TSMC, il margine eroso dai dazi
TSMC chiude un trimestre da record e si ritrova comunque sotto pressione. I ricavi del secondo trimestre 2026 hanno toccato 40,2 miliardi di dollari, in crescita del 33,7% su base annua, con un margine lordo al 67,7% e un utile netto salito del 77,4%. Ma secondo quanto riporta CNBC, la spinta dell'amministrazione Trump verso una manifattura interamente statunitense sta erodendo la marginalità della fonderia taiwanese. Dall'inizio del secondo mandato di Trump, TSMC ha impegnato 200 miliardi di dollari in investimenti sul suolo americano, e un portavoce della Casa Bianca ha rivendicato che i massicci investimenti di TSMC e di altri produttori di semiconduttori sono un risultato diretto della politica commerciale del presidente.
Il punto delicato è che l'espansione oltreoceano costa cara. I costi di costruzione e di avvio degli stabilimenti in Arizona pesano sui conti trimestrali proprio mentre la domanda legata all'intelligenza artificiale continua a spingere i ricavi verso l'alto: un paradosso finanziario che TSMC dovrà gestire negli anni a venire, ripartendo la capacità produttiva tra Taiwan e Stati Uniti a condizioni di costo strutturalmente diverse. Il tema si aggiunge al filone già seguito in precedenti articoli di elettronicanews sui rincari dei nodi avanzati, che restano lo strumento con cui la fonderia scarica sui clienti parte di questi costi crescenti.
Hormuz, l'escalation che riscrive i rischi di filiera
Nello Stretto di Hormuz la crisi non accenna a placarsi. Secondo quanto riportato da Reuters, le Guardie della rivoluzione iraniane hanno dichiarato che una petroliera ha preso fuoco dopo un'esplosione mentre tentava di transitare lungo quella che Teheran definisce la "rotta minata" a sud dello stretto; altre due petroliere avrebbero invertito la rotta. Il presidente Usa Donald Trump ha intanto rilanciato la minaccia di colpire "un ponte o una centrale elettrica" iraniana ogni volta che una nave verrà colpita nello stretto, mentre gli Houthi yemeniti, alleati di Teheran, hanno rivendicato un attacco contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, subito dopo aver annunciato un blocco navale contro le navi dirette in Arabia Saudita.
Per la filiera elettronica il rischio non è più soltanto quello del petrolio. Lo stretto resta il canale attraverso cui transitava, prima della crisi, circa un quinto delle forniture mondiali di greggio e gas naturale liquefatto, ma anche dell'elio e degli altri gas di processo impiegati nella fabbricazione dei semiconduttori, un tema che questa testata segue da mesi. Con il Mar Rosso ora minacciato da un secondo fronte di blocco navale, le rotte alternative verso l'Europa rischiano di allungarsi ulteriormente, con effetti a cascata su tempi di consegna e costi assicurativi per chi importa componentistica e materie prime dal Golfo.
(E.L.)



