Dal 22 agosto il dazio aggiuntivo del 50% imposto con la Section 338 colpisce circa venti miliardi di dollari di merci canadesi, poco meno del sei per cento dell'export verso gli Stati Uniti; Ottawa risponderà dall'8 settembre con contromisure su 27,6 miliardi di dollari canadesi. La guida doganale diffusa alla vigilia esclude però dal prelievo i prodotti a semiconduttore, e per la filiera elettronica il perimetro va ricostruito voce per voce.
(Aggiornamento del 1° settembre: la guida attuativa pubblicata dalla Customs and Border Protection il 21 agosto esclude i prodotti a semiconduttore dal dazio del 50%. Il testo è stato rivisto di conseguenza.)
Il 20 luglio Donald Trump ha firmato tre proclami che impongono un dazio aggiuntivo del 50% su determinate importazioni dal Canada, invocando quella Section 338 del Tariff Act del 1930 che nessun presidente statunitense aveva mai usato prima d'ora. L'entrata in vigore, fissata al 19 agosto, è slittata di tre giorni per lasciare spazio a un accordo che non è arrivato: i dazi sono scattati il 22, dopo che Ottawa aveva lasciato il tavolo di fronte a condizioni definite «inique e antieconomiche». Martedì 25 il governo canadese ha annunciato la ritorsione, contromisure su 27,6 miliardi di dollari canadesi di prodotti statunitensi con decorrenza 8 settembre, concentrate su acciaio e alluminio, latticini, elettrodomestici, macchinari agricoli, carta, plastica ed elettronica, con aliquote del 15, 25 e 50% in corrispondenza puntuale con quelle americane.
La cifra che interessa chi progetta e acquista componenti è però un'altra. Nell'ultimo anno il Canada ha esportato negli Stati Uniti oltre quattro miliardi di dollari di apparecchiature elettroniche, e su una parte di quel flusso grava adesso il 50%.
Uno strumento giuridico rimasto in cantina per novant'anni
La Section 338 autorizza il presidente a imporre dazi fino al 50% sulle merci di un Paese che discrimini il commercio statunitense. Quel 50%, quindi, non è stato scelto: è il tetto che la norma consente e l'amministrazione l'ha preso per intero. La disciplina, poi, è più rigida di quanto si sia visto finora. Il dazio non ha scadenza e non risparmia la merce già in viaggio, perché fa fede la data di immissione in consumo, non quella di spedizione. La norma ammette anche l'escalation fino al divieto totale di importazione, possibilità che il proclama sui veicoli a motore richiama espressamente.
Il motivo per cui l'amministrazione ha pescato in un archivio così remoto è istruttivo. A febbraio la Corte Suprema ha stabilito che il presidente aveva superato i propri poteri imponendo dazi generalizzati, li ha annullati e ha aperto la strada ai rimborsi per gli importatori. Da allora la strategia si è spostata su strumenti settoriali e ancorati a leggi specifiche, la Section 232, la Section 301 e ora la Section 338, molto più difficili da contestare in tribunale. Chi legge queste misure come mosse tattiche sbaglia prospettiva, perché il quadro giuridico del protezionismo americano si sta consolidando su fondamenta costruite proprio per reggere ai ricorsi.
L'origine conta più della preferenza tariffaria
Qui sta la rottura strutturale per chi gestisce distinte base transfrontaliere. Oltre il 90% delle merci canadesi entrava negli Stati Uniti in esenzione grazie alla conformità al CUSMA, l'accordo di libero scambio tra Canada, Stati Uniti e Messico in vigore dal 1° luglio 2020. La Section 338 si applica invece a prescindere dal trattamento preferenziale. Il certificato di origine CUSMA serve ancora a ridurre l'aliquota ordinaria e conserva effetti su altri prelievi, ma il nuovo dazio si somma a quella ridotta: dalla Section 338 la preferenza tariffaria non esenta.
Il perimetro non coincide con le categorie annunciate. I tre proclami parlano di alcolici, latticini e veicoli a motore, ma quello che conta sono gli allegati, scritti voce per voce a otto cifre. Quello sui veicoli copre il tariffario dal Capitolo 4 al Capitolo 97 e comprende i Capitoli 84 e 85, macchinari e apparecchiature elettriche, dove stanno schede, moduli, strumentazione e componentistica assemblata. È il punto in cui la filiera va a controllare, voce per voce, perché non basta non vendere automobili per restarne fuori. La guida doganale pubblicata alla vigilia dell'entrata in vigore ha però ridotto quel perimetro in misura sostanziale, ed è da lì che conviene partire.
La guida doganale ridisegna il perimetro: i semiconduttori restano fuori
La sera del 21 agosto, poche ore prima dell'entrata in vigore, la Customs and Border Protection ha diffuso il messaggio CSMS 69606660 con le istruzioni di dichiarazione e l'elenco completo delle classificazioni dal Capitolo 1 al 97 corrispondenti a ciascuna nuova voce del Capitolo 99. Il documento non si limita a chiarire la procedura: modifica in modo sostanziale il perimetro che si poteva ricostruire leggendo i soli proclami.
Le voci istituite vanno dalla 9903.03.12 alla 9903.03.16. Le prime tre portano il 50% aggiuntivo ad valorem e corrispondono alle tre sottodivisioni della nota 51(b). Le ultime due sono invece a zero. La 9903.03.16 riguarda gli aeromobili civili e la loro componentistica ai sensi della nota 51(d). La 9903.03.15, che è quella che interessa qui, raccoglie la nota 51(c): alluminio, acciaio e rame con i rispettivi derivati, autovetture e veicoli commerciali con la relativa componentistica, prodotti in legno, farmaci brevettati e i prodotti a semiconduttore classificati alla voce 9903.79.01.
La logica è di non sovrapposizione fra strumenti. Ciò che sconta già un dazio Section 232 non sconta anche la Section 338, e poiché i semiconduttori sono entrati nel perimetro della 232 nel corso del 2025 la loro esclusione è automatica. Il dazio del cinquanta per cento non si somma quindi alla Section 232, ma si somma a tutto il resto: antidumping, compensativi, diritti e tasse ordinari. Si somma anche al 10% della Section 301 introdotto a luglio sul lavoro forzato, dal quale però la voce 9903.05.93 esenta le merci canadesi che entrano in franchigia CUSMA. Un articolo canadese incluso negli allegati e non dichiarato in preferenza può quindi arrivare al sessanta per cento complessivo.
Resta valido il criterio di fondo, cioè che la categoria commerciale non dice nulla e conta solo la classificazione a otto cifre. Schede, moduli, strumentazione e componentistica assemblata dei Capitoli 84 e 85 vanno confrontati prima con l'elenco allegato al CSMS e subito dopo con la 9903.03.15: chi si ferma al primo passaggio sovrastima l'esposizione, chi salta il primo la sottostima. Secondo le prime stime di parte doganale statunitense la misura colpisce poco meno del sei per cento delle importazioni dal Canada, quota contenuta ma concentrata su comparti dove i margini sono sottili.
Tre dettagli operativi che valgono più di un ricalcolo di listino
Il primo riguarda il traffico di perfezionamento e risponde all'obiezione sollevata dall'industria canadese sul valore aggiunto americano. La guida esclude in via generale il dazio aggiuntivo per le merci dichiarate sotto una voce ammissibile del Capitolo 98, con alcune eccezioni espresse. Fra queste la 9802.00.80, dove però il dazio si applica al solo valore dell'articolo assemblato all'estero, dedotto il costo dei prodotti di origine statunitense incorporati. Per un modulo montato in Québec su componenti americani la base imponibile è quindi il valore aggiunto canadese, non il valore pieno della merce. Chi documenta l'origine dei sottocomponenti ha un margine di recupero che la lettura per categorie non lascia intravedere.
Il secondo è il drawback, ammesso sul dazio aggiuntivo. Chi importa dal Canada per riesportare, condizione ordinaria per la contrattistica elettronica su commessa, non subisce l'onere in via definitiva purché regga la tracciabilità documentale.
Il terzo riguarda le zone franche. Una merce soggetta al dazio ammessa in una foreign trade zone può entrarvi solo in privileged foreign status, salvo il domestic status previsto dall'articolo 146.43. L'aliquota resta cristallizzata al momento dell'ammissione e la zona franca perde la funzione di attesa che le viene comunemente attribuita.
Bromont, l'anello nordamericano dell'assembly and test
Nella manifattura elettronica del continente americano il Canada non è un attore marginale. Nel Paese circa cinquanta aziende producono semiconduttori, e a Bromont, in Québec, lo stabilimento IBM impiega circa 2.800 addetti ed è il maggiore sito di assemblaggio e collaudo del gruppo su scala mondiale: lì viene lavorato l'80% dei semiconduttori IBM destinati alla distribuzione globale. Attorno gravitano multinazionali dell'assemblaggio elettronico come Teledyne, Sanmina, Jabil e Celestica, oltre a una fascia di realtà specializzate in MEMS, fotonica e tecnologie di nicchia.
L'impegno pubblico canadese su quell'anello è cresciuto per tutto il periodo in cui Washington ne tassava l'uscita. Nel 2024 IBM, governo federale e governo del Québec hanno siglato accordi per circa 187 milioni di dollari canadesi destinati ad ampliare la capacità di packaging; il 28 novembre 2025 si è aggiunto un investimento federale fino a 210 milioni all'interno di un progetto complessivo da 662 milioni che coinvolge lo stabilimento di Bromont e il centro di ricerca C2MI, destinato a capacità di condizionamento e a processi per transistor di ultima generazione. La contraddizione fra le due politiche industriali si è fatta nel frattempo più netta, non meno.
Da mesi l'industria canadese solleva del resto un'obiezione di coerenza industriale prima ancora che commerciale. Caricare un dazio su un modulo assemblato a Bromont significa tassare un prodotto che, sotto il profilo della proprietà intellettuale e del progetto, resta americano a tutti gli effetti. Il costo ricade sull'acquirente statunitense, cioè sugli operatori dei data center che stanno ampliando la capacità di calcolo per l'intelligenza artificiale.
Alluminio e minerali critici: due traiettorie opposte
Sull'alluminio la partita è aperta da più tempo e i numeri cominciano a essere leggibili. Il dazio è salito dal 25 al 50% il 4 giugno 2025; l'Aluminium Association of Canada riferisce che il comparto lavora al 95% della capacità, senza rallentamenti né licenziamenti, dopo una perdita iniziale di circa 600 milioni di dollari statunitensi concentrata in sette-otto settimane. Il riorientamento commerciale è però marcato. Nel primo trimestre 2025, prima dei dazi, gli Stati Uniti assorbivano il 95% dell'export di alluminio del Québec, quota scesa al 78% nel trimestre successivo, con il metallo canadese prodotto da idroelettrico che trova sbocco in Europa grazie alla bassa impronta carbonica e ai meccanismi CBAM (il Carbon Border Adjustment Mechanism, Regolamento UE 2023/956, ovvero il prezzo del carbonio applicato alla frontiera europea). Per la filiera elettronica europea, dai dissipatori ai contenitori, dalle barre di distribuzione ai fogli per condensatori, si tratta di una disponibilità di materia prima che si allarga proprio mentre quella nordamericana si irrigidisce.
Sui minerali critici la logica di Washington si rovescia e non per distrazione. Energia, potassa, pesca e minerali critici sono stati esclusi in partenza dal perimetro della Section 338, mentre il 7 luglio Teck Resources, Canada Growth Fund e Canada Critical Minerals Accelerator firmavano un accordo per espandere la produzione di germanio, gallio e antimonio al complesso di Trail, in British Columbia, l'unica fonderia canadese produttrice di germanio, con un impegno federale fino a 400 milioni di dollari canadesi su un investimento complessivo di circa 850 milioni. Gli Stati Uniti tassano l'assemblaggio canadese e nello stesso tempo si assicurano il feedstock canadese, con una gerarchia di priorità che nessuno si è preoccupato di nascondere: il valore aggiunto manifatturiero va rimpatriato, la materia prima strategica può restare lì dov'è. È la stessa grammatica ricostruita nella mappa dei vincoli industriali del cluster, applicata questa volta a un alleato.
L'incognita giudiziaria e il nodo CUSMA
Chiusa la partita procedurale, resta quella giudiziaria. Trattandosi del primo utilizzo della Section 338, un ricorso alla Court of International Trade è dato per scontato, e se i dazi dovessero cadere chi tiene registrazioni doganali pulite potrà chiedere il rimborso, così come è successo dopo la sentenza di febbraio. La raccomandazione operativa non cambia con l'esito: la qualità della documentazione doganale vale oggi quanto la classificazione.
C'è poi il dossier più pesante. Il 1° luglio 2026 gli Stati Uniti non hanno confermato la proroga del CUSMA, facendo scattare l'articolo 34.7.4, che disciplina cosa succede quando la revisione periodica non produce un rinnovo, e da allora l'accordo va rivisto ogni anno fino al 2036. Resta in vigore, certo, ma la pianificazione industriale nordamericana lavora ormai su un orizzonte di dodici mesi rinnovabili. E lunedì 24 agosto Trump ha annunciato che dal 1° gennaio 2027 automobili, camion, componentistica auto e acciaio canadesi pagheranno il 50%.
Oltre il Lake America: un precedente esportabile
La prima applicazione della Section 338 non è una mossa negoziale. Washington sta ridisegnando il confine fra ciò che va rimpatriato e ciò che può restare fuori: tassa l'assemblaggio canadese, lascia scoperti i minerali critici, esenta i semiconduttori perché li ha già colpiti con un altro strumento. La gerarchia è coerente, e nessuno si è preoccupato di nasconderla.
La ridenominazione del Lago Ontario, firmata il 27 agosto e recepita da Google Maps tre giorni dopo per i soli utenti statunitensi, appartiene a un registro diverso e più povero: nessun effetto sul diritto internazionale, parecchi sulla cartografia commerciale. Ma segnala che la controversia ha smesso di cercare un punto di caduta. Per chi in Europa progetta e acquista la conseguenza è una sola. Il rischio daziario va trattato come variabile strutturale, con clausole contrattuali e distinte base riviste su base trimestrale, perché la Section 338 non è stata scritta per il Canada e può ricadere su chiunque venga giudicato discriminatorio verso il commercio americano.
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