Quali righe della distinta base sono esposte, a che cosa e con quale margine di manovra? Una lettura industriale, non diplomatica, della frammentazione della filiera dei chip.
(Aggiornato al 16 agosto 2026)
Su una scheda di alimentazione per rack AI c'è un half-bridge al nitruro di gallio da 650 volt. Costa qualche euro, occupa pochi millimetri quadrati e per otto anni è stato una riga della distinta base che nessuno ha mai discusso in riunione. Prezzo stabile, secondo fornitore disponibile, dodici settimane di lead time.
Poi qualcosa è cambiato. Non la tecnologia, non la domanda, non il progetto. Tutto è stato scatenato da una circolare di un ministero a Pechino.
Il gallio non si estrae: si recupera come sottoprodotto della raffinazione della bauxite, e la Cina controlla la quasi totalità della produzione primaria mondiale. Dal luglio 2023 quel flusso è soggetto a licenza d'esportazione. Il progettista che aveva scelto il GaN per ragioni puramente ingegneristiche — densità di potenza, frequenza di commutazione, dimensioni del dissipatore — si è ritrovato in un dossier di politica commerciale senza averne mai letto una riga.
Questa è la geopolitica dei semiconduttori vista dal banco di lavoro, ed è una cosa diversa da quella che si legge sui quotidiani. Non arriva sotto forma di crisi dello Stretto di Taiwan o di vertice bilaterale USA-Iran. Arriva come un lead time che raddoppia senza spiegazione, come una revisione di listino su un contratto già firmato, come la richiesta improvvisa di una dichiarazione d'origine su un codice che si ordinava da anni.
Questa lettura serve a un obiettivo operativo: isolare le righe della distinta base che possono bloccare produzione, consegne o accesso a un mercato regolamentato prima che il rischio emerga nel prezzo o nel lead time.
La gerarchia dei colli di bottiglia
La scala pratica è la seguente: ciò che ferma una linea nel breve periodo non è quasi mai il nodo più avanzato, ma il materiale qualificato, il gas di processo, il packaging disponibile o la memoria allocata.
Chi legge di semiconduttori sui quotidiani ha in testa una sola immagine che lo mette al riparo da qualsiasi preoccupazione: la macchina litografica di ASML prodotta a Veldhoven, in Olanda. Pesa centottanta tonnellate, costa un quarto di miliardo di dollari, viene prodotta da un'unica azienda al mondo e senza di essa i nodi logici sotto i sette nanometri diventano molto difficili da realizzare. È il simbolo perfetto della dipendenza tecnologica e per questo occupa lo spazio mediatico.
Il problema è che nel 2026 questo non è più il vincolo che decide i tempi di consegna. L'ha detto senza giri di parole C.C. Wei, amministratore delegato di TSMC, nella conference call sui risultati del secondo trimestre del 16 luglio 2026: la capacità di packaging avanzato è tesa al punto da aver già frenato la crescita di alcuni clienti, e TSMC accoglie con favore l'ingresso di concorrenti in grado di alleggerire il collo di bottiglia. Un amministratore delegato che invita la concorrenza a entrare nel proprio mercato sta descrivendo una situazione in cui la domanda supera l'offerta a tal punto da diventare un problema commerciale anche per chi la subisce. La corsa dei subfornitori a costruire in proprio ne conferma la lettura: SPIL (Siliconware Precision Industries) ha aperto ad agosto il cantiere di Douliu a Taiwan, quasi cento miliardi di dollari taiwanesi destinati al packaging CoWoS (chip-on-wafer-on-substrate), dopo duecento miliardi investiti nell'ultimo biennio.
Sotto il packaging c'è la memoria ad alta banda, che ha una sua gerarchia interna. Il vincolo non è la capacità DRAM in quanto tale, ma la resa sull'impilamento e la disponibilità di logic die, che per l'intera industria escono dalle stesse linee taiwanesi. Micron ha ammesso al KeyBanc Technology Leadership Forum del 10 agosto 2026 di riuscire a servire meno della metà della domanda dei data center e ha aggiunto il dettaglio che conta: interrogati sul vincolo principale, i clienti non indicano l'energia, né lo spazio fisico, né i wafer logici. Indicano la DRAM.
Sotto ancora ci sono i materiali critici ed è qui che la gerarchia si rovescia rispetto all'intuizione. Una fab che perde l'accesso all'EUV smette di avanzare di nodo, ma continua a produrre. Una fab che resta senza elio ad alta purezza si ferma in pochi giorni. Il gallio, il germanio, il tungsteno, l'elio, il neon, l'SF6 e il bromo non costano quasi nulla in rapporto al valore del prodotto finito, non compaiono nei comunicati e non hanno un simbolo mediatico. Ma il tempo di sostituzione di un fornitore di gas di processo qualificato si misura in trimestri, non in settimane e nel frattempo la linea non lavora.
Ne segue una gerarchia che vale la pena tenere a mente perché contraddice quasi tutta la copertura giornalistica del settore. In ordine di rigidità reale — cioè di difficoltà a sostituire la fonte nell'arco di dodici mesi — vengono prima i gas di processo e i materiali critici, poi il packaging avanzato, poi la memoria ad alta banda, e solo alla fine la litografia di frontiera. L'EUV è il vincolo più visibile e il più discusso. È anche quello che, per un'azienda europea che progetta elettronica industriale, ha la minore probabilità di manifestarsi come problema operativo entro l'anno.
Le sezioni che seguono percorrono questa scala dal basso, partendo da ciò che si ferma per primo.
I materiali critici: dove si ferma la linea
La logica dei materiali critici è controintuitiva perché rovescia il rapporto tra valore e potere negoziale. Un chilogrammo di gallio incide sul costo di un convertitore di potenza per una frazione trascurabile del prezzo di vendita. Ma senza quel chilogrammo il convertitore non esiste e chi controlla il flusso possiede una leva sproporzionata rispetto al valore economico che essa movimenta. È il motivo per cui Pechino ha scelto proprio questi materiali come strumento di politica commerciale, invece dei prodotti finiti dove la sua posizione è più debole.
Il meccanismo di controllo non è un divieto. È una licenza. La differenza è sostanziale: un divieto si aggira cercando un'altra fonte, una licenza introduce discrezionalità amministrativa e quindi incertezza sui tempi. Un ufficio acquisti può pianificare attorno a un divieto; non può pianificare attorno a una pratica che può richiedere quattro settimane o sei mesi a seconda di variabili che non conosce. L'effetto operativo non è la scarsità assoluta, è l'impossibilità di dare una data sicura al cliente.
La tabella che segue raccoglie i materiali che presidiano gli otto punti di pressione più rilevanti per l'elettronica industriale europea. Va letta in verticale, per identificare l'esposizione, e non in orizzontale come classifica: un materiale con quota cinese inferiore, ma fonte unica geograficamente esposta, può essere più rischioso di uno con quota cinese superiore, ma sostituibile.
Come leggerla: la quota produttiva indica l'esposizione geopolitica, mentre il vincolo normativo indica il tempo necessario per tornare a una fornitura prevedibile.
| Materiale | Quota produzione cinese | Prezzo industriale (agg. 03/08/2026) | Impiego a valle | Vincolo normativo |
| Gallio | oltre il 90% | 234 $/kg (SMM Cina 99,99%); ~400 $/kg FOB export | GaN di potenza, RF, LED | licenza export dal lug. 2023; moratoria in scadenza 27/11/2026 |
| Germanio | circa il 60% | 3.104 $/kg (SMM Cina 99,9999%); 6.350 $/kg magazzino USA | fibra ottica, ottiche IR, SiGe | licenza export dal lug. 2023; stessa scadenza |
| Terre rare (Nd, Dy) | estrazione ~70%, raffinazione >85% | prezzo a contratto, non spot | magneti per attuatori, motori, HDD | controlli in uscita ampliati |
| Tungsteno | oltre l'80% | APT: 3.075 $/mtu CIF Rotterdam (30 lug. 2026); 79.732 $/t SMM Cina | word line, interconnessioni, utensili | quote di esportazione |
| Elio | marginale (Qatar, USA, Algeria) | prezzo a contratto, non spot | raffreddamento criogenico, purge di processo | esposto alle rotte del Golfo |
| Neon | marginale (Ucraina, Cina, Russia) | prezzo a contratto, non spot | laser excimer per litografia DUV | esposto al conflitto ucraino |
| SF6 | quota rilevante | prezzo a contratto, non spot | etching al plasma, isolamento | restrizioni ambientali UE in parallelo |
| Bromo / HBr (acido bromidrico) | quota rilevante | prezzo a contratto, non spot | etching selettivo del silicio | concentrazione produttiva Giordania-Israele-Cina |
Fonti dei prezzi: benchmark Shanghai Metals Market (dati del 3 agosto 2026, ultimo aggiornamento disponibile alla chiusura di questo pezzo) per gallio, germanio e APT domestico cinese; APT 88,5% CIF Rotterdam per il riferimento occidentale. Elio, neon, SF6 e bromo non hanno un benchmark spot pubblico: circolano a contratto, e per questo la colonna non riporta una quotazione. Il dato SMM riflette il prezzo industriale all'ingrosso sul mercato cinese: non va confuso con le quotazioni retail da investimento, sensibilmente più alte, che circolano su altri canali.
Due voci meritano una nota che la tabella non contiene. L'elio non ha un problema di quota cinese: ha un problema di rotta. La produzione qatariana raggiunge l'Asia attraverso lo Stretto di Hormuz e la crisi della primavera scorsa ha mostrato che bastano poche settimane di interruzione perché i produttori di memoria coreani passino al razionamento interno. Il neon ha un problema simmetrico: la filiera ucraina è stata compromessa dal 2022, la sostituzione cinese e coreana ha funzionato, ma ha spostato la dipendenza invece di eliminarla.
La scadenza da segnare in calendario è il 27 novembre 2026, quando decadrà la moratoria cinese sui controlli a gallio e germanio. Non è detto che venga rinnovata alle stesse condizioni e la finestra decisionale per chi deve costituire scorte si chiude molto prima di quella data.
La geografia fisica della capacità
La mappa mentale corrente colloca la logica avanzata a Taiwan, la memoria in Corea, i nodi maturi un po' ovunque. È una semplificazione che regge fino al momento in cui si deve valutare un rischio concreto e allora produce errori di valutazione in entrambe le direzioni.
Il primo errore riguarda la memoria. La percezione comune è che il NAND e la DRAM siano produzioni coreane e americane, quindi collocate dentro il perimetro occidentale. I numeri dicono altro. Secondo le stime TrendForce, lo stabilimento Samsung di Xi'an vale fra il 30 e il 35% della capacità NAND complessiva del gruppo, mentre le linee SK hynix di Dalian fra il 35 e il 40% della produzione NAND della stessa SK hynix. Oltre un terzo del NAND dei due maggiori produttori mondiali è fisicamente in Cina e la quota è destinata a crescere: Solidigm, controllata di SK hynix, ha ripreso nella prima metà di quest'anno l'investimento sul secondo impianto di Dalian, fermo da quattro anni. Secondo il Seoul Economic Daily l'edificio è completato, l'installazione delle apparecchiature potrebbe partire da novembre e la produzione di massa è attesa nella prima metà del 2027: una linea aggiuntiva da circa cinquantamila wafer al mese che si somma ai centomila del primo impianto, cioè un aumento di circa il 50% della capacità di Dalian.
Questa geografia ha una logica precisa ed è la logica dei controlli. I siti cinesi possono crescere in volume, ma non in tecnologia, perché le restrizioni statunitensi sulle apparecchiature avanzate ne limitano gli aggiornamenti. Ne risulta una divisione del lavoro esplicita: Dalian resta sul NAND a tecnologia matura — oggi 192 layer, con l'ipotesi di salire a metà dei duecento — mentre Cheongju porta avanti le alte densità a 321 layer, più di due generazioni avanti. Per chi acquista memoria di fascia industriale, la conseguenza pratica è che i prodotti a densità moderata — quelli che finiscono nella maggior parte dell'elettronica embedded — hanno una probabilità elevata di provenire da linee cinesi, indipendentemente dal marchio sulla confezione.
Il secondo errore riguarda la logica avanzata ed è di segno opposto: la concentrazione taiwanese viene sovrastimata nella sua irreversibilità. La delocalizzazione in Arizona è reale: a impianti completati, secondo quanto dichiarato da TSMC il 16 luglio 2026 a fronte di un impegno complessivo di 265 miliardi di dollari, in Arizona si troverà circa il 30% della capacità globale dell'azienda a due nanometri e oltre. Il punto è che la delocalizzazione riguarda il front-end. Il collaudo e il packaging avanzato restano oggi in larga misura a Taiwan e un wafer prodotto in Arizona che deve tornare a Hsinchu per il CoWoS non ha ridotto l'esposizione geografica, l'ha soltanto resa meno visibile. La stessa comunicazione di luglio, però, mette capacità CoWoS anche in Arizona: è il punto da tenere d'occhio, perché è quello che decide se la delocalizzazione riguarda l'intera catena o soltanto il front-end.
Il terzo dato è quello che cambia più rapidamente. Nel 2025 le aziende cinesi hanno consegnato 1,65 milioni di acceleratori AI su un totale di circa 4 milioni di unità: il 41% del mercato domestico secondo IDC e la prima volta sopra il 40%. Morgan Stanley stima che entro il 2030 il mercato cinese dei chip AI valga 67 miliardi di dollari, con l'offerta interna a coprirne circa il 76% della domanda. Sui nodi maturi — quelli che alimentano l'elettronica industriale, l'automotive e la componentistica di potenza — la quota cinese cresce più velocemente di quanto la maggior parte delle distinte base europee registri. La soglia critica non è l'autosufficienza totale, è il punto in cui i controlli occidentali smettono di avere effetto perché esiste un'alternativa completa e quel punto arriva molto prima del 100%.
Gli strumenti normativi e cosa chiedono davvero
Gli strumenti di controllo in vigore appartengono a tre famiglie distinte e confonderle è l'errore che porta le aziende a rispondere alla domanda sbagliata.
Il punto decisionale: prima di chiedersi se un componente sia legale, occorre capire quale autorità può bloccarne esportazione, importazione o autorizzazione commerciale.
La prima famiglia è quella dei controlli all'esportazione americani. Entity List, Foreign Direct Product Rule e restrizioni per prestazione computazionale colpiscono la vendita verso destinatari o destinazioni specifiche. Per un'azienda europea che progetta e vende in Europa l'impatto diretto è modesto; quello indiretto non lo è, perché ridisegna le allocazioni globali dei fornitori e sposta capacità da un mercato all'altro senza preavviso.
La seconda famiglia è quella tariffaria. Il Proclama 11002 del 14 gennaio 2026, adottato all'esito dell'indagine Section 232 e pubblicato sul Federal Register del 20 gennaio, impone dal 15 gennaio un dazio del 25% su un insieme deliberatamente ristretto di semiconduttori logici avanzati e prodotti derivati, individuati per soglie di prestazione computazionale complessiva e di banda DRAM anziché per categoria merceologica. È una distinzione che conta più dell'aliquota: la maggior parte dei componenti che alimentano l'elettronica industriale europea — nodi maturi, componentistica di potenza, microcontrollori — resta fuori dal perimetro e il Proclama si è fermato prima di un dazio generalizzato, rinviando a negoziati bilaterali. Per chi esporta apparecchiature verso gli Stati Uniti la variabile decisiva non è l'aliquota, ma la verifica riga per riga di quali componenti superano le soglie: e lì la domanda non è dove sia stato assemblato il prodotto, ma dove sia stato fabbricato il silicio che contiene. La revisione era attesa entro il 1° luglio 2026, termine entro cui il Segretario del Commercio americano doveva riferire al Presidente sul mercato dei semiconduttori per data center: chi progetta oggi un prodotto con dieci anni di vita davanti farebbe bene a trattare la prima fase come un punto di partenza, non come un assetto stabile.
La terza famiglia è quella della sicurezza delle forniture e va sotto il nome di Covered List della FCC. È lo strumento che cambia il lavoro quotidiano di un ufficio tecnico, perché non riguarda dazi o licenze, ma la composizione del prodotto: non soglie percentuali sulla distinta base, che non esistono, ma l'esclusione di determinati produttori e, sempre più spesso, di interi luoghi di produzione. Un prodotto che rientra nella Covered List non ottiene l'autorizzazione FCC e senza quella non può essere importato, commercializzato né venduto negli Stati Uniti. Un cliente americano che chiede una dichiarazione sull'origine dei componenti non sta facendo burocrazia, sta trasferendo a monte un obbligo che ha ricevuto a valle. Due decisioni dell'estate 2026 spostano questo strumento dentro il perimetro dell'elettronica industriale. Il 22 luglio, con il Terzo Report and Order, la FCC ha chiuso quella che chiama la «scappatoia dei componenti»: l'autorizzazione viene negata anche ai dispositivi che incorporano logic-bearing hardware components prodotti da soggetti in Covered List, con una definizione che copre di fatto qualsiasi componente capace di elaborazione digitale, circuiti integrati inclusi, escludendo per ora software e firmware. Sei giorni dopo, il 28 luglio, la Commissione ha aggiunto alla lista gli inverter di potenza connessi e i dispositivi robotici avanzati di produzione estera, dove estera significa non qualificabile come domestic end product secondo i criteri Buy American del Titolo 48 del Code of Federal Regulations, sezione 25.101, paragrafo (a): un test di contenuto statunitense, non di provenienza cinese, che quindi colpisce anche i prodotti fabbricati in paesi alleati. Il divieto è prospettivo e non retroattivo, e resta la possibilità di chiedere un'approvazione condizionata, valutata dai dipartimenti della Guerra e della Sicurezza interna.
Sul fronte opposto agiscono i controlli cinesi in uscita, che seguono una logica speculare: non colpiscono i prodotti finiti, ma gli input a monte, dove la posizione negoziale di Pechino è più forte. Il risultato combinato è che un'azienda europea si trova stretta fra due sistemi normativi che non si parlano e che, su alcuni punti, impongono obblighi incompatibili. Non esiste una strategia di conformità che li soddisfi entrambi: esiste una scelta di mercato, e va fatta consapevolmente.
Le contromosse e i loro limiti
La risposta occidentale ha un nome, reshoring, e un problema che nessun incentivo fiscale risolve nel breve periodo. Gli stabilimenti si costruiscono con il capitale, si mettono in produzione con le persone e le persone non ci sono: solo il 3% degli ingegneri neolaureati statunitensi sceglie il settore dei semiconduttori, il resto viene assorbito da software e intelligenza artificiale. I tempi di ramp-up dei nuovi impianti americani ne risentono in modo strutturale e il divario fra l'annuncio di un investimento e il primo wafer commerciale si misura ormai in anni, non in trimestri.
La seconda contromossa è la diversificazione dei fornitori e ha un costo che raramente entra nelle valutazioni iniziali. Qualificare un secondo fornitore su un componente di potenza in ambito industriale significa caratterizzazione elettrica, prove di affidabilità accelerate, revisione della documentazione e, se il prodotto finale è certificato, un ciclo di ricertificazione. Il costo non è il prezzo del pezzo, è il tempo di ingegneria sottratto ai nuovi progetti. Per questo la diversificazione va decisa sui componenti a maggiore rischio e non applicata orizzontalmente, dove diventa insostenibile.
La terza risposta è cinese e non passa dai materiali: passa dall'architettura. Non potendo accedere alla litografia EUV, Huawei ha scelto di recuperare densità e prestazioni per via architetturale, impilando la logica invece di miniaturizzarla e dichiara — con il Kirin 2026 — valori di densità paragonabili a un processo a tre nanometri. La stessa logica guida gli investimenti cinesi nella fotonica integrata, dove le prestazioni dipendono dalla qualità del progetto ottico più che dalla densità di transistor. Sono dichiarazioni aziendali che attendono verifica indipendente, ma la direzione strategica non è ambigua: aggirare il vincolo invece di rimuoverlo.
Qui si colloca l'esito più scomodo di tutta la vicenda. I controlli imposti dal 2022 avevano l'obiettivo di rallentare lo sviluppo tecnologico cinese. Hanno eliminato dal mercato cinese l'alternativa americana, creando una domanda interna senza sbocchi che ha reso economicamente sostenibili investimenti prima ingiustificabili. La pressione geopolitica non ha eliminato il fabbisogno tecnologico. Lo ha redirezionato.
Cosa fare, concretamente, su una distinta base
Tutto quanto precede diventa utile solo se si traduce in un metodo di lavoro. Il metodo esiste, non richiede strumenti costosi e si articola in quattro passaggi, riducibili a tre domande: qual è l'origine reale, quanto è rigida la riga, che cosa si decide adesso.
Il primo è rileggere la distinta base per origine geografica invece che per fornitore. Sono due mappe diverse e la differenza è tutto il punto: un distributore europeo con magazzino a Monaco può fornire un componente fabbricato a Xi'an e collaudato a Suzhou. Il punto non è chi lo venda, ma dove il die sia stato fabbricato, dove sia stato incapsulato e quanto il fornitore sia disposto a documentarlo.
Il secondo passaggio è classificare le righe per rigidità di sostituzione, non per valore. La logica standard di gestione acquisti concentra l'attenzione sui codici a maggiore impatto economico, che sono quasi sempre quelli sbagliati da questo punto di vista. Il rischio si concentra sui componenti a basso valore unitario, fonte unica e alta specificità applicativa: un particolare gate driver, un connettore ad alta frequenza, un cristallo con tolleranza stretta. Sono le righe che nessuno guarda e che fermano una linea di assemblaggio.
Il terzo è rivedere gli orizzonti contrattuali. Il mercato della memoria ha già compiuto questo passaggio: i contratti take-or-pay pluriennali, impensabili tre anni fa, sono diventati la norma. Alla fine del terzo trimestre fiscale 2026 Micron ne aveva firmati sedici, per circa 100 miliardi di dollari di ricavi minimi contrattualizzati, in larga parte su cinque anni fino alla fine del 2030: coprono oggi circa il 20% dei volumi DRAM e un terzo di quelli NAND, e l'azienda si attende che a regime arrivino a valere metà o più del fatturato complessivo. Molti fissano un prezzo minimo garantito e un tetto, con i massimali dei contratti maggiori ancorati ai prezzi di mercato del secondo trimestre 2026. La logica si sta propagando ad altre categorie. Chi negozia ancora su base annuale con revisione trimestrale sta lavorando con strumenti tarati su un mercato che non esiste più e il negoziato si sposta dal prezzo unitario alla garanzia di allocazione.
Il quarto è preparare la risposta sull'origine prima che arrivi la domanda. La dichiarazione sulla composizione della distinta base è già obbligatoria per fornire alcuni mercati regolamentati e si sta estendendo. Costruirla a freddo, con calma, su un archivio ordinato, richiede settimane; costruirla sotto la pressione di un cliente che minaccia di sospendere gli ordini richiede lo stesso tempo, ma con esiti peggiori.
Un'avvertenza sul dimensionamento delle scorte: la tentazione, di fronte a un quadro come questo, è di accumulare. È una risposta che funziona contro un'interruzione breve e si rivela costosa contro una restrizione strutturale, perché immobilizza capitale su componenti che possono diventare obsoleti prima che il vincolo si allenti. La scorta ha senso sui materiali soggetti a scadenze normative note — il gallio e il germanio verso novembre ne sono l'esempio — e ha poco senso come strategia generale.
Il vincolo non è più tecnologico
Per trent'anni l'industria dei semiconduttori ha ottimizzato per costo ed efficienza, concentrando ogni fornitura critica nel minor numero possibile di attori e di geografie. Ha funzionato benissimo finché il mondo è rimasto quello per cui era stata progettata. Oggi non lo è più.
La conseguenza operativa non è che tutto diventa più difficile, è che una categoria di decisioni finora considerate tecniche — quale nodo, quale fornitore, quale packaging, quale gas di processo — è diventata anche una decisione di posizionamento. Chi progetta un prodotto industriale con un ciclo di vita di dieci anni sta scommettendo, che ne sia consapevole o no, su come sarà organizzata la filiera nel 2036.
La domanda da porsi non è se la frammentazione proseguirà, è quali righe della propria distinta base ne stanno già subendo gli effetti, quali possono essere rimesse in sicurezza entro dodici mesi e quali richiedono una scelta progettuale, contrattuale o commerciale prima che la scelta la faccia qualcun altro.
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