La tecnologia 5G: un mondo da scoprire

5G City Downtown

5G City DowntownIn Italia la tecnologia 5G è vicina ad una ampia diffusione. È sembrato utile illustrare, in uno stile divulgativo, una sintesi delle caratteristiche, degli impianti, di alcuni impieghi previsti e delle problematiche inerenti la salute

Negli ultimi decenni, la tecnologia delle reti mobili ha fatto passi da gigante. Dalla comparsa dei sistemi di prima generazione (1G, anni ’20) che gestivano solo il traffico voce, è stato un continuo evolversi. Il passaggio dall’analogico al digitale (anni ’60) ha introdotto i primi servizi di trasmissione dati (SMS, MMS, WAP) nei sistemi di seconda generazione (2G). Nei primi anni 2000, il modo di vedere i telefoni mobili cambiò radicalmente con l’arrivo del 3G e dello standard UMTS (Universal Mobile Telecommunications System), che portò Internet sui telefoni mobili e con esso nacquero i primi smartphone. Ad oggi, la sigla 4G identifica, la quarta e attuale generazione dei servizi di telefonia mobile. Essa ha introdotto la tecnologia LTE (Long Term Evolution) che ha migliorato notevolmente le prestazioni e la velocità di connessione delle reti cellullari 3G, permettendo anche l’accesso a nuovi servizi (cloud, streaming, video in alta definizione) grazie a una connessione efficiente e alla riduzione dei tempi di latenza (tempo di risposta di un sistema alle richieste dell’utente).

Il desiderio e/o la necessità di incrementare ulteriormente la velocità di trasmissione dati delle reti attuali e di fornire nuovi e migliori servizi per la comunicazione, ha fatto sì che, da qualche anno, operatori di telecomunicazione ed esperti del settore siano impegnati nella ricerca e nello sviluppo di una nuova generazione di tecnologia mobile: il 5G.

Il concetto 5G

Il 5G è la quinta generazione di reti mobili: essa è in grado di trasformare le industrie e la società come le conosciamo oggi.

Lo standard 5G è stato progettato per offrire prestazioni migliori e significativamente diverse rispetto all’attuale rete 4G: (i) velocità di trasmissione dei dati 100 volte superiore che consente il (ii) trasferimento di file di grandi dimensioni (anche 1000 volte più grandi rispetto al 4G), (iii) tempi di latenza inferiori di cinque volte, il che consentirà di comandare a distanza e in tempo reale dispositivi e apparecchi sensibili come i veicoli a guida autonoma, di realizzare nuovi sistemi di sicurezza del traffico, di effettuare operazioni chirurgiche a distanza, di implementare innovative architetture produttive nell’industria, ecc. Grazie al 5G, su Internet si potranno sviluppare nuove potenzialità non solo perché sarà possibile la comunicazione tra un numero più elevato di umani per mezzo di oggetti intelligenti (smartphone e tablet), anche perché sarà consentito lo scambio di informazioni tra milioni di “oggetti”, creando in questo modo reti a cui sarà connesso ogni singolo “oggetto”. In tal modo sarà possibile implementare in modo completo il concetto di Internet of Things (IoT), che è la base dei sistemi Industria 4.0.

Con questo genere di caratteristiche, il 5G si propone come una piattaforma in grado di cambiare l’attuale stile di vita e il modo di lavorare, in quanto renderà possibile introdurre recentissime tecnologie specifiche [come AI (Artificial Intelligence) e AR (Augmented Reality)] all’interno di settori come Industria 4.0, smart city, smart home e molti altri.

Nonostante sia necessario attendere qualche tempo per consentire un ragionevole RoI degli impianti 4G, l’interesse per la tecnologia 5G potrebbe condurre ad una forte crescita del numero di abbonati mobili (occupando circa metà del mercato del 4G, nel 2025 in USA) [1], e potrebbe anche raggiungere quota 2,6 miliardi nel 2025 a livello globale [2]. Una crescita che potrebbe accogliere nuove esigenze dei consumatori, come per esempio, quelle di impiegare tecniche di streaming in Realtà Virtuale (VR), mentre dovrebbe risentire dell’impatto legato alla diffusione dei dispositivi IoT attivi, che grazie al supporto 5G, potrebbero raggiungere il livello di 5 miliardi entro la fine del 2025 [2].

Infine, la maggiore densità offerta dalla rete 5G renderà possibile il collegamento simultaneo di un elevatissimo numero di dispositivi, fino ad 1 milione di dispositivi connessi per chilometro quadrato (100 volte superiore alla rete 4G).

Una rete 5G si appoggerà a nuovo hardware (p.es. nuovi tipi di server: i primi modelli sono già in produzione e in servizio) e, nelle comunicazioni wireless, essa richiederà l’impiego di nuove antenne adatte a frequenze più elevate, (ad esempio, le bande di frequenze per l’Italia sono: 694 – 790 MHz, 3,6 – 3,8 GHz e 26,5 – 27,5 GHz) su celle sempre più ridotte.

L’architettura 5G

Per supportare il notevole incremento del traffico dati e l’implementazione delle tecnologie emergenti, l’attuale architettura di rete mobile è stata indirizzata verso il concetto di virtualizzazione della rete: approccio che consente il disaccoppiamento delle funzioni di rete. Queste funzioni non saranno più eseguite su hardware fisico specializzato, ma verranno eseguite su generici cloud server (ottimizzati per i sistemi 5G), ai quali si appoggia la rete stessa.

Per fare questo, il 5G farà molto affidamento su tecnologie di rete innovative come SDN (Software Defined Networking) e NFV (Network Functions Virtualization), che conferiranno alla rete alti livelli di flessibilità e di programmabilità (ad es., attraverso API - Application Programming Interface), e che saranno estensivamente impiegate sia nel nucleo (5G core – 5GC) che ai bordi (geografici) della rete (C-RAN - Cloud Radio Access Network, per la virtualizzazione delle stazioni radio-base).

Le tecnologie di virtualizzazione all’interno dei sistemi 5G implicano il progetto e lo sviluppo del nuovo 5G core, la cui architettura è basata sulle funzioni di rete (Network Functions - NF), che sono in grado di interagire fra di loro.

Per allocare le risorse necessarie per le diverse NF è stato introdotto il concetto di Network Slicing: un modo particolare per segmentare la rete e creare diverse reti virtuali (slices) dedicate a funzionalità specifiche per il tipo di servizio o di cliente. Questa è la caratteristica “chiave” del 5G e consentirà di realizzare servizi con specifici requisiti funzionali e prestazionali in tempi molto contenuti, fino ad arrivare all’ordine dei minuti”. Per esempio, per una azienda di servizi che effettui la fusione con altre aziende si tratterebbe di un vantaggio enorme. In questo caso, la parte amministrativa dell’azienda si dovrà estendere fino ad includere i servizi della/e altra/e aziende, che possono essere geograficamente collocate altrove (anche molto distante/i). In quel caso, avere una rete appoggiata ad una “slice”, in ambito 5G, permetterebbe di ottenere ampiamenti significativi in breve tempo (se le altre parti fossero tecnologicamente già adatte al 5G, si potrebbero acquisire altre “slices” da una stessa rete fisica). Questo sarà possibile per esempio grazie all’implementazione della tecnologia SDN, che consentirà adattamenti della rete in tempi ridotti e con costi ridotti, ove necessario curando l’implementazione, veloce e semplice, di nuovo hardware (se quello presente fosse insufficiente).

SDN: un modo semplice di riprogrammare una rete

Il paradigma SDN promuove un’architettura di rete che separa il Piano Dati (ovvero, i componenti fisici e i processi che elaborano il traffico pagante e contengono le interfacce di rete) dal Piano di Controllo (ovvero, i componenti fisici e i processi che implementano le metodiche di elaborazione e di instradamento del traffico).

In questa visione della rete, gli apparati per il Piano Dati hanno un’elevata capacità di trattamento del traffico, ma limitate funzionalità di controllo. Al contrario, i sistemi che appartengono al Piano di Controllo implementano i protocolli di controllo della rete e hanno un’elevata capacità di elaborazione delle informazioni.

L’approccio SDN aumenta la flessibilità d’utilizzo dell’infrastruttura di rete (hardware compreso), e rende la rete capace di evolvere rapidamente per supportare cambiamenti (richiesti dagli utenti) nei molteplici servizi, garantendo anche maggiore affidabilità e sicurezza alla infrastruttura stessa.

Più in dettaglio, rispetto alle reti tradizionali, SDN presenta i seguenti vantaggi:

  • permette di integrare nel Piano Dati apparati di fornitori diversi, tutti connessi ad un unico elemento di controllo centralizzato e basati su poche caratteristiche standard (come nei field-bus della automazione moderna);
  • consente una rapida evoluzione della rete per fornire nuovi servizi agendo esclusivamente sul Piano di Controllo ed evitando di configurare individualmente, uno per uno, diversi apparati del Piano Dati, i quali verranno realizzati secondo standard di base internazionali;
  • offre flessibilità per i gestori di rete di configurare, gestire, proteggere e ottimizzare dinamicamente le risorse di rete;
  • prevede un’elevata programmabilità della rete, grazie allo sviluppo di API, supportate dal Piano di Controllo, che permettano di astrarre dalla complessità della interazione fra Piano di Controllo e livello applicativo. Queste API consentono di “personalizzare” in modo rapido e veloce servizi di rete in grado di soddisfare specifiche esigenze aziendali;
  • conduce a un’elevata affidabilità e a un’importante sicurezza della rete grazie alla centralizzazione del Piano di Controllo ed all’uniformità degli apparati del Piano Dati;
  • migliora lo sfruttamento delle risorse hardware di rete (si impiegano server di nuova generazione, ma generici: non differenziati fra loro);
  • comporta una maggiore capacità di “reagire” (creando nuovi percorsi virtuali) ad eventuali guasti hardware dei server 5G generici.

Scenari di applicazione delle tecnologie 5G

La nuova tecnologia 5G consente lo sviluppo di applicazioni capaci di realizzare task “quasi impossibili” con l’attuale infrastruttura di rete mobile, ad esempio (e per semplicità) descriveremo come il 5G avrà un forte impatto nelle tipiche attività degli utenti mobili e, nell’emergente mondo dei sistemi 4.0.

Con l’alta velocità di trasmissione possibile nel 5G (velocità massima di 20 Gbps) gli utenti mobili riusciranno a scaricare un film della durata di 2 ore in pochi secondi contro i 6-7 minuti di un’attuale connessione 4G. Va notato che oggi, con il 4G, è difficile riuscire a realizzare lo streaming con la semplice risoluzione del 4K. Invece, l’alta velocità offerta dal 5G consentirà lo streaming video in 8K (ultra alta definizione).

Un notevole passo in avanti attende il mondo dei giochi online: le applicazioni di gaming potranno divenire sempre più immersive e reattive, rendendo i giochi più coinvolgenti, anche grazie alla introduzione di tecnologie di Virtual Reality. Un’ulteriore interesse potrà derivare  dalla possibilità di giocare in streaming da qualsiasi dispositivo: i giocatori potranno usare il proprio smartphone senza la necessità di acquistare speciali costose console.

Quando la nuova infrastruttura di rete sarà pienamente implementata, le chiamate olografiche, che un tempo era difficile perfino immaginare, saranno una realtà. Grazie alla bassa latenza di trasmissione sarà possibile “incontrare virtualmente” persone separate da migliaia di km. Sarà possibile, addirittura, partecipare a un concerto, in cui i membri della band apparirebbero presenti sul palco sotto forma di ologrammi 3D, anche se saranno in luoghi fisici differenti.

Inoltre si prevede che, in ambito medico, la bassa latenza (pochi millisecondi) dia luogo a nuove possibilità di realizzare operazioni chirurgiche a distanza, nelle quali il chirurgo (fisicamente lontano dalla sala operatoria) potrà operare il paziente con l’aiuto di un robot.

Oggi può risultare impossibile aprire una pagina web o riprodurre un video di Youtube in luoghi affollati (un concerto, uno stadio o l’aeroporto) a causa della congestione causata dai troppi dispositivi che tentano di utilizzare la rete. La rete 5G consentirà (se appoggiata ad opportune celle) di risolvere questo problema grazie alla connessione simultanea di un numero elevatissimo di dispositivi (fino ad 1 milione di dispositivi connessi per chilometro quadrato). Questa caratteristica non solo migliorerebbe l’accesso Internet agli utenti mobili, ma permetterebbe anche di facilitare la connessione di nuovi e differenti dispositivi IoT, consentendo di implementare opportunamente il concetto di IoT, il quale avrà un enorme utilizzo in diversi settori, soprattutto nel settore industriale (sistemi 4.0).

Nell’emergente mondo del 4.0, il 5G avrà un impatto significativo non solo dal punto di vista tecnologico ma anche dal punto di vista economico delle aziende. Ad esempio, si pensi ad una azienda (fabbrica) dotata di due aree: la prima rappresentata da macchine utensili, magazzino, amministrazione e collegamenti con un insieme di fornitori, caratterizzata da una rete di gestione ottimale interna delle macchine e del magazzino (e delle forniture esterne). La seconda area sarebbe rappresentata da una rete esterna, estesa nel mondo della distribuzione, del commercio e della finanza.

La gestione della prima area è ben nota, da lustri. In ambito 4.0 è stata teorizzata l’automazione estesa, mediante diversi IoT, opportuni “snodi” dotati di Artificial Intelligence e, opportune porte di comunicazione verso lo “esterno”. Tutto questo deve appoggiare su un opportuno hardware. Per migliorare l’operatività, tale hardware viene ottimizzato per ogni fabbrica: è “personalizzato”.

Ovviamente questo “assetto di insieme” comporta velocità operative molto elevate, software elastici e dinamici, e la necessità di ridondanze su hardware specializzati.

Come si può migliorare questa situazione, di per sé già ottimizzata?

Nel caso in cui si rendessero necessari importanti variazioni nella fabbrica. Per esempio nel caso di

  • variazioni: delle macchine, dell’architettura, dell’assetto 4.0;
  • adozione di computer diversi;
  • modifiche al sistema magazzino/rete-fornitori;
  • cambiamenti nell’insieme mercato-clienti, ecc.

L’imprenditore dovrebbe considerare di cambiare “l’assetto di insieme” del suo sistema. Il sistema informatico, nel caso attuale, sarebbe costituito da costosi componenti per hardware specializzati, e da software personalizzati altrettanto costosi. Questa situazione sarebbe di impedimento a opportuni e veloci cambiamenti di assetto del sistema. Per quanto attiene il software, va ricordato che gli esperti informatici in grado di progettare software personalizzati (e quindi, gli esperti che provvederebbero alle relative modifiche) sono poco numerosi sul mercato. Questo dato rappresenta un problema per l’imprenditore perché sarebbe costretto a contare su pochi “fornitori” e dovrebbe spendere molto denaro per gli aggiornamenti (software e forse hardware).

Questi problemi si potrebbero presentare, seppur in modo diverso, anche per variazioni nella seconda area operativa.

In ogni caso le reti che sovrintendono alle “operazioni” in queste due aree dovranno comunque “parlarsi” e adeguare la loro interazione alle necessità emergenti nel “mondo esterno” (comunicazioni più veloci, vettori diversi, utilizzazione di Cloud diversi, utilizzo di applicazioni di Realtà Virtuale, Big Data diverse, et altera). La situazione è descritta, sostanzialmente, da una molteplicità di fattori che potrebbero cambiare anche di ordini di grandezza e/o interagire fra loro, in tempi molto brevi.

In definitiva, questi vincoli e questi cambiamenti potrebbero richiedere, per mantenere le desiderate “condizioni ottime”, delle modifiche nel software e nell’hardware di una o di entrambe le reti nelle due aree. E l’implementazione di tali modifiche, come sopra esaminato, potrebbero richiedere tempi e costi elevati.

Cosa si potrebbe ottenere dall’utilizzo di impianti e software per 5G?

Si potrebbero ottenere diversi vantaggi:

  • sotto-reti “su misura”, in grado di gestire le necessità che si presentino al momento, grazie allo slicing;
  • software facilmente adattabili e programmabili. Ad esempio, i sistemi SDN, che sono gestibili anche da personale tecnico poco specializzato e che possono essere modificati tramite App dotate di “elementi” standardizzati (un poco come i giochi Lego per bambini). In pratica, gli investimenti software dell’imprenditore mantengono il loro valore nel tempo e la “manutenzione” del software è semplice o leggera;
  • provenendo da impianti con tecnologie 4G, occorrerebbero investimenti per nuovi server (e simili componenti di base): più veloci, con tempi di risposta inferiori, e purtroppo, anche più delicati, p.es. particolarmente sensibili ai guasti ESD (ElectroStatic Discharge, con HBM inferiori di almeno un ordine di grandezza. Per ragioni di ridondanza essi saranno utilizzati certamente in coppia). Questi server 5G, però, consentiranno notevoli vantaggi perché sarà possibile rinunciare ad una loro specifica personalizzazione. Un tipo di server andrà bene per quasi tutte le applicazioni: le macchine saranno quasi intercambiabili, e i prezzi scenderanno, grazie all’effetto della concorrenza;
  • merita segnalare come in Italia, in ragione della assegnazione della fascia di frequenze (694 – 790 MHz) e della fascia di frequenze (3.6 – 3.8 GHz, circa WiFi), i vantaggi del 5G si presentino anche in impianti industriali, dotati di vettori “misti” (aria/fibra-di-vetro) e in particolare nelle realizzazioni facenti uso di sistemi 4.0.

Salute umana e tecnologie 5G?

Un primo consiglio a chi consulta media di ogni tipo: la scienza è basata su effetti numerosi e ripetibili, in qualsiasi luogo/condizione. Qualunque sia la fama di singoli soggetti che avanzano ipotesi o riportano “fatti”, si tratterà di “fatti non scientifici” finché non vengano accertati, ovvero confermati molte volte da soggetti diversi, in esperimenti diversi. Ciò detto, possiamo procedere e affrontare la domanda che più sta a cuore: le tecnologie 5G sono pericolose per l’uomo?

Giova, per rispondere, suddividere la risposta in due parti: la prima riguardante le “forzanti” (i campi elettromagnetici con i quali si trasferisce il segnale, caratterizzati da tipo di forme d’onda, sinusoidali o simili, ampiezza e frequenza) e i relativi effetti a breve termine; la seconda riguardante le “forzanti” e i relativi effetti a lungo termine. Per chiarire ciò che si intende per effetti a breve e a lungo termine, si riporta qui un esempio molto semplificato: se striscio una corda con forza su un polso, si ha un processo di escoriazione di “breve termine”, per il quale gli effetti sono subito evidenti. Se un polsino strofina lievemente la pelle in una stessa zona, il processo sarà a “lungo termine”, e non è detto che gli effetti siano evidenti (ad esempio sarebbe sufficiente lasciare un poco a riposo la pelle e potremmo avere una ripresa del suo “stato di salute”) I processi di questo tipo, i cui effetti risultano evidenti a distanza di un tempo significativamente lungo, sono detti “di invecchiamento”. In questi casi, per identificare gli effetti, occorre prefissare un limite, oltre il quale essi devono essere considerati rilevanti (nell’esempio, il limite oltre il quale la pelle subisce “danni” irreversibili). Per raggiungere tale limite servirebbero test dai tempi molto lunghi, esplorando diversi fattori e le relative interazioni. Non sempre si possono attendere i lunghi tempi necessari a replicare fedelmente un processo di invecchiamento, pertanto si è soliti ricorrere a test “accelerati”, nei quali si aumenta la sollecitazione per potere raggiungere il limite entro tempi abbastanza brevi. Sorge, in questi casi, il problema legato all’accelerazione delle prove: si rischia che i processi attivi a sollecitazioni intense siano differenti da quelli presenti a basse sollecitazioni. Se questo accadesse, le prove effettuate sarebbero ingannevoli. Il consiglio “della scienza” è quindi quello di mantenere livelli di sollecitazione il più possibile vicini a quelli “reali”.

Per quanto attiene l’interazione fra onde elettromagnetiche sinusoidali e simili ed esseri viventi, nel corso di processi a breve termine (elevata ampiezza del campo e ampia gamma di frequenze) si conosce quasi tutto. Infatti, i limiti per la non-pericolosità sono ben noti: esistono standard internazionali riguardanti ampiezza e frequenze, comprese le frequenze del 5G. Va notato che i limiti di ampiezza in vigore in Italia sono ridotti (fino ad un fattore 10) rispetto a quelli internazionali; inoltre, è prerogativa dei Sindaci italiani abbassare ulteriormente tali limiti, in ambito cittadino. In Italia, si può arrivare a una riduzione della sollecitazione ammessa di 100 volte rispetto ai limiti internazionalmente adottati.

Per i processi a lungo termine, esistono alcune ricerche di laboratorio che si propongono di trattare l’argomento: è disponibile un sunto in italiano di tali lavori [3]. Per esempio, sono disponibili le ricerche dello US National Toxicology Program (NTP) rivolte a mimare gli effetti tumorali (durante esposizioni di 2 anni ad onde elettromagnetiche compatibili con le tecnologie 2G e 3G, non con quelle 4G, né tantomeno 5G) in prossimità dell’orecchio e della testa di chi usa un cellulare. Sono state adottate intensità almeno 5 volte maggiori di quelle massime permesse dalla legge (si rammenti il problema della accelerazione di prove di invecchiamento). Sotto il profilo statistico, i risultati dei test condotti durante tale ricerca su topi e su ratti (maschi e femmine, e specifici gruppi di controllo) non consentono di inferire una correlazione fra esposizione e i due tipi di tumori investigati. Si osservi, a tal proposito, che i test sui ratti hanno fornito dati differenti rispetto a quelli ottenuti sui topi e che, per i ratti maschi esposti, si sono evidenziate addirittura incidenze di tumori inferiori a quelle dei non esposti.

In sintesi, nello studio vi sono troppe variabili “fuori range” (frequenza, elevata intensità, durata e alternanza di applicazione) e i risultati non sembrano essere significativi in sé. Anche qualora lo fossero, le risultanze ottenute non sarebbero trasferibili alla specie umana, dal momento che esse non si sono dimostrate coerenti neppure tra specie biologicamente vicine (quali sono i ratti e i topi). In definitiva sarebbe più logico suggerire, per precauzione, di evitare di tenere un cellulare “a contatto” con la testa e l’orecchio per lunghi periodi di tempo, in quanto la energia assorbita varia in modo inversamente proporzionale alla distanza (oppure al quadrato della distanza).

Per quanto riguarda l’esposizione del corpo intero ai campi elettromagnetici del 5G generati dalle antenne, va notato che le ampiezze (corrispondenti a potenze 1 mW circa) in gioco negli impianti 5G saranno uguali o inferiori alle ampiezze dovute agli attuali impianti 4G. Esse sono talmente modeste che gli effetti sono al “limite del misurabile” (ovvero si confondono con gli effetti di fattori di disturbo). Per questo motivo sono possibili soltanto approcci di tipo statistico o, su scala più ampia e in un lungo arco di tempo, approcci epidemiologici. Si potrebbe esaminare la recente (2018) ricerca dello Istituto Ramazzini di Bologna, che ha interessato 2500 ratti, esposti a campi elettromagnetici con frequenza di 1,8 GHz (che interessa il 4G e, in parte, il 5G in Italia) e con ampiezze molto inferiori a quelle impiegate dallo NTP (più vicine ai limiti di legge italiani). I test riguardavano l’intera vita dei ratti, focalizzandosi sugli stessi tipi di tumore rispetto al caso americano. Non stupisce che l’analisi dei risultati mostri diverse anomalie/incongruenze. Per esempio, sui ratti femmine si rileva la medesima incidenza di tumori in seguito ad esposizioni frequenti o poco frequenti, mentre ancora la stessa incidenza di tumori viene rilevata nel confronto fra ratti soggetti a campi più intensi e a campi meno intensi.

Si aggiunga che, dalle “esperienze sul campo” in Italia, non sembra siano emerse, dopo lustri di impiego dei sistemi 4G, delle criticità legate a questo tipo di esposizione reale (salvo casi sporadici). Come sopra accennato, ci troviamo “ai limiti del misurabile”, di conseguenza è molto arduo riscontrare vere e proprie “prove affidabili” in merito all’esistenza o all’assenza di effetti dannosi.

Infine, si può osservare che, date le frequenze, è ragionevole mutuare le esperienze sul campo raccolte nel 4G al range del 5G, almeno per quanto attiene le prime due fasce di frequenze. Per la fascia 27 GHz, si hanno dati scientifici affidabili soltanto per prove a breve termine. Tuttavia, appoggiando tali dati ai rapporti di ampiezza (cioè di potenza) dell’onda, si può effettuare una estrapolazione: il 5G avrà potenze di 1 mW circa, mentre le esperienze pregresse (inerenti i ponti radio) indicano che, a 27 GHz, si avrebbero danni soltanto per potenze da mille ad un milione di volte superiori. Alla luce di queste proiezioni è ragionevole attendersi da nuovi impianti 5G l’assenza di effetti negativi sia a breve termine che a lungo termine.

Nota conclusiva

Queste pagine divulgative mettono in evidenza come, oggi e in futuro, siamo e saremo continuamente immersi in campi elettromagnetici dovuti ad una moltitudine di sorgenti di bassissima potenza. Con l’avvento del 5G si aggiungeranno altri segnali, con le frequenze sopraindicate. È quindi ragionevole attendersi che gli enti regolatori, così come gli organismi normatori nazionali ed internazionali, manterranno uno stretto monitoraggio degli effetti in gioco a tutti gli intervalli temporali, diramando periodicamente linee guida ufficiali aggiornate per salvaguardare la salute della popolazione.

NOTA A MARGINE

Gli autori desiderano ricordare che i concetti riguardanti il 5G, la sua architettura e il paradigma SDN sono ben noti e vengono resi fruibili da documentazione messa a disposizione dalle maggiori aziende del settore, come Cisco, Huawei, Ericsson e altre. In questo scritto, si è fatto riferimento ad un report redatto da Ericsson, perché strutturato in modo particolarmente semplice.

BIBLIOGRAFIA

[1] The Mobile Economy 2019 (GSMA Intelligence, 2019)

[2] Ericsson Mobility Report. URL: https://www.ericsson.com/4acd7e/assets/local/mobility-report/documents/2019/emr-november-2019.pdf

[3] https://www.altroconsumo.it/hi-tech/smartphone/speciali/5g-salute

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