Il boom dei server per l’intelligenza artificiale gonfia listini e portafogli ordini. Ma nei conti dei distributori una parte consistente della crescita è fatta di rincari e scorte, e l’Europa resta indietro.
Cinquantotto per cento. Tanto sono cresciuti nel secondo trimestre, in dollari e a perimetro costante, gli ordini di NCAB, uno dei maggiori distributori europei di circuiti stampati. Un numero da boom, se non fosse che la situazione è stata leggermente corretta proprio proprio dallo stesso amministratore delegato. Secondo Peter Kruk, circa venti punti vengono dai rincari di mercato e quasi altrettanti dai clienti che comprano in anticipo per non restare senza materiale. La domanda nuova, quella che corrisponde a più schede montate su più prodotti, vale circa un terzo del salto.
È questa la chiave per leggere un mercato che, visto dall’alto, sembra in piena salute. Prismark stima che il valore mondiale dei circuiti stampati passerà da 85,2 miliardi di dollari nel 2025 a 95,8 miliardi nel 2026, il 12,5% in più, e che arriverà a 123,3 miliardi nel 2030. In quella media, però, convivono due mercati. Da una parte le schede per server AI, data center e reti ad alta velocità, dove la domanda corre e il valore per scheda sale. Dall’altra tutto il resto, che paga materiali più cari e consegne incerte.
A luglio avevamo raccontato la carenza di laminati dal punto di vista di produttori, consulenti e acquirenti. Tre mesi dopo, i bilanci permettono di misurare chi ne stia beneficiando e chi la stia pagando.
Chi vince
I vincitori hanno un indirizzo preciso. TTM Technologies ha chiuso il secondo trimestre con ricavi per un miliardo di dollari, il 37% in più sull’anno. Il merito va soprattutto al segmento data center e reti, che pesa per il 40% del fatturato ed è cresciuto del 91%. Per il terzo trimestre la società prevede utili fra 1,10 e 1,14 miliardi.
In Europa il caso è AT&S. Il gruppo austriaco ha chiuso il primo trimestre dell’esercizio 2026/27 a 548,7 milioni di euro, contro 398,9 milioni di un anno prima: più 37,5% a valori nominali, circa 40% a cambi costanti. E conta di chiudere l’anno con un fatturato in crescita fra il 45% e il 55%. A Taiwan, Zhen Ding ha toccato in agosto 20,67 miliardi di dollari taiwanesi di ricavi, il 41,05% in più dell’anno prima e il massimo storico per il mese.
Fatturati del genere, però, non si traducono a uno a uno in schede prodotte. Dentro ci sono più volumi, un mix spostato verso prodotti più complessi e, sempre di più, prezzi più alti. Per capire quanto pesi quest’ultima voce bisogna risalire la filiera.
Il prezzo parte dal laminato
Il primo anello è il laminato rivestito in rame, il materiale su cui la scheda viene costruita. Resonac ha alzato del 30% i prezzi di laminati e prepreg per le spedizioni dal 1° marzo. Mitsubishi Gas Chemical ha seguito dal 1° aprile con un ritocco dello stesso ordine sulle linee interessate. Sono listini su prodotti specifici, non un rincaro uniforme, ma indicano con chiarezza la direzione.
Il resto lo dicono le stime di TPCA e ITRI. Il mercato mondiale dei laminati dovrebbe passare da 16,02 a 21,5 miliardi di dollari fra il 2025 e il 2026, con un balzo del 34,2%: quasi tre volte la crescita prevista per i circuiti stampati. Una parte è domanda di schede multistrato per server. Un’altra è, di nuovo, il prezzo.
Una correzione che dice molto
Ad aprile i prezzi hanno fatto un altro salto. Reuters, citando una nota di Goldman Sachs, ha riferito di rincari dei PCB fino al 40% rispetto a marzo in alcuni casi. La prima versione dell’articolo legava l’impennata a un attacco iraniano al complesso petrolchimico saudita di Jubail, che avrebbe fermato la produzione di resina PPE di SABIC. Reuters ha poi corretto il pezzo, eliminando quel collegamento.
L’episodio è istruttivo. In una filiera già tesa per domanda, materie prime e approvvigionamenti, ogni choc geopolitico trova facilmente posto nel racconto, anche quando il nesso con una specifica interruzione non regge. Per chi compra, la conseguenza immediata non cambia: i prezzi sono saliti. Ma la causa conta, perché decide se il rincaro rientrerà oppure no.
Il termometro dei distributori
Torniamo allora ai distributori, che stanno fra le fabbriche asiatiche e i clienti europei e vedono prima di altri dove va la domanda. NCAB ha chiuso il secondo trimestre con vendite per 1.167,5 milioni di corone svedesi, il 25% in più, e ordini per 1.569,9 milioni, il 59% in più. Il rapporto ordini-fatturato è di 1,34: cioè, per ogni corona fatturata ne sono entrate 1,34 di ordini. È lì dentro che si nasconde il 58% in dollari scomposto da Kruk di cui parlavamo all'inizio.
ICAPE racconta una storia simile, ma con numeri diversi. Nel primo semestre il gruppo francese ha fatturato 113,3 milioni di euro, il 12,5% in più, con una crescita organica del 18% al netto dei cambi. Al 25 settembre il portafoglio ordini valeva 134,9 milioni di dollari: il 44% in più rispetto a fine giugno, il 133% in più sull’anno. L’obiettivo di crescita per il 2026 è salito ad almeno il 18%. Il margine EBIT del semestre, però, si è fermato al 4,1%. I rincari gonfiano i portafogli più di quanto non ingrassino i conti.
Ordinare in anticipo, per il singolo acquirente, è una scelta razionale. Se lo fanno tutti insieme, gli ordini crescono più della domanda finale e la tensione sui materiali si autoalimenta. Non è detto però che i trimestri successivi pagheranno il conto con una frenata: dipenderà da quanta domanda reale arriverà a sostituire quella anticipata.
Chi controlla la capacità
Il caso di Fineline aiuta a capire dove si stia spostando il valore. È un distributore a valore aggiunto senza fabbriche proprie, sostenuto dal controllo di Shenzhen Fastprint, produttore cinese di circuiti stampati e substrati. Nel 2025, secondo la relazione annuale della capogruppo, ha aumentato i ricavi del 15,7%, con un margine netto intorno al 9%, pur registrando un lieve calo dell’utile. Nel primo semestre 2026 l’utile è cresciuto di un terzo, in parte per il recupero dopo un anno penalizzato dai cambi. In un mercato in cui i laminati scarseggiano e i listini salgono, il valore tende a concentrarsi presso chi controlla la capacità produttiva o vi ha un accesso privilegiato. Per una società di distribuzione, avere alle spalle un fabbricante significa poter garantire volumi e tempi di consegna quando altri non possono, e trattenere così una parte dei rincari invece di limitarsi a trasferirli. Sui costi logistici, invece, nessuno è al riparo: tra le cause del calo dell’utile 2025 di Fineline la capogruppo cita proprio i trasporti rincarati dalle tensioni geopolitiche.
Fineline non è un caso isolato. Lo stesso schema, produzione in Cina e presenza diretta in Europa, si ritrova in altre realtà attive sul mercato italiano. Safe-PCB, gruppo di origine francese, dispone di uno stabilimento a Dongguang e di filiali in diversi paesi europei, fra cui l'Italia. WYD, che fa capo alla società di Hong Kong WeiYuanDa, produce a Dongguan e opera in Italia attraverso una propria società. In entrambi i casi l'interlocutore del cliente è in Europa, mentre la capacità produttiva resta in Asia.
Per l'acquirente europeo la conseguenza è che il canale distributivo non è neutro. In una fase di carenza l'accesso alla capacità vale più di uno sconto. Con dazi, controlli sulle esportazioni e politiche di riduzione del rischio, sapere chi controlla la filiera dietro il distributore diventa invece parte della qualifica del fornitore. È un tema che si somma a quello, più strutturale, di una base produttiva europea che continua ad assottigliarsi.
L’Europa resta indietro
In questo quadro l’industria europea viaggia a un’altra velocità. Secondo i dati di Data4PCB ripresi da Elektroniknet, nel 2025 la produzione europea di PCB è cresciuta del 2,4%, contro oltre l’11% del mercato mondiale. I produttori censiti sono scesi da 179 a 168, distribuiti su 182 siti. Data4PCB stima che, se le tendenze attuali proseguiranno, il loro numero potrebbe dimezzarsi entro il 2035.
Il punto non è soltanto quanti siano i produttori. Una base produttiva più sottile significa meno competenze vicine ai clienti, meno capacità di prototipazione rapida e più dipendenza da filiere lontane, proprio quando la competizione per i materiali si fa più dura.
Cosa guardare
Le prossime settimane diranno quanto di questa ondata sia domanda vera. NCAB presenterà i conti del terzo trimestre il 23 ottobre: se il rapporto ordini-fatturato resterà sopra l’unità anche con meno acquisti anticipati, la crescita avrà basi più solide. electronica 2026, a Monaco dal 10 al 13 novembre, sarà l’occasione per sentire direttamente dai produttori europei se i tempi di consegna stiano rientrando.
Per chi compra circuiti stampati la lezione è già chiara e non consiste nell’accumulare scorte. Consiste nel ridurre l’incertezza: fissare per tempo gli stack-up, verificare la disponibilità dei laminati specifici, concordare regole trasparenti di revisione dei prezzi. Il boom dell’AI ha cambiato le priorità della filiera. Per tutti gli altri, la distanza fra un ordine e una consegna è diventata una variabile di progetto.




