Gartner ha pubblicato il primo Magic Quadrant dedicato alle piattaforme di virtualizzazione dei server. Tra i vendor collocati nel quadrante dei Visionary c’è Sangfor Technologies, gruppo fondato in Cina nel 2000, con quartier generale internazionale a Hong Kong e filiale italiana a Gallarate. Il report porta la firma degli analisti Tony Harvey, Daniel Bowers, Paul Delory, Tony Iams e Owen Marino.
Il posizionamento conta meno del fatto che il report esista. Per oltre un decennio la virtualizzazione dei server è stata un mercato maturo e di fatto monopolizzato, al punto da non giustificare un’analisi comparativa dedicata. Oggi Gartner parla della trasformazione più significativa degli ultimi dieci anni. Il motivo è noto: dopo l’acquisizione di VMware da parte di Broadcom, il passaggio agli abbonamenti e l’accorpamento dei prodotti in pacchetti come VMware Cloud Foundation hanno costretto molti responsabili delle infrastrutture a rifare i conti, spesso in vista di rinnovi sensibilmente più onerosi.
Software o appliance
Sangfor costruisce la propria proposta proprio su questa insoddisfazione. La piattaforma iperconvergente Sangfor HCI si può acquistare come software e installare su server certificati di Dell, Lenovo, Sugon, xFusion e altri produttori di hardware standard, oppure come appliance fornita direttamente da Sangfor in diversi formati. Keith Lee, Cloud Business Director dell’azienda, sintetizza la domanda che arriva dai clienti: costi prevedibili, scalabilità flessibile e la garanzia che le condizioni contrattuali non cambino radicalmente al rinnovo successivo.
Nella logica di Gartner, il quadrante dei Visionary raccoglie i vendor con una visione di prodotto e di mercato solida ma una capacità di esecuzione ancora inferiore a quella dei Leader. Tradotto in termini di procurement, è un’opzione da valutare, non ancora un’alternativa consolidata.
Continuità operativa e migrazione
Sul piano tecnico, la resilienza della piattaforma si appoggia su aggiornamenti rolling e in-place, isolamento dei guasti hardware, alta disponibilità e bilanciamento dinamico delle risorse nelle versioni HA 2.0 e DRS 2.0. Il disaster recovery è di tipo active-active, mentre la Continuous Data Protection dichiara un RPO di un secondo.
La parte più rilevante per chi valuta un’uscita da VMware riguarda però la migrazione. Sangfor propone un’interfaccia di gestione allineata a quella VMware, la conversione automatica delle configurazioni, la migrazione agentless e l’integrazione con i principali strumenti di backup e monitoraggio. L’obiettivo è ridurre il costo nascosto di ogni cambio di piattaforma: la riqualificazione del personale e la riscrittura delle procedure operative.
L’architettura parte da due nodi e scala linearmente, gestisce in modo nativo macchine virtuali e container e include risorse di calcolo per carichi AI. Il percorso di crescita previsto porta a Sangfor Cloud Platform, per ambienti private e hybrid cloud.
I numeri e il mercato italiano
Secondo l’azienda, nel primo trimestre del 2026 Sangfor HCI contava oltre 29.000 clienti nel mondo, distribuiti tra pubblica amministrazione, servizi finanziari, industria, sanità e trasporti. Nell’ultimo anno il gruppo ha rafforzato la presenza commerciale in Medio Oriente, America Latina ed Europa. Nel Vecchio Continente la strategia passa dai partner: cloud service provider, MSP, ISV e system integrator locali che usano Sangfor Virtualization (aSV) e Sangfor HCI per erogare servizi cloud privati e ibridi con requisiti di sovranità del dato.
L’Italia è il mercato europeo più sviluppato, con circa 4.500 clienti tra pubblica amministrazione centrale e locale, sanità, università, finanza e imprese private. Germania, Spagna e Polonia sono indicate come aree in crescita. Il gruppo dichiara più di 7.000 dipendenti e oltre 70 sedi nel mondo.
Il nodo della sovranità
Resta un punto che i buyer europei dovranno pesare. La promessa di cloud sovrano arriva da un vendor di origine cinese e, tra le piattaforme hardware certificate, compaiono Sugon, inserita dal 2019 nella Entity List del Dipartimento del Commercio statunitense, e xFusion, nata dallo scorporo della divisione server x86 di Huawei. Per un integratore italiano che lavora con la pubblica amministrazione o con operatori soggetti a perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, la questione non riguarda la qualità tecnica della piattaforma ma la sua posizione geopolitica. È una variabile che nessun Magic Quadrant misura.




