La migliore formazione va in porto

PROVINCE & INNOVAZIONE –

Lo sbocco sul mare, che da sempre caratterizza Genova e la sua provincia, ha favorito negli anni la presenza di grandi aziende che ora si punta a conservare grazie alla specializzazione in tecnologia con il supporto di progetti innovativi di formazione.

Una città portuale è per definizione incrocio di culture, tradizioni e scambi commerciali. Facile, di conseguenza, ipotizzare un forte sviluppo di attività produttive. Nonostante un territorio non esattamente alleato dal punto di vista morfologico, Genova e dintorni confermano questa teoria, riuscendo comunque ad affermarsi come importante snodo del traffico di merci tra acqua e terra. In un contesto dove la meccanica ricopre un ruolo importante per svolgere le mansioni legate a un porto, a rimorchio anche l'elettronica trova spazi interessanti. Nel caso della provincia ligure si parla di numeri inferiori rispetto ad altri capoluoghi delle regioni confinanti, rivelando comunque indicazioni su un settore in discreta salute, grazie anche a un'attenzione costante a livello istituzionale e alla possibilità di contare sulla presenza di nomi di livello internazionale.
“Nel complesso, è uno dei comparti nei quali riponiamo le maggiori speranze di tenuta”, spiega Michele Scarrone, Direttore Politiche formative e del lavoro della Provincia di Genova. “Senza sbilanciarsi oltre il lecito, possiamo parlare di un settore forte, soprattutto nella zona di Ponente, dove risiedono aziende di peso, quali per esempio Finmeccanica, o quelle che portano innovazione in ambito ICT, anche in ambito privato, come ABB”.
Nel terzo trimestre 2012, ultimi dati disponibili, il servizio InfoCamere della Camera di Commercio di Genova contava 26 aziende classificate sotto la voce Fabbricazione di computer e prodotti di elettronici, esattamente gli stessi di dodici mesi prima. A rafforzare l'idea di un comparto stabile nonostante le difficoltà delle zone portuali, anche le 34 realtà censite come Fabbricazione di altri componenti elettronici. In questo caso, l'ultimo anno ha visto lasciare sul campo una unità.
Un altro elemento interessante è riferito all'analisi degli addetti, dove emerge una maggiore specializzazione sulla realizzazione di componenti rispetto ai prodotti finiti. Nel secondo settore, infatti, i componenti, appare lecito essere ottimisti. Se nel 2009, infatti, si registravano 328 lavoratori, nel 2010 erano sì scesi a 308, salvo risalire in modo deciso nel 2011 per arrivare a 360. Molto più stabile invece l'ambito della Fabbricazione di computer e prodotti di elettronici, dove risultano attivi 51 occupati, gli stessi del 2010 e tre in meno del 2009.
È un settore che sta dimostrando capacità di resistere, soprattutto considerando come oggi sia effettivamente difficile trovarne uno in ottima salute”, prosegue Scarrone. “Tuttavia, non si può ignorare l'esistenza di grossi problemi, a partire dai rallentamenti nel turnover o una limitata capacità di essere espansivi”.

Verso nuovi lidi
Le potenzialità della zona restano immutate. A cambiare invece sono gli scenari e il contesto con il  quale l'economia locale si trova a doversi confrontare. In una regione sviluppata per secoli intorno a un settore prevalente, dimostrare di sapersi adattare è una sfida più che impegnativa. “Vedo problemi soprattutto a livello di assetti societari”, riprende il Direttore. “Penso a diverse aziende storiche, cresciute nell'orbita di Finmeccanica. D'altra parte, possiamo contare su tante realtà a livelli di eccellenza che stanno iniziando a crescere e mostrano tutta la vivacità necessaria a superare un momento difficile”.
Questa tendenza trova conferma nei numeri. Per quanto ancora poco rilevanti in valore assoluto, il settore Fabbricazione di componenti elettronici e schede registra solo due realtà, ma un numero di addetti cresciuto fino a 11. Inoltre, la sezione specifica riferita alla Fabbricazione di diodi, transistor e relativi congegni elettronici, nonostante un'unica realtà nata di recente, garantisce un contributo all'occupazione crescente, raddoppiando da 8 a 16 il personale tra il 2010 e il 2011.
Tra le motivazioni alla base di questa spinta innovativa, rientra anche la strategia istituzionale. “Abbiamo pensato di varare un Istituto tecnico superiore in ICT”, afferma Scarrone. “Si trova a Sestri Ponente nel cuore del distretto tecnologico del Ponente Genovese, e intende offrire uno sbocco ai tecnici e al mondo della formazione professionale. Partito nel 2012 con un primo corso di tecnico superiore, ora abbiamo reso l'offerta stabile con una formazione biennale”.
A rendere l'iniziativa ancora più interessante, il valido esempio di collaborazione tra i diretti interessati. “Questi ICT coinvolgono non solo Provincia, Università ed Enti di formazione, ma chiamano in causa direttamente anche le aziende. Il contributo avviene già nella stesura del piano di studi e sono fortemente orientati a periodi di stage”.
La collaborazione mirata a preparare meglio gli studenti su cosa li aspetterà, e cosa potrà loro servire, una volta lasciati banchi e laboratori, riesce addirittura a spingersi oltre. “Affianchiamo grandi e piccoli soggetti, sia pubblici sia privati, in un comitato tecnico-scientifico chiamato a fornire punti di vista su come preparare al meglio i ragazzi, e accoglierli in periodi di stage pensando all'eventualità che una volta concluso possano restare nella stessa azienda come lavoratori”.
La motivazione quindi, non manca. Un segnale non comune quando si parla di realtà pubbliche e disponibilità del privato a investire tempo nei rapporti con le istituzioni da dedicare a una formazione spesso troppo distante dal mondo reale del lavoro. “La soddisfazione delle imprese sta soprattutto nel vedersi coinvolte in prima persona. Di fonte alla necessità di uno studio meglio orientato al lavoro cerchiamo di unire l'istruzione superiore con la filiera, ragionando a livello di poli per collegare i vari livelli di formazione. In questo modo si riesce a reggere meglio la concorrenza, non solo locale”.
I risultati non tardano ad arrivare. Oggi il genovese non è più solo terra di operazioni legate al porto, ma riesce a spingersi verso l'entroterra e puntare oltre. “Possiamo vantare diverse realtà capaci di superare i confini”, conclude Michele Scarrone. “Mentre l'assistenza è un settore prettamente locale, l'innovazione è per natura senza confini e grazie alla crescita di aziende produttrici di sistemi di controllo anche complessi, si può vantare clienti in altri continenti. D'altra parte, credo che oggi l'eccellenza sia l'unica strada percorribile e colmare il gap della formazione tecnica si rivela utile non solo a Genova, ma all'Italia intera”.

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