Il gallio, minerale chiave per GaN, 5G e radar militari è diventato uno strumento di pressione nelle mani di Pechino. E l'alluminio — già al centro delle tensioni sullo Stretto di Hormuz — c'entra più di quanto sembri
Ci sono metalli che finiscono sui giornali finanziari e metalli che finiscono nelle schede tecniche dei chip. Il gallio, fino a pochi anni fa, apparteneva quasi esclusivamente alla seconda categoria. Oggi è entrato in entrambe, con un prezzo che in alcune transazioni ha toccato i 2.100 dollari al chilogrammo — livello raggiunto a inizio marzo 2026 sulla scia delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e dell'inasprimento dei controlli all'esportazione cinesi, con un rialzo che – rispetto ai livelli pre-2023 – supera il 150%.
La traiettoria è nota agli addetti ai lavori, ma la sua meccanica merita di essere ripercorsa. Nell'agosto 2023, un mese dopo l'annuncio delle prime restrizioni di Pechino, il prezzo del gallio a bassa purezza sulla piazza di Rotterdam era già salito di oltre il 43%, per effetto di una corsa agli acquisti preventivi da parte dei clienti internazionali. Il calo non è mai arrivato. A maggio 2025 il prezzo aveva raggiunto circa i 687 dollari al chilogrammo, mentre all'interno della Cina il metallo restava a quotazioni sensibilmente più basse per effetto di un surplus domestico non esportabile. Una forbice di prezzo strutturale, non congiunturale.
La parentesi del novembre 2025
A novembre 2025, Pechino ha sospeso il divieto di esportazione verso gli Stati Uniti su gallio, germanio e antimonio fino al 27 novembre 2026, dopo un incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. I mercati hanno reagito come se fosse un segnale di distensione. Lettura sbagliata. La sospensione non ha eliminato il regime di licenze: ogni spedizione richiede ancora l'approvazione del governo cinese caso per caso. Non si tratta di accesso al mercato, si tratta di accesso condizionato, con un interruttore sempre a portata di mano di Pechino.
Il meccanismo si legge meglio guardando i prezzi. A inizio marzo 2026, il benchmark industriale SMM (Shanghai Metal Market) per il gallio 4N (purezza 99,99%) quotava circa 245 dollari al chilogrammo sul mercato domestico cinese, IVA esclusa. Il prezzo FOB export — quello che paga un importatore europeo prima di aggiungere costi logistici, assicurazione e dazi — si attestava intorno ai 400 dollari al chilogrammo. Il prezzo retail per acquisti in piccoli lotti sul mercato europeo raggiungeva i 2.100 dollari. Un differenziale di quasi 8,5 volte tra la quotazione domestica cinese e il prezzo di mercato occidentale: non una distorsione temporanea, ma la fotografia di un mercato spaccato in due da una decisione politica.
I compratori che durante il blocco del dicembre 2024 avevano costruito catene di approvvigionamento alternative tramite Vietnam, Corea del Sud o trader europei non le hanno smantellate. Il premio pagato per il routing attraverso paesi terzi — stimato tra il 12 e il 18% rispetto alla quotazione diretta cinese — è di fatto il costo di un'assicurazione contro la reintroduzione del divieto dopo novembre 2026.
Perché il gallio è importante per chi progetta elettronica
Il gallio è un sottoprodotto della raffinazione dell'alluminio. Le perturbazioni alla produzione di alluminio causate dall'instabilità geopolitica in Medio Oriente rischiano di ridurre ulteriormente l'offerta disponibile di gallio a livello globale. Non si tratta di filiere parallele. Sono la stessa filiera, vista da angolazioni diverse.
Il gallio è il materiale base dei semiconduttori a base di composti come il nitruro di gallio (GaN) e l'arseniuro di gallio (GaAs), impiegati nei convertitori di potenza per veicoli elettrici, nelle infrastrutture 5G e nei data center. L'adozione del GaN nei powertrain per EV è in forte crescita, secondo le stime di settore, passando da quote limitate nel 2020 a una penetrazione significativa nelle nuove piattaforme del biennio 2025-2026. Il momento peggiore per una stretta sull'approvvigionamento.
Le implicazioni non si fermano al mercato civile. I sistemi radar del caccia F-35 utilizzano componenti a base di gallio: la presenza di fornitori cinesi nelle catene di fornitura della difesa statunitense ha sollevato preoccupazioni esplicite sul piano della sicurezza nazionale.
Dove si trova il gallio fuori dalla Cina
Le alternative esistono, ma sono lente. MTM Critical Metals ha avviato nel Texas un impianto per il recupero di gallio da rottami industriali, con accordi di fornitura vincolati a prezzi minimi — una struttura contrattuale espressamente progettata per resistere alle manipolazioni di mercato cinesi. In Kazakhstan, la raffineria Padvolar punta a produrre 15 tonnellate l'anno a partire dalla seconda metà del 2026 — circa il 24% dell'offerta globale attuale — se i tempi saranno rispettati. Il problema è che, nel settore minerario, raramente lo sono.
Sul fronte europeo, la novità più rilevante è il progetto METLEN in Grecia. La società ha preso la decisione finale di investimento a gennaio 2025, con un impegno da 295 milioni di euro cofinanziato dalla Banca Europea degli Investimenti con 90 milioni nell'ambito del programma REPowerEU. L'impianto, integrato nel complesso "Aluminium of Greece" di Agios Nikolaos, in Beozia, ha già prodotto i primi 5 chilogrammi di gallio in forma sperimentale a gennaio 2026. La produzione a scala industriale è prevista a partire dal 2027, con un obiettivo a regime di 50 tonnellate annue entro il 2028 — un volume sufficiente questo, secondo le stime aziendali, per sostituire integralmente le importazioni europee di gallio. Sarebbe la prima produzione industriale di gallio in Europa da quasi un decennio.
In Australia, Alcoa sta avanzando insieme a Sojitz e JOGMEC su un progetto da 100 tonnellate annue, con la decisione finale di investimento prevista entro il 2026. Se entrambi i progetti rispetteranno i tempi, la produzione non cinese potrebbe crescere di circa 150 tonnellate annue entro il 2028 — dal 2% attuale a circa il 22% dell'offerta globale. Una diversificazione significativa, ma che non elimina la dipendenza strutturale dalla Cina nel breve periodo.
Rio Tinto, infine, ha avviato un progetto di ricerca e sviluppo in Quebec con l'obiettivo di coprire entro il 2027 circa il 5% dell'offerta globale di gallio.
La scadenza da tenere a calendario
La sospensione cinese scade il 27 novembre 2026. Dopo quella data, Pechino può reintrodurre le restrizioni senza preavviso. Gli analisti prevedono rischi di un ritorno al divieto totale, con conseguente decoupling dei prezzi tra mercato cinese e occidentale. Qualsiasi contratto di fornitura che si estenda nel quarto trimestre 2026 porta incorporato il rischio di una nuova chiusura. Per i responsabili acquisti e i progettisti di sistemi che dipendono da GaN o GaAs, quella data è già sul calendario.
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