Distribuire chip in Europa

LA PAROLA A... GEORG STEINBERGER –

Il ruolo della distribuzione, l’andamento del mercato europeo, le aree di prodotto e le applicazioni emergenti, le sfide attuali e future del settore, analizzati da uno dei maggiori conoscitori del mercato della distribuzione di semiconduttori in Europa.

Il Dmass, l’associazione che a livello europeo riunisce fornitori e distributori di semiconduttori, è un’organizzazione che si occupa di raccogliere in modo dettagliato i dati relativi alle vendite del canale distributivo in Europa dei semiconduttori, per ogni Paese del Continente, per tutte le principali famiglie di semiconduttori, dai microcontrollori alle memorie Flash, dagli analogici ai Led. Fondata nel 1989 per il volere di nove importanti fornitori di semiconduttori presenti sul mercato europeo, la partecipazione si è poi largata ad altri soci, fino a includere nel 1992 anche i distributori. Attualmente l’associazione è rappresentativa di circa l’85% del totale del mercato della distribuzione. L’obiettivo dell’associazione è di fornire ai propri membri una serie di strumenti statistici affidabili, in grado di permettere una valutazione delle effettive performance raggiunte nei diversi mercati di riferimento. I dati, raccolti su base trimestrale da Data Dynamics, vengono consolidati e rilasciati unicamente agli associati. Nel corso degli anni questi report si sono raffinati e si sono ampliati fino comprendere 32 categorie di prodotto (dispositivi per Pc esclusi) e 19 Paesi europei, aumentando costantemente la propria credibilità e affidabilità su tutto il mercato industriale. Chairman dell’associazione è ormai da alcuni anni Georg Steinberger, che ricordiamo è anche Vice Presidente per la comunicazione in Avnet Electronics Marketing per l’area Emea, e che possiede una profonda competenza del settore, che abbiamo incontrato, ovviamente nella sua veste di portavoce dell’associazione, per comprendere meglio quello che i numeri promettono e quello che il settore può attendersi da questo 2010.

Come descriverebbe in poche parole il mercato europeo della distribuzione?
Potendo usare solo poche parole posso dire che si tratta di un mercato molto competitivo, che si caratterizza per un servizio di elevatissima qualità, e che si trova ad affrontare alcune importanti sfide: allocazione, posizionamento dei fornitori, normative europee, solo per citarne alcune.

Come è cambiato negli ultimi anni il ruolo della distribuzione sul mercato? Quanto ha impattato su questa evoluzione Internet?
Sono convinto che il ruolo della distribuzione negli ultimi anni non sia cambiato poi così tanto, quanto piuttosto si sia affilato nelle aspettative sia dei clienti che dei fornitori, per quanto riguarda quello che la distribuzione dovrebbe fare e quello che dovrebbe offrire.Certamente Internet ha modificato il nostro modo di operare e oggi questa tecnologia consente non solo di ottimizzare i processi di business, ma può anche essere utilizzata come canale di vendita e di mercato. Credo che Internet rappresenti uno strumento fondamentale e utile per migliorare la gestione del business, ma non credo che possa né oggi né in futuro sostituirsi alla distribuzione.

Quali sono dal suo punto di vista, in questo periodo, le aree geografiche che stanno mostrando le migliori potenzialità? Quali sono invece i segmenti di prodotti che registrano un miglior andamento?
Attualmente non sono ancora disponibili le statistiche finali relative all’andamento del primo trimestre del 2010, ma è ragionevole aspettarsi da questo quarter una ripresa su tutta la linea. I principali Paesi, mi riferisco a Germania, Italia, Regno Unito e Francia, dovrebbero risultare in crescita a un tasso medio compreso tra il 22% e il 30%; l'Europa orientale dovrebbe addirittura mostrare un incremento superiore al 50%; i Paesi dell’area nordica potrebbero registrare anch’essi una crescita, anche se leggermente inferiore alla media; mentre alcuni altri paesi dell'Europa occidentale potrebbero registrare una crescita compresa tra il singolo digit e il 100%. In definitiva, al momento ci troviamo in una situazione ancora molto irregolare. Dal punto di vista delle aree di prodotto, i semiconduttori analogici e i microcontrollori si riconfermano i dispositivi di riferimento per la distribuzione. Tra tutti i maggiori segmenti di prodotto quello che comunque sta registrando l’andamento migliore è sicuramente quello dei Led, che sta vivendo un ottimo momento, trainato soprattutto dalla domanda proveniente dal settore dell’illuminazione generale.

Quali sono a suo avviso i principali cambiamenti di cui sarà protagonista il mercato nel corso di questo 2010?
La ripresa sembra avere preso una curva molto ripida: da un calo di quasi il 25% nel 2009 (con tutte le correzioni al ribasso da parte dei fornitori dal punto di vista delle capacità produttive) stiamo passando a un recupero altrettanto elevato del 25%, che potrebbe ulteriormente aumentare, almeno in questa parte dell'anno. Questa situazione ha avuto come risultato quello di portare all’allocazione e a un generale allungamento dei tempi di consegna. Il book-to-bill, ovvero il rapporto tra quanto viene ordinato e quanto viene fatturato, sta mostrando dei numeri totalmente al di fuori dalla norma, e sono convinto che si dovrà attendere almeno fino all’estate prima di ritornare in qualche modo a una situazione di normalità. E questa di per se stessa è già una sfida importante. Un’altra sfida viene dalla domanda: "Che cosa sta succedendo? Stiamo sperimentando una ripresa sostenibile o avremo un cosiddetto double-dip, a partire dalla fine dell'anno? Un’ulteriore domanda e una ulteriore sfida: “Qual è la prospettiva a lungo termine dell'Europa come mercato per i componenti elettronici e come regione per la produzione elettronica?” Sono convinto che inevitabilmente assisteremo a un ulteriore consolidamento sul mercato, con conseguenze inevitabili per l’intero settore della distribuzione. E, infine, va anche detto, che una ulteriore sfida è rappresentata dal fatto che l’Unione europea non stia certamente aiutando il settore, anzi stia creando più burocrazia di quanto sia necessaria, in molte aree che vanno dall’ambiente ai trasporti.

Potrebbe indicare una tecnologia o un settore applicativo che attualmente in effervescenza e nominare uno che invece non ha ancora raggiunto il suo pieno potenziale?
Credo che l'illuminazione sia arrivata oggi al punto in cui non può che diventare più pervasiva che mai, in modo particolare nel settore pubblico. La sostituzione dei tradizionali mezzi di illuminazione con i Led è evidente e rappresenta ormai un processo irreversibile. Anche nell’ambito dell’Rfid si sta registrando una ripresa importante, nonostante per molti potenziali settori applicativi, non sia ancora abbastanza attraente dal punto di vista dei prezzi. Così come non abbiamo ancora assistito a particolari progressi in materia di veicoli elettrici.

Pensa che sul mercato della distribuzione ci sia ancora posto per un ulteriore consolidamento?
Credo che di spazio ne sia rimasto ben poco, e che la maggior parte del consolidamento sia già avvenuto. Detto questo sono anche convinto che il consolidamento sia parte integrante del Dna della distribuzione. C'è sempre una valida ragione per cui un distributore ne debba acquistare un altro. Lo scorso anno, ad esempio, il settore della distribuzione è stato protagonista di una importante acquisizione: sto parlando di Abacus, la cui integrazione all’interno di Avnet si è conclusa con successo. E la posizione strategica di Avnet non potrebbe oggi essere migliore, in un mercato in espansione come l’attuale.

In questa prima parte dell’anno molti distributori hanno evidenziato un aumento degli ordini rispetto all’ultima parte del 2009. Come sta gestendo la distribuzione questa situazione? I tempi di consegna possono costituire oggi un problema?
Si tratta di un problema davvero enorme. La ripresa oggi è così dinamica tanto quanto lo è stata la flessione più di un anno fa. E l'adeguamento della produzione e dei livelli di inventario non può essere invertita in tempi brevi. Nessuno si può aspettare che, dopo che gli ordini dei clienti sono caduti a picco (con un calo anche del 70%) da un mese all'altro, come è accaduto all'inizio del 2009, e le aziende hanno adeguato la loro produzione e le loro scorte, che quando gli ordini registrano da un mese all’altro un incremento del 70%, tutto risulti in ordine e regolare esattamente come prima della crisi. Nessuna industria al mondo è in grado di gestire queste oscillazioni, senza subire interruzioni nella supply chain.

Avete delle evidenze che l’Europa stia ritornando ad essere più attrattiva dal punto di vista della produzione? Dove vedete nel nostro continente le più interessanti possibilità a livello progettuale? Quali sono in conclusione a suo avviso le maggiori sfide con cui il mercato europeo dovrà confrontarsi?
Sarebbe bello vero? Purtroppo non credo che la produzione in Europa tornerà in grande stile, almeno non nei mercati di massa come possono essere quello del personal computer e delle telefonia cellulare. Ma la specializzazione dell'industria europea di leadership mondiale in alcuni settori continua, e continuerà a trainare le crescite anche a livello produttivo, anche se con bassi volumi. Le aree da guardare con maggiore attenzione sono tante: basta pensare all'ambiente, all'illuminazione, al wireless, all’identificazione in radiofrequenza, al medicale, alla sicurezza, ai trasporti, all’automazione industriale, alla building automation. I mutamenti strutturali trainati dalla globalizzazione necessitano oggi di risposte a livello macro-economico; penso all’istruzione, all'innovazione, a una minore burocrazia, a una serie di aiuti concreti agli imprenditori, a una politica ambientale a lungo termine che utilizzi le tecnologie future e non quelle del passato. Questo purtroppo non sta accadendo, e se sta accadendo si tratta di un processo troppo lento e che arriva troppo in ritardo. Abbiamo bisogno di accelerare il rinnovamento dei fondamentali dell’economia; solo in questo modo l'innovazione, anche nel mercato dell'elettronica, potrà avere una base in Europa. Che oggi ancora esiste, ma che deriva unicamente da singoli sforzi di singole imprese. E il risultato è la perdita della quasi totalità della produzione di massa che continua ad andare verso l'Asia. Vogliamo perdere anche il resto?

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