L'efficienza energetica non è più soltanto un obiettivo di sostenibilità inserito nelle relazioni annuali, ma è diventata il motore principale della resilienza per l'industria in Italia. In un contesto dove l'energia incide in media per il 24% sui costi operativi totali, ottimizzare i consumi non è più un'opzione, ma una condizione essenziale per restare sul mercato.
Secondo l'ultimo rapporto di Abb, realizzato in collaborazione con Sapio Research, il panorama industriale italiano si trova a un punto di svolta: il 66% delle aziende ha già avviato investimenti e un ulteriore 33% è pronto a farlo entro l'anno.
Tuttavia, la sfida si è spostata dal reperimento dei fondi alla capacità di trasformare le buone intenzioni in risultati concreti e misurabili, superando barriere strutturali che minacciano la redditività del 54% delle imprese nazionali.
Oltre il costo: i nuovi ostacoli all'efficienza energetica
Sebbene la spinta verso l'ottimizzazione sia forte, l'esecuzione dei progetti in Italia appare ancora frammentaria. Se nel 2022 la preoccupazione principale era legata esclusivamente all’esborso economico, oggi gli ostacoli sono di natura più complessa. Per le imprese italiane, le barriere principali sono rappresentate dai costi (39%), ma anche dal rischio di fermi produttivi (26%) e dalla carenza di competenze specializzate (27%).
Un dato significativo emerge dalla gestione dei processi: nonostante l'80% dei manager concordi sul fatto che il costo totale di gestione (Tco) dovrebbe guidare gli investimenti, solo il 35% applica coerentemente questo approccio. Questo scollamento tra teoria e pratica è spesso alimentato dai "silos" organizzativi: la responsabilità dell’efficientamento è frammentata tra direzione, finanza, manutenzione e sostenibilità, senza una figura di coordinamento centrale.
Per Abb, la sfida attuale è proprio aiutare le imprese a trasformare iniziative isolate in una strategia ripetibile che utilizzi dati certi per guidare il cambiamento.
Digitalizzazione e rinnovabili: non abbassare la guardia
La preparazione digitale dell’industria italiana si attesta al 59%, un valore leggermente inferiore alla media globale (67%), indicando un ampio margine di miglioramento nell'uso di strumenti software per il monitoraggio energetico.
Un altro rischio evidenziato dalla ricerca è quello del "compiacimento post-rinnovabili": tra le aziende italiane che sono passate ai green power (35% del campione), quasi una su tre ha ridotto l’attenzione verso l’efficienza energetica.
Si tratta di un errore strategico: sebbene le fonti rinnovabili riducano le emissioni, non diminuiscono i volumi di consumo. Ignorare l'efficienza significa sprecare energia pulita e perdere l'opportunità di proteggersi dalla volatilità dei mercati. Le motivazioni che spingono l'Italia a investire restano concrete: la riduzione dei costi (47%), il taglio dell'impronta carbonica (33%) e la conformità normativa (30%).
Una visione a 360 gradi per la transizione
Per passare dalla fase delle intenzioni a quella della realizzazione, l'industria italiana deve adottare una visione integrata. Non basta sostituire un componente; occorre un’analisi a 360 gradi che unisca la diagnostica all'ammodernamento dei sistemi motorizzati e all'uso di software di ottimizzazione.
L’obiettivo della prossima fase della transizione energetica sarà quello di operare in modo più "snello e pulito", trasformando i risparmi energetici in un vantaggio competitivo di lungo periodo. Solo superando la frammentazione interna e puntando sulla formazione e sui dati, le aziende italiane potranno trasformare l’energia da un costo critico a una leva strategica di crescita.



