Cavo superconduttore made in Italy per il data center INFN di Frascati

cavo superconduttore
(cortesia INFN)

Asg Superconductors, società genovese del gruppo Malacalza, e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno siglato l'accordo per il progetto Sure (Superconducting–Reliability & Efficiency), che porterà alla realizzazione di un cavo superconduttore in diboruro di magnesio a perdite pressoché nulle. Il sito pilota sarà il nuovo data center dei Laboratori Nazionali di Frascati dell'Infn, finanziato con fondi Pnrr assegnati al Centro Nazionale ICSC per l'HPC, i big data e il quantum computing.

A guidare il progetto per parte Infn è il laboratorio Lasa di Milano, lo stesso da cui è nato Iris, l'iniziativa da cui Sure eredita i risultati: un prototipo di cavo superconduttivo da 1 GW per il trasporto di grandi potenze elettriche. I Laboratori Nazionali di Frascati si occuperanno invece dell'integrazione della linea nella rete elettrica del sito, misurandone affidabilità e prestazioni in condizioni operative reali. Il finanziamento arriva dal ministero dell'Università e della Ricerca attraverso il Fondo Italiano per le Scienze Applicate, per un impegno complessivo di 5,8 milioni di euro nell'arco di cinque anni, con conclusione prevista nel 2031.

Caratteristiche del cavo superconduttore

Il prototipo che Asg realizzerà negli stabilimenti di Genova avrà una lunghezza di 50 metri, una potenza di 0,6 MW e una parte superconduttiva da 1.500 ampere a 400 volt. Il diboruro di magnesio, materiale scoperto nel 2001, opera a circa 20 kelvin: una temperatura ben più accessibile dei 2 kelvin richiesti dai magneti superconduttori dell'LHC al Cern, e raggiungibile con sistemi criogenici a ciclo chiuso già diffusi in ambito industriale. Secondo Asg, il costo di raffreddamento si riduce così di oltre dieci volte rispetto alle tecnologie superconduttive tradizionali.

Il vantaggio non è solo termico. A parità di ingombro, il cavo in MgB2 può trasportare fino a dieci volte più energia rispetto a un cavo convenzionale, un fattore che secondo Asg apre margini di progettazione anche nei data center collocati in aree densamente urbanizzate, dove lo spazio per le infrastrutture elettriche tradizionali è un vincolo crescente. La tecnologia, inoltre, non richiede l'impiego di terre rare ed è prodotta con una filiera interamente italiana.

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