Il primo mese interamente dentro la crisi del Golfo si chiude con ricavi da record per la più grande fonderia di chip al mondo. La domanda AI ha tenuto. La vera domanda, a questo punto, sarà sul secondo trimestre.
415,19 miliardi di dollari taiwanesi, 13 mld $ americani. Sono questi i ricavi di TSMC a marzo 2026 — +45,2% rispetto a marzo 2025, +30,7% rispetto a febbraio. Il dato, pubblicato questa mattina, è il più alto nella storia mensile della fonderia taiwanese. È anche il primo rendiconto interamente prodotto durante la crisi Hormuz: Ras Laffan è stata colpita il 28 febbraio, lo Stretto si è chiuso nei giorni successivi, l’elio ha smesso di arrivare. E TSMC ha fatto il suo mese migliore di sempre.
Perché il Q1 ha tenuto e perché questo non basta
Il primo trimestre 2026 si chiude con ricavi totali intorno a 1.134 mld NT$, sopra la forchetta alta della guidance (34,6-35,8 miliardi di US$, equivalenti a 1.093-1.131 miliardi di NT$). Il driver è la domanda AI: chip avanzati a 3 nm e 2 nm per NVIDIA, Apple e i grandi hyperscaler hanno saturato la capacità produttiva di TSMC nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. TrendForce aveva anticipato un possibile record storico e i numeri lo confermano.
Ma c’è una lettura operativa che i ricavi non catturano. Il Q1 ha girato in gran parte sulle scorte di elio accumulate prima della crisi e sui contratti di fornitura firmati quando Ras Laffan produceva ancora. Le fab di TSMC non hanno vissuto marzo come un mese normale: hanno gestito una corsa alle riserve, rinegoziato contratti di fornitura in emergenza e assorbito prezzi spot dell’elio saliti tra il 70 e il 100% rispetto a inizio anno. Questi costi non spariscono, si trasferiscono nel conto economico dei trimestri successivi.
Ma la vera risposta sarà il 16 di aprile
TSMC pubblicherà i risultati completi del Q1 e la guidance Q2 il 16 aprile. Quella sarà il momento in cui il management dirà cosa si aspetta per aprile, maggio e giugno — i mesi in cui la crisi Hormuz non è più un’emergenza recente ma una condizione strutturale.
I parametri da monitorare sono tre. Il margine lordo: se le pressioni sui costi dei materiali critici cominciano a erodere la redditività rispetto al 63-65% della guidance Q1, il segnale è chiaro. La guidance dei ricavi Q2: una forchetta inferiore a quella del Q1 indicherebbe che la fonderia vede rallentamenti degli ordini o difficoltà operative nei mesi a venire. E il commento sulla supply chain dell’elio: il CEO C.C. Wei è tradizionalmente cauto nelle comunicazioni pubbliche, ma in un contesto come questo qualsiasi riferimento esplicito alle materie prime critiche sarà letto come un’ammissione della pressione in atto.
Per il momento il Golfo è ancora chiuso. I pedaggi iraniani in criptovaluta rendono impraticabili i transiti anche dopo il cessate il fuoco. I container Air Liquide con elio liquefatto sono ancora bloccati vicino allo Stretto. TSMC ha appena registrato il suo mese migliore di sempre — e il prossimo trimestre inizia con queste premesse.
Questo articolo fa parte del cluster editoriale dedicato alla guerra tech nel Golfo. Gli altri approfondimenti: “Mine in Hormuz: l’elio dei chip è di nuovo a rischio” (9 aprile 2026), “Hormuz riapre, ma l’elio dei semiconduttori è a rischio” (8 aprile 2026), , “L’elio e lo Stretto” (3 aprile 2026).



