I nuovi mercati orientano le aziende al low-cost

MERCATO AUTOMOTIVE –

A dispetto del calo di guadagn

A dispetto del calo di guadagno per veicolo registrato, in Cina e India, dall'elettronica per l'automotive, si stanno però imponendo nuovi mercati che potranno contribuire con decisione al futuro del settore. Secondo i dati forniti dal Semiconductor Applications Report 2008 di Future Horizons, infatti, la produzione di veicoli a motore è in aumento soprattutto nel Far East, da dove attualmente proviene il 23,9% della produzione globale, e dove entro il 2012 dovrebbe localizzarsi il 36% di quest'ultima. In questo contesto, Toyota ha in programma di ripensare radicalmente l'intero processo produttivo, per focalizzarsi sui materiali a basso costo e sulla tecnologia, e creare un'auto a ultra-basso costo per mercati quali per esempio quello brasiliano, cinese, indiano e russo. La Renault-Nissan ha seguito verso questi mercati la strategia di progettazione e produzione tradizionale, e ha sviluppato un'automobile a basso costo da una piattaforma preesistente, derivata dal modello della Clio; la Nissan, poi, ha in piano di produrre presto un simile tipo di auto in Turchia. La Fiat sta usando la piattaforma della Punto per ampliare la propria gamma di auto per i mercati emergenti, e sta lavorando a nuovi progetti presso i suoi stabilimenti in Brasile. Da un Paese esso stesso emergente, Tata Motors ha deciso di produrre un'auto economica e piccola, per il locale mercato indiano, dove sono spesso milioni le famiglie di quattro persone, con bagagli, trasportate su moto o scooters. Non si tratta però di un'impresa facile: per ridurre i costi di produzione, una strategia è certo quella di spogliare il veicolo da tutti gli optional possibili, come l'Abs e alcuni airbag. Ma i sistemi e i componenti, che devono essere economici, non possono mancare di affidabilità. Questo, dunque, darà origine a una notevole pressione sul contenuto di chip presenti in simili auto, sebbene l'incremento nei volumi delle vendite di queste ultime dovrebbe comunque volgersi a beneficio del mercato dei semiconduttori.

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