azioni SpaceX dopo la quotazione di giugno — indica un raffreddamento dell'entusiasmo del mercato verso le società ad alta valutazione. Il CEO Sam Altman avrebbe rifiutato un'IPO al di sotto della soglia del trilione di dollari.
Per il comparto semiconduttori il punto non è la tempistica dell'IPO in sé, ma la sensibilità del mercato al finanziamento dell'infrastruttura AI. Se uno dei principali catalizzatori della domanda di GPU, memoria e capacità data center rallenta il passo sui mercati dei capitali, cresce la cautela degli investitori su tutto il complesso AI-chip. La domanda industriale di fondo resta elevata, ma il mercato sta cominciando a chiedersi chi sarà davvero in grado di monetizzarla senza comprimere la domanda finale.
(E.L.)



