L’editoriale di Maggio 2010

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Chip che fanno bene alla salute

Il settore della salute e del benessere darà un notevole impulso alla crescita del mercato globale dell'elettronica. I numeri parlano chiaro. Gli Stati Uniti hanno speso per la sanità, nel 2007, 2.000 miliardi di dollari (2 “trilioni” di dollari, per dirla all'americana). Entro il 2025, il 25% del bilancio americano sarà destinato a spese per la salute della popolazione. Già oggi, il costo della sanità nella sola Germania è più alto dell'intero fatturato mondiale di semiconduttori. I chip, la microelettronica sono forse il solo modo per ridurre queste spese enormi e, soprattutto, per fornire a tutti (anche nelle situazioni più disagiate e nei Paesi emergenti) un'assistenza adeguata.

I primi sviluppi già si vedono. Ci sono produttori di circuiti integrati che hanno realizzato micropompe al silicio: si indossano come un normale cerotto cutaneo e rilasciano insulina nell'organismo di un diabetico, in modo controllato e calibrato. Oppure hanno sviluppato sistemi per il monitoraggio dei parametri fisiologici (pulsazioni, pressione, ecc.). Sono grandi come un orologio da polso; il paziente li indossa e il medico riceve tutte le informazioni necessarie, remotamente e senza lasciare l'ospedale, 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana. Aumenta la qualità della vita e si riducono i costi, perché diminuisce la necessità di controlli periodici. C'è addirittura chi (appoggiandosi alla prestigiosa Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa) sta studiando micro-robot da inserire in modo non traumatico nel corpo del paziente per ispezioni “dall'interno” o per micro-operazioni chirurgiche. L'Italia è all'avanguardia in questo campo.

Tutte queste applicazioni possono avere enormi sbocchi di mercato, in un mondo che sta progressivamente invecchiando. E non richiedono neppure tecnologie particolarmente avanzate: solo grande capacità di innovazione, progettisti con fantasia e voglia di pensare un po' fuori dagli schemi. Possono essere, quindi, terreno fertile per il successo delle nostre vivaci realtà italiane.
Perché no? Dopotutto l'ultimo e più stupefacente connubio tra la salute e le tecnologie microelettroniche nasce da una società svizzera: una prodigiosa lente a contatto con integrato un sensore di sforzo e una piccola antenna che trasmette i dati a una centrale di controllo. Si possono monitorare i cambiamenti di curvatura della cornea e rendersi conto tempestivamente dell'insorgenza del glaucoma.

È il risultato della collaborazione tra Sensimed, vicino a Ginevra, e i laboratori italiani di STMicroelectronics. Il frutto del brillante lavoro di progettisti svizzeri, che si avvalgono anche delle competenze delle Università locali e che hanno saputo trovare un impiego “diverso” per componenti convenzionali come sensori di sforzo o dispositivi per la comunicazione wireless. E allora perché anche non provarci dall'Italia? Ripeto: la sanità è certamente un settore enorme, continuerà a crescere. La microelettronica è l'unico strumento per rispondere a questa richiesta. Chi azzeccherà l'applicazione giusta spalancherà le porte di mercati molto ricchi. Non servono gli ultimi ritrovati della tecnologia. Basta un pizzico di inventiva e creatività e la collaborazione tra esperti di elettronica e biomedicina.

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