Aumentare l’efficienza della progettazione

LA PAROLA A… TOMMASO ROLANDO –

I componenti programmabili sul campo sono molto usati per sistemi ad elevato contenuto di innovazione, fabbricati in volumi non troppo elevati. Devono sfruttare le tecnologie più avanzate e strumenti economici ed efficaci per lo sviluppo e la progettazione.

L'Italia elettronica pullula di aziende medio-piccole, capaci di generare innovazione. Società che competono sui mercati internazionali e che devono poter esprimere al massimo la loro capacità creativa, realizzando progetti complessi in modo efficiente e in tempi rapidi. Per questo ricorrono spesso ai componenti programmabili sul campo: dispositivi generici che possono essere programmati per realizzare funzioni sofisticate, o addirittura un'applicazione completa con processore, periferiche e interfacce. Quali sono le esigenze specifiche di un progettista, soprattutto di chi lavora nel complesso (e asfittico) mercato italiano? A questa e ad altre domande risponde Tommaso Rolando: responsabile di Altera in Italia, ma soprattutto profondo conoscitore del mercato locale, in cui opera ormai da alcuni decenni.

Qual è la situazione del mercato della microelettronica?

Molto complessa e difficile. Il momento magico dell'inizio del millennio è ormai un lontano ricordo. Non esiste più una “killer application”, un segmento di mercato nuovo ad altissimo potenziale che favorisce crescite esplosive del nostro settore. Non vivremo più momenti di grande euforia, con crescite del volume d'affari superiori al 20%, a livello globale. D'altra parte, non dovremmo neppure avere più cadute rovinose con diminuzioni del fatturato mondiale a due cifre percentuali. Sono convinto che andremo verso incrementi medi annui più modesti: compresi tra il 6% e l'8%. Stiamo assistendo ad alcuni fenomeni che sconvolgono il nostro mondo. La globalizzazione obbliga le aziende di medie dimensioni a fondersi, unirsi, allearsi per affrontare un mercato sempre più ampio e concorrenziale e per disporre delle enormi risorse finanziarie necessarie. Quindi si riduce il numero di attori presenti sul mercato. E questo favorisce il prosperare di società piccole o piccolissime, che puntano tutte le loro fortune su un servizio eccellente, su misura, erogato in tempi rapidissimi. C'è spazio anche per loro, a patto che rimangano snelle ed efficienti: se sono innovative, attente e veloci possono anche spuntare dei buoni margini di profitto.

Quali sono le chance per l'Europa?

Bisogna diffidare di chi è toppo sicuro che in Estremo Oriente si continuerà a fare solo produzione, e che l'Europa rimarrà la fucina dell'innovazione. Ormai anche la progettazione, la definizione di nuovi prodotti si sta spostando verso est. I clienti globali, quelli che influenzano il mercato, stanno spostando risorse di Ricerca & Sviluppo verso i Paesi emergenti. O, addirittura, affidano i propri progetti a società esterne: magari le stesse da cui si fanno poi fare la produzione. È la storia che si ripete. Anni fa, anche i giapponesi iniziarono ad aggredire il mercato dell'elettronica proponendosi solo come produttori di volumi enormi, a costi bassissimi. Si sono accorti in fretta che il vero valore aggiunto è nella progettazione, e si sono adeguati. Poi è stato il turno dei coreani, che hanno seguito lo stesso percorso. Domani anche i cinesi e gli indiani non si accontenteranno più di produrre e basta! Hanno le risorse intellettuali, le università e le conoscenze necessarie. Ma non dobbiamo disperare. L'Europa, per esempio, ha saputo mantenere delle competenze specifiche, a differenza degli Usa. Ci sono alcuni grandi gruppi industriali, in settori importanti, che restano saldamente ancorati al Vecchio Continente: basta pensare alla telefonia cellulare con Nokia. Noi europei siamo anche molto bravi nel concepire prodotti di nicchia, fabbricati in piccole serie ma con margini elevati. Un esempio di successo è la Germania. È la patria di attività molto avanzate, che non potranno mai essere esportate verso la Cina perché generano produzioni con numeri relativamente modesti.

E l'Italia?

La situazione è quanto mai critica. Stiamo pagando gli enormi errori commessi in passato: la cecità politica degli ultimi anni. Se avessimo chiesto a qualunque operatore del nostro mondo, una ventina di anni fa, quali fossero le aziende di successo avrebbe fatto nomi come Olivetti, Brionvega, Sit-Siemens. Che fine hanno fatto queste società? Ormai i grandi attori dell'elettronica italiana sono scomparsi. Ripeto: un esempio lampante di sprovvedutezza politica. Per fortuna è rimasto un tessuto industriale vivace, attivo, innovativo, fatto da piccole e medie aziende.

Di cosa hanno bisogno?

Di grandissima flessibilità. Devono poter implementare la loro idea su silicio alla massima velocità possibile. Devono poter integrare la loro piattaforma senza spendere troppe risorse, e senza doversi rompere la testa per utilizzare strumenti eccessivamente complessi e astrusi. Per questo noi, ad esempio, proponiamo circuiti integrati programmabili che rispondono a esigenze molto diverse: dai sistemi più complessi a quelli più economici. Ma, soprattutto, investiamo moltissimo in software: strumenti per il supporto alla progettazione. Oggi il 50% circa dei nostri costi di Ricerca & Sviluppo sono destinati a realizzare ambienti software che aiutano i progettisti a fare il loro lavoro bene, in fretta e con la minima complicazione possibile. In Italia, ma non solo, è fondamentale ridurre i costi di sviluppo, semplificare le indispensabili iterazioni di progetto: fornire tutto ciò che serve per cavalcare le tecnologie più avanzate in modo semplice. Oppure dare la possibilità di riutilizzare blocchi già esistenti, magari realizzati da altri. Gli IP (cioè i blocchi di proprietà intellettuale) devono poter essere disponibili a un prezzo decente; inoltre deve essere possibile integrarli in un sistema senza eccessivi mal di testa. Insomma, il progettista deve potersi concentrare sulla sua attività primaria: realizzare un sistema finito, senza perdere tempo inutile. Noi ci impegniamo molto per raggiungere questo obiettivo. Abbiamo anche sviluppato delle funzioni complesse: dei processori embedded che possono essere integrati (come struttura software) nei nostri componenti programmabili.

Quindi è indispensabile aiutare i progettisti a lavorare bene, con la massima efficienza. E basta?

Assolutamente no. È indispensabile avere anche una tecnologia all'avanguardia. Oggi, ad esempio, stiamo lavorando con le tecnologie del silicio più sofisticate. I nostri prodotti programmabili integrano alcune centinaia di migliaia di elementi logici e non hanno nulla da invidiare ai dispositivi Asic più complessi. È assolutamente necessario poter proporre le soluzioni tecnologiche più avanzate, capaci di garantire una densità elevata e consumi di potenza ridotti ai minimi termini. È l'unico modo per riuscire a realizzare dei veri e propri sistemi completi integrati in un componente programmabile: quelli che noi chiamiamo SoPC (System on a Programmable Chip, un sistema in un chip programmabile), con tanto di interfacce, periferiche, tutto ciò che serve per implementare un'applicazione. Ovviamente, anche in questo caso, oltre alla tecnologia è indispensabile disporre degli strumenti di progettazione adeguati, che aiutino a diminuire il costo complessivo del progetto e aumentino l'efficienza del progettista. Noi rendiamo disponibili dei tool che costano poche migliaia di dollari, ma offrono prestazioni di tutto rispetto. Software per l'analisi dei comportamenti dinamici, compilatori incrementali ad alta efficienza che fanno risparmiare tempo (e denaro), programmi per analizzare i consumi di potenza. Sono due gli elementi indispensabili: la tecnologia del silicio più avanzata, e gli strumenti di progetto necessari per ridurre al minimo i costi e i tempi della progettazione

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