L’elettronica entra in casa

La domotica, o automazione domestica, è una tecnologia basata sostanzialmente sull’applicazione di automatismi agli impianti presenti nelle abitazioni (illuminazione, alimentazione degli elettrodomestici, riscaldamento, condizionamento, antintrusione) con lo scopo di migliorare il comfort per i residenti e di ottenere risparmi energetici. Il concetto di domotica – che pone l’enfasi sugli aspetti impiantistici - può essere considerato come un sottoinsieme del concetto di “casa intelligente”, che consiste in una visione complessiva comprendente tutte le reti, tutti i dispositivi e tutti i servizi presenti nell’abitazione: la linea Adsl, l’impianto della Tv satellitare, la Tv digitale terrestre, il Pc, la relativa Lan domestica, il televisore, gli elettrodomestici intelligenti, la telelettura dei contatori, ecc. Dal punto di vista dell’industria elettronica, la domotica rappresenta la possibilità di aumentare drasticamente il “contenuto elettronico” degli edifici ad uso abitativo. Una casa costruita con tecnologie tradizionali non contiene elettronica: i suoi impianti consistono quasi esclusivamente di fili e tubi. La diffusione delle tecnologie domotiche dovrebbe avere sulle case lo stesso effetto che le ultime innovazioni hanno avuto sulle automobili: oggi una percentuale significativa del costo di un’auto è dovuta al suo contenuto elettronico, e ovviamente questa fetta di valore costituisce un enorme mercato per l’industria elettronica. I motivi di interesse per la domotica, quindi, continuano a essere molto forti.

Il mercato italiano secondo Assodomotica
Secondo l’associazione Assodomotica, il mercato italiano della domotica è composto da quattro segmenti principali. Il primo è rappresentato dalle applicazioni avanzate riguardanti abitazioni molto grandi, ville e, in generale, residenze private di particolare pregio; in questo caso gli impianti richiedono un progetto personalizzato che coinvolge, oltre all’installatore, anche il progettista o l’architetto. La seconda fascia di mercato riguarda gli impianti realizzati direttamente dall’installatore in risposta alla richiesta dell’utente finale, tipicamente il proprietario di un appartamento. Il terzo segmento è costituito dagli impianti di base forniti a capitolato dalle imprese di costruzione, quindi già compresi “di serie” nei nuovi appartamenti; il quarto, infine, è quello delle applicazioni specifiche rivolte alle esigenze di anziani e disabili. Quanto al terzo segmento, le funzioni di un impianto domotico di base comprendono generalmente la sicurezza antintrusione, la sicurezza ambientale per il controllo di gas e acqua, il controllo della temperatura, il controllo di alcuni punti luce e prese, la predisposizione per la motorizzazione delle tapparelle e per altri servizi. Secondo le stime di Assodomotica, nel 2008 sono stati realizzati in Italia 26.500 impianti domotici (2.500 dei quali di livello avanzato), equivalenti a un fatturato di 106 milioni di euro (38 dei quali dovuti agli impianti avanzati). Sempre secondo i dati pubblicati dall’associazione di settore, attualmente il 90% degli impianti domotici viene installato in abitazioni nuove o sottoposte a ristrutturazione; solo il 10% in case già esistenti. Per valutare le dimensioni del mercato potenziale occorre considerare che ogni anno in Italia si costruiscono circa 300.00 abitazioni nuove, mentre altre 700.000 vengono ristrutturate con il completo rifacimento degli impianti. Queste cifre sono ovviamente soggette a fluttuazioni; l’attuale crisi dell’edilizia si riflette quindi anche sul mercato domotico.

Le applicazioni trainanti
Secondo Assodomotica, in Italia nel 40% dei casi i proprietari di case manifestano forte interesse per le funzioni legate alla sicurezza, un tasso maggiore rispetto al resto dell’Europa. Soprattutto nel nostro paese, quindi, la sicurezza costituisce la funzione base di un sistema domotico e gioca un ruolo trainante per il mercato. Lo sviluppo del mercato dipenderà quindi anche dalla rapidità dell’evoluzione dei sistemi di sicurezza, che dovranno diventare sistemi domotici integrati. L’altra applicazione trainante – sempre stando all’analisi elaborata dall’associazione di settore - è la gestione del comfort ambientale intesa come strumento di risparmio energetico, con la possibilità di tagliere le bollette fino al 30-35%. La domotica inoltre può svolgere un ruolo importante nella gestione e nel controllo delle fonti di energia alternative, come il fotovoltaico e il solare termico. È il caso della gestione di schermi termici che devono essere attivati in presenza d’irraggiamento solare, o dei sistemi d’accumulo passivi che - quando l’irraggiamento solare manca - devono essere protetti da teli motorizzati per evitare il rilascio dell’energia verso l’esterno. In queste applicazioni, semplici sensori di temperatura o di luminosità possono essere usati per chiudere/aprire automaticamente tende, tapparelle, persiane, o per ottimizzare l’orientamento di pannelli solari motorizzati nei vari periodi dell’anno.

Le previsioni
Per i prossimi anni Assodomotica prevede una crescita dei sistemi avanzati (personalizzati) venduti al cliente finale e anche un notevole sviluppo del mercato dei sistemi di base (con funzioni standard) installati dai costruttori edili. Secondo l’associazione, nel 2012 circa il 10% delle abitazioni nuove o ristrutturate sarà dotato di un sistema domotico. Per quanto riguarda il mercato internazionale, la crescita media annua dovrebbe essere superiore al 30%. Assodomotica ritiene che lo sviluppo del mercato domotico italiano sia limitato dalla struttura distributiva del settore impiantistico, troppo vasta e frammentata. Nei diversi settori tecnologici manca la visione d’insieme necessaria per una reale integrazione tra gli impianti; esiste inoltre il problema della scarsa preparazione degli installatori (elettricisti, idraulici ecc.), chiamati a confrontarsi con tecnologie nuove.

Lo standard Konnex
A livello internazionale, la novità più rilevante degli ultimi anni è l’affermazione di un bus domotico standardizzato, che ha preso il sopravvento su una molteplicità di bus in concorrenza tra loro ed è divenuto una norma europea Cenelec. Lo standard in questione si chiama Konnex (in sigla KNX) ed è nato nel 2002 dalla convergenza tra i bus EIB, BatiBus ed EHS. Al momento della sua nascita erano già oltre duecento i costruttori di prodotti conformi a KNX.
La norma europea Cenelec EN50090 “Home and Building Electronic Systems (HBES)” rispecchia direttamente lo standard Konnex, pertanto tutti i sistemi e dispositivi certificati KNX sono automaticamente conformi e compatibili con la norma citata. Cenelec è molto attivo nel settore della domotica: tra le altre cose l’ente europeo ha anche dato vita a un progetto denominato SmartHouse, che si propone di formalizzare una visione d’insieme della “casa intelligente” coordinando la miriade di norme e standard applicabili a una materia così vasta - dalla Tv digitale terrestre fino agli elettrodomestici “bianchi”. Nel 2005 il progetto SmartHouse ha prodotto un Code of Practice che conta 230 pagine.

Impiantistica o elettronica di consumo?
Sebbene il mercato della domotica continui a crescere, il tasso di penetrazione di questa tecnologia è tuttora molto basso in senso assoluto: come abbiamo visto, secondo le previsioni solo il 10% delle abitazioni avrà un impianto domotico nel 2012. Questo dato deve essere considerato soddisfacente o deludente? La risposta dipende anche dal particolare punto di vista industriale che si sceglie di adottare. Come si è detto, la domotica è una tecnologia di estrazione impiantistica, i relativi prodotti vengono venduti tramite i canali tradizionali (materiale elettrico, materiale idrotermosanitario) e installati da elettricisti e idraulici. Le applicazioni residenziali della domotica, inoltre, mantengono un legame con le soluzioni sviluppate per i grandi edifici utilizzati dalle aziende. Forse dal punto di vista della filiera impiantistica un tasso di penetrazione del 10% (dopo una decina d’anni di sforzi) può essere considerato un buon risultato, ma per l’industria elettronica si tratta di un dato deludente. Di fatto le soluzioni domotiche si rivolgono all’utilizzatore finale, cioè al consumatore, al quale offrono vantaggi indubbi ed evidenti: dal punto di vista dell’industria elettronica, quindi, il mercato della domotica deve essere paragonato a quello dei prodotti consumer. Se questo confronto è corretto, un tasso di penetrazione del 10% nel 2012 indica in modo evidente che questa tecnologia non ha ancora “sfondato” ed è ancora ben lontana dal farlo. Quali sono i fattori che tuttora impediscono alla domotica di affermarsi? Certamente non si tratta di problemi tecnologici: le tecnologie necessarie per l’automazione domestica sono relativamente semplici e ben consolidate. E la scarsa consapevolezza dei consumatori (poco informati riguardo ai vantaggi ottenibili grazie alla domotica) non dovrebbe essere considerata come una causa di ritardo, quanto piuttosto come l’effetto di una situazione già di per sé sfavorevole. Le tecnologie di successo si impongono da sole: nessun governo ha mai fatto campagne per promuovere l’ABS nelle auto né tanto meno l’uso dei telefoni cellulari.

Fattori che limitano la crescita
Proseguendo in questa analisi condotta da un “punto di vista elettronico”, pare di poter dire che i principali fattori che limitano la crescita del mercato domotico sono due:

1 - Al momento dell’acquisto di un’abitazione, l’impianto domotico non costituisce un fattore competitivo importante nel confronto tra le case disponibili sul mercato. La scelta di una casa dipende da moltissimi fattori, quasi tutti prioritari rispetto alla possibilità di un risparmio sulle bollette e di un maggiore comfort. Questo stato di cose non cambierà, a meno di eventuali incentivi pubblici (ad esempio uno sgravio fiscale per le case dotate di sistemi che riducono i consumi). Al momento, quindi, nella maggior parte dei casi gli impianti domotici rappresentano soltanto un costo aggiuntivo per i costruttori edili e (spesso) un problema per gli installatori, chiamati ad apprendere nuove tecnologie.

2 - Dopo aver acquistato la propria abitazione, il residente interessato ad installare un impianto domotico è costretto a mettere in conto anche costosi interventi di muratura per nascondere i cavi e deve affidarsi a un installatore che spesso impone un determinato prodotto secondo logiche poco trasparenti. Questi due ostacoli, che sembrano essere sufficienti a scoraggiare molti consumatori potenzialmente interessati, non possono essere scalfiti per mezzo di semplici campagne informative sui vantaggi della domotica.

Un nuovo modello
Se la precedente analisi è corretta, lo sviluppo della domotica potrebbe forse essere accelerato adottando un nuovo modello tecnologico e commerciale. La domotica dovrebbe uscire dal dominio dell’impiantistica per entrare a tutti gli effetti in quello dell’elettronica di consumo. Servirebbe, insomma, una nuova domotica, basata su nuove tecnologie ottimizzate per le applicazioni residenziali. Questa tecnologia dovrebbe soddisfare i seguenti requisiti:

1 - nel caso del “primo impianto” l’adesione agli standard domotici dovrebbe fare risparmiare innanzitutto il costruttore edile, che sarebbe così incentivato ad adeguarsi;

2 - nel caso degli impianti aggiunti come “retrofit” su iniziativa del residente, l’installazione dovrebbe avvenire senza opere murarie e scavalcando del tutto l’installatore elettrico. I prodotti domotici dovrebbero essere pubblicizzati sui media di massa ed essere distribuiti da catene come Media World.

Questi obiettivi possono forse essere raggiunti tramite soluzioni tecnologiche basate su due presupposti:

1 - separare nettamente l’aspetto della “predisposizione” da quello dell’impianto vero e proprio. Il costruttore edile dovrebbe farsi carico unicamente di fornire abitazioni “predisposte” per la domotica e tale predisposizione dovrebbe tradursi per lui in un risparmio, cioè nella possibilità di installare meno cavi (non di più).

2 - Per quanto riguarda l’impianto vero e proprio, di competenza dell’utilizzatore finale, sfruttare il più possibile le comunicazioni wireless, le onde convogliate sui cavi dell’energia e la tecnologia dell’energy harvesting. In questa ipotesi diventerebbe possibile semplificare l’infrastruttura fissa dell’impianto elettrico, che potrebbe essere limitata alla semplice distribuzione dell’energia; sarebbe infatti possibile eliminare del tutto gli interruttori, che verrebbero aggiunti in seguito sotto forma di telecomandi alimentati tramite energy harvesting (come ad esempio i dispositivi prodotti da EnOcean). La stessa tecnologia senza fili e senza batterie potrebbe essere utilizzata per aggiungere termometri, sensori per il rilevamento dell’apertura delle finestre ecc. Ovviamente un modello di questo genere potrebbe essere perseguito solo da soggetti dotati di una forza notevole, che del resto non mancano nel settore dell’elettronica di consumo.

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