Shanghai si ferma, aumentano i prezzi

Cina: porto di Shanghai

Le misure restrittive imposte dalla Cina aggiungono un ostacolo in più a una catena logistica già sotto pressione. Bloccato il traffico interno delle merci, le navi a Shanghai restano in attesa

 

La nuova ondata di Covid-19 in Cina è ben lontana dall’essere un problema ristretto ai confini nazionali. Il regime di lockdown molto restrittivo imposto dalle autorità locali coinvolge anche il porto di Shanghai, con le relative ripercussioni.

Buona parte del traffico in entrata e in uscita dal Paese passa infatti dal terminale asiatico, e la situazione attuale va a complicare ulteriormente uno scenario della catena logistica globale già di per sé delicato.

Il risultato sono strutture cargo, non solo a Shanghai, decisamente sotto pressione. Compagnie aeree e società di logistica hanno rilanciato un nuovo allerta, anche perché la situazione non sembra destinata a migliorare nel breve termine.

I problemi infatti, iniziano ancora prima di arrivare al porto. Come riportato da AGI il 90% dei camion è praticamente fuori servizio. Senza un permesso speciale valido non più di 24 ore e per tragitti limitati è impossibile entrare e uscire dalla città. Inoltre, la priorità al momento è supportare le forniture di materiale per contrastare la nuova ondata della pandemia.

Difficile anche pensare ad alternative. Tutti gli altri porti della zona sono altrettanto in difficoltà. Di conseguenza, si fa strada la seria preoccupazione di una nuova ondata di ritardi nelle forniture e relativo aumento dei prezzi.

Shanghai: rimedi ancora tutti da trovare

Il recente passato sembra non aver ancora insegnato molto. Oppure, semplicemente non è ancora stato possibile applicare i necessari correttivi alla supply chain globale. Solo poche settimane fa, con la nuova emergenza già in atto, la Shanghai International Port Group garantiva la regolare operatività del porto. Ufficialmente, le misure di sicurezza messe in atto, prontamente a detta dei responsabili, avevano permesso di intervenire per tempo.

Oggi invece la situazione appare completamente diversa. Buona parte dei magazzini in città sono chiusi, e tutti i principali operatori internazionali per via nave o aereo, lamentano difficoltà. Dalla riduzione drastica delle operazioni denunciata dall’operatore di terminal cargo Pactl, al blocco totale di container e camion a Guangzhou e Xiamen accusato da AIT Worldwide Logistics.

A queste si aggiungono le conseguenti difficoltà di Mediterranean Shipping. Uno tra i più importanti operatori di navi portacontainer al mondo, se non il principale, si sta organizzando per scaricare le merci altrove. A Shanghai infatti, non ci sono più neppure prese di corrente a cui collegarsi.

 

Nell’attesa della Cina, i costi aumentano ancora

Secondo le stime di Bloomberg, sono ancora più di 450 le navi portacontainer in attesa di poter entrare in porto a Shanghai. Più del doppio rispetto al tetto massimo toccato durante il lockdown 2021. Per chi nel frattempo non è riuscito a trovare destinazioni alternative, al momento l’unica soluzione rimane l’attesa.

Tra i beni trasporti, soprattutto generi alimentari. Subito dopo però, si parla delle materie prime necessarie anche al mondo dell’elettronica, tra cui i metalli.

Facile quindi immaginare le ulteriori ripercussioni su scala internazionale. Anche perché come riportato da La Stampa, la Cina ha intenzione di mantenere il livello massimo di attenzione almeno fino alla fine dell’anno.

Il primo impatto è sui costi di noleggio, destinati a salire ancora nella seconda parte dell’anno, dopo un breve calo legato soprattutto alla stagionalità. Aspetto importante, si parla comunque di tariffe superiori ai livelli del 2019. Unica consolazione, probabilmente si resterà al di sotto dei picchi registrati nel 2021.

La catena di eventi da fine 2019 a oggi, impossibile da prevedere, sta producendo effetti invece ben tangibili. Rispetto agli oltre due anni fa precedenti la pandemia, i prezzi di approvvigionamento sono aumentati anche di cinque volte. Secondo una ricerca di Intesa San Paolo, dove per una spedizione internazionale tra Asia ed Europa bastavano 1.400 dollari, oggi ne servono anche 7.500. Inoltre, se in precedenza l’operazione richiedeva in media 39 giorni, oggi bisogna metterne in conto almeno 68.

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