Guerra elettronica sull’Ucraina

Guerra elettronica sull'Ucraina

Segnali manipolati e disinformazione, attività che in Ucraina diventano dottrina, assumendo le fattezze di una disciplina più da nerd che da rudi militari: la guerra elettronica.

Undici settimane dall’inizio dell’aggressione russa del territorio ucraino. 76 giorni. A parte questo, i numeri del conflitto non sono per nulla chiari, complice una serpeggiante disinformazione che oramai, da entrambe le parti, caratterizza un conflitto di cui non si vede la fine.
Affogata nei numeri inaffidabili di perdite e conquiste territoriali, una delle più importanti notizie battute dalle agenzie nelle ultime settimane è stata quella della morte – il 29 aprile scorso nella zona di Izyum, nell'oblast' di Charkiv – del maggior generale Andrej Simonov. In una guerra che ha il triste primato per perdite di generali sul campo (siamo a 12 in questo momento), la perdita di Simonov è emblematica, non solo perché si tratta del più giovane degli ufficiali generali caduti (55 anni), ma perché Simonov aveva un incarico importante: era il comandante delle unità russe per la guerra elettronica nella 2a armata combinata della Federazione. Uno dei massimi esperti, cioè, di quel settore evanescente e importantissimo (e di cui nelle fonti di informazione si parla sempre poco) che è la guerra elettronica; quella branca della guerra che, in notazione NATO, viene indicata con la sigla EW, Electronic Warfare.

L’Electronic Warfare e il teatro ucraino

La guerra elettronica è l’insieme di tutte e operazioni che hanno come scopo di attaccare o sorvegliare l’avversario manipolando lo spettro elettromagnetico attraverso sistemi di disturbo, intercettazione, alterazione delle comunicazioni, dei sistemi radar, dei segnali GPS e di altri segnali. Qualcosa di molto meno cruento di un assalto di carri armati o di attacchi aerei con cluster bombs, ma che ha la capacità di inibire le attività belliche in corso, immergendo il tutto in una sfera vischiosa di disturbi elettronici; attività belliche che, ricordiamo, sono controllate e gestite sempre più da un’elettronica avanzata.
Eppure, per un gioco del destino, il gen. Simonov, con il centinaio di soldati della Federazione che hanno perso la vita il 29 di aprile, non è stato ucciso da armi avanzate, intelligenti, guidate da tecnologie elettroniche di primordine. Le armi utilizzate per saturare l’area in cui si trovava lo specialista in EW sono state armi “stupide”, ma devastanti, come quelle che colpiscono da giorni ospedali, centri commerciali, scuole e zone residenziali ucraine. Proprio perché, in alcuni casi, è meglio tornare alle armi "analogiche", che si prestano molto meno a essere deviate, disturbate e rese inefficaci dalle contromisure elettroniche. Ma andiamo per ordine.

Responsabilità e organizzazione dell’EW

Evitando analisi militari relative alle responsabilità del sistema di comando centralizzato russo, che non sembra abbia mostrato il meglio di sé nel teatro ucraino (lo dimostrano i fatti e le perdite sul campo), sarebbe invece interessante vedere in breve quali siano le dimensioni della guerra elettronica in quel teatro, considerando che parte degli armamenti degli aggrediti è una rielaborazione o un’eredità di quelli impiegati (e prodotti) dagli aggressori.
L’EW russa ha conosciuto negli ultimi decenni una crescita importante, soprattutto a partire dal 2008, coincidente con la riforma strutturale delle forze armate sotto il ministro della difesa Anatolij Serdjukov e dal conflitto in Georgia, conflitto che aveva mostrato i limiti di una tecnologia avanzata (sviluppata a partire dalla caduta del muro di Berlino) su un’intelaiatura obsoleta e farraginosa di origine sovietica. Proprio da quel momento si aprì un decennio di forte sviluppo e integrazione dei sistemi EW all’interno delle forze armate. Già nel 2011, come riportato dal rapporto di Global Security, “Le contromisure elettroniche (ECM) sono state notate in tutte le forze sovietiche (sic.). Le forze di terra continuano a introdurre nuovi jammer, nonché una nuova serie di veicoli SIGINT (Enhanced Signals Intelligence). Le forze aeree hanno numerosi velivoli dedicati a EW come piattaforme di disturbo a distanza”. Una serie di dotazioni che vennero integrate a due livelli nella struttura organizzativa dell’esercito russo, seguendo un concetto dottrinale conosciuto con la sigla REB, RadioElektronnaja Bor’ba, guerra radio-elettronica.
Semplificando fortemente, a livello operativo sono presenti sul territorio russo cinque brigate per la guerra elettronica, una per ognuno dei quattro distretti in cui è diviso il Paese, e due schierate sul fronte occidentale, quello naturalmente a ridosso della minaccia della NATO; a livello tattico, invece, ogni brigata di fucilieri motorizzati comprende una compagnia specializzata in guerra elettronica.

 

Dotazioni impressionanti di guerra elettronica

Le dotazioni delle brigate EW sono imponenti e si basano su una serie di sistemi d’arma avanzati, con interventi di localizzazione e disturbo compresi fra i 3 MHz e i 18 GHz.
Primo fra tutti il sistema Murmansk-BN, un sistema a onde corte operante fra i 3 e i 30 MHz, frequenze utilizzate principalmente da unità navali e velivoli militari. Progettato per eseguire disturbi delle comunicazioni a lungo raggio, è entrato in servizio con l'esercito russo nel 2014 ed è stato schierato per la prima volta lo stesso anno quando il 475° Corpo EW indipendente della marina russa ha allestito un’installazione in Crimea, a sud di Sebastopoli. Secondo i progettisti, il sistema può bloccare le comunicazioni in un raggio compreso fra i 5.000 e gli 8.000 km. Si tratta di un sistema di grande efficacia, che crea sicuri problemi di contrasto alle forze NATO (è già stato utilizzato per disturbare il volo di F-35 in esercitazione nei pressi dell’enclave russa di Kaliningrad), che non dispongono al momento di un sistema di pari portata e potenza.
L’unico limite di questo sistema è che non contrasta i segnali GSM. A questo sono votati i due sistemi avanzati 1RL257 Krasukha-4 e l'1L260 Krasukha-2, trasportati su veicoli 8x8. Si tratta di unità pensate per contrastare i sistemi operativi dei velivoli JSTAR (Joint Surveillance Target Attack System) della NATO come il Northrop Grumman E-8 e i velivoli di allarme e controllo aviotrasportato (AWACS) come il Boeing E-3 Sentry.
Tecnicamente il Krasukha-2 viene utilizzato per bloccare i radar aerotrasportati in banda S (da 2,3 GHz a 2,5 GHz e da 2,7 GHz a 3,7 GHz), mentre il Krasukha-4 è efficace contro i radar aerei in banda X e Ku ​​(da 8,5 GHz a 10,68 GHz e rispettivamente da 13,4 GHz a 14 GHz e da 15,7 GHz a 17,7 GHz). Secondo le dichiarazioni degli analisti russi, il Krasukha-4 sarebbe il sistema ideale per proteggere posti di comando e controllo truppe, sistemi di difesa aerea basati a terra e impianti industriali da attacchi con sistemi di ricognizione e armi a guida radar. C’è anche l’opportunità di convertirlo in unità per la difesa navale come sistema di soppressione dei segnali radar di guida per armi antinave come – guarda caso – i missili di produzione ucraina R-360 Neptun, quelli che – sembra – siano stati la causa dell’affondamento dell’incrociatore lanciamissili russo Moskva nelle acque prospicienti Odessa il 13 aprile scorso.

(continua)

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