Ancora incertezza per l’hi-tech italiano

MERCATO ITALIA –

Dopo un 2010 in cui le imprese hi-tech italiane hanno riagganciato la ripresa, ora le attese per la seconda parte del 2011 restano incerte e condizionate agli investimenti in ambito nazionale e a una tenuta della ripresa nei mercati esteri più dinamici. Confermano gli ultimi dati elaborati da Anie.

Il 2010 è stato un anno di luci e ombre per l'industria elettrotecnica ed elettronica italiana, anno in cui il settore ha intrapreso un graduale cammino di uscita dalla crisi, trinato soprattutto dalla ripresa internazionale che ha consentito al settore hi-tech un lieve recupero. Dopo la pesante crisi che il settore ha vissuto nel biennio 2008-2009, il volume d'affari dell'hi-tech italiano nel 2010 è finalmente tornato a crescere del 4,9%, portando la chiusura d'anno vicina ai 56 miliardi di euro. L'elettronica ha registrato la variazione positiva più sostenuta del fatturato aggregato (+5,9%) e l'elettrotecnica è ritornata in territorio positivo (+4,3%). “Il 2010 è stato l'anno in cui l'industria elettrotecnica ed elettronica italiana ha intrapreso un graduale percorso di uscita dalla crisi - ha dichiarato il Presidente di Confindustria Anie Guidalberto Guidi in occasione dell'ultimo incontro con la stampa nazionale a fine luglio, prima di cedere il testimone al nuovo Presidente Andrea Gemme, - Significativo è il contributo che i settori Anie hanno fornito in corso d'anno alla ripresa industriale italiana. Non va dimenticato un aspetto importante. Le tecnologie Anie ricoprono un ruolo abilitante e pervasivo per l'innovazione nei restanti settori industriali e nelle reti infrastrutturali più strategiche per il Paese e possono essere quindi definite strumenti della trasformazione dell'intero sistema produttivo nazionale. Dopo lo slancio inatteso del primo semestre 2010, il cammino intrapreso dalle nostre imprese oltre la crisi - ha proseguito il Presidente Guidi - si mantiene irto di difficoltà e tende a snodarsi a piccoli passi, fra arretramenti e nuove risalite, in risposta a un quadro macroeconomico ancora instabile”.

L'elettronica guarda oltre confine
Questi andamenti hanno permesso al settore di rafforzare il proprio ruolo in ambito europeo: dalle imprese elettrotecniche italiane origina il 12,8% del giro d'affari europeo, dalle imprese elettroniche il 7,5%. “Fra i punti di luce che hanno caratterizzato il 2010 - ha proseguito Guidi - occorre rilevare l'elevata capacità di resistenza e di rinnovamento espressa dalle imprese Anie, che non sono rimaste inerti di fronte alle sfide congiunturali e strutturali, ma hanno rapidamente adottato i cambiamenti tecnologici e organizzativi richiesti dal mercato. L'espansione internazionale alla ricerca di nuovi bacini di domanda ha innescato processi virtuosi, come testimonia la progressiva crescita dell'export”. La ripresa del settore hi-tech è stata infatti sostenuta dal canale estero; oltre il 45% del giro d'affari complessivo proviene dalle vendite oltreconfine, e tale quota è destinata ad aumentare nei prossimi anni a causa dei crescenti fenomeni di riposizionamento competitivo sui mercati esteri. Tutto questo si è tradotto a fine 2010 in un incremento dell'export del 10,5%. Nel dettaglio, le esportazioni dell'elettrotecnica hanno raggiunto i 18,3 miliardi di euro, mentre l'elettronica, che nel periodo pre-crisi aveva mostrato una minore dinamicità nell'agganciare spunti di crescita oltreconfine, ha tratto particolare beneficio dal riavvio delle catene di fornitura e dai legami intra-firm nelle filiere produttive globali, esprimendo in chiusura d'anno una crescita delle vendite estere del 15,2%. L'area ha beneficiato soprattutto dell'andamento della componentistica elettronica (+29,6%) e dell'automazione e misura (+15,1%). “Fra le ombre - ha proseguito il Presidente Guidi - occorre segnalare che le perdite subite dalle imprese elettrotecniche ed elettroniche per effetto della crisi non sono state ancora pienamente recuperate e che, nel frattempo, nuove incognite sono emerse nello scenario globale. I principali fattori che hanno frenato la crescita dei settori Anie nel 2010 si identificano nella costante debolezza del mercato interno, penalizzato dalla carenza di investimenti infrastrutturali, e nelle tensioni non risolte sul fronte internazionale, fra cui si annovera la crescente instabilità nel mercato delle materie prime”. Il contributo alla crescita del canale domestico è stato infatti molto più debole (+4,4%). La scarsa vivacità degli investimenti infrastrutturali nel territorio nazionale, in mercati strategici come l'energia, i trasporti e le comunicazioni, ha depotenziato la domanda di tecnologie sottraendo sostegno alle imprese proprio nei settori più avanzati e innovativi. Il cammino di uscita dalla crisi per i settori Anie non può dirsi ancora concluso. Nonostante i primi segnali positivi, i livelli di attività restano lontani di oltre 20 punti percentuali da quelli precedenti la crisi. Le difficoltà congiunturali continuano infatti a riflettersi anche sui livelli occupazionali, relativi in particolare alla forza lavoro meno qualificata. Inoltre, le forti oscillazioni nei prezzi delle principali commodity impiegate nel processo produttivo si ripercuotono negativamente sui margini delle imprese e sottraggono risorse preziose per gli investimenti più strategici.

Inizio d'anno in recupero
Nel primo semestre del 2011 l'industria elettrotecnica ed elettronica italiana ha mantenuto il percorso di recupero, facendo registrare una crescita del volume d'affari del 5,0%, allineato quindi alle tendenze del 2010. “Nella prima metà del 2011 l'industria elettrotecnica ed elettronica italiana ha proseguito nel graduale percorso di superamento della crisi, grazie ancora una volta al contributo del canale estero. Questo risultato deve molto - ha affermato Guidalberto Guidi - alla capacità delle imprese elettrotecniche ed elettroniche più virtuose, innovative e globalizzate, di cogliere importanti spunti di ripresa oltreconfine, in particolare in quei nuovi mercati extra UE che rappresentano oggi il motore dello sviluppo economico mondiale. Fra questi l'America centro-meridionale, i Paesi Bric e l'Est Europa, aree in cui si sono orientate diffusamente le strategie di diversificazione dei mercati di sbocco portate avanti dagli operatori settoriali”. “Al contrario, si riflette negativamente sulla domanda estera rivolta alle tecnologie Anie - ha proseguito il Presidente Guidi - la difficile situazione nordafricana, regione in cui le imprese avevano acquisito significative opportunità di crescita e in cui, in molti casi, è venuta meno la continuità degli investimenti programmati nel periodo precedente, anche in settori strategici come l'energia e i trasporti”.
Dopo la vivace performance di inizio anno, nel secondo trimestre 2011 sono emersi però alcuni segnali di rallentamento. A inizio 2011 è stata l'elettronica a mostrare un andamento più dinamico, beneficiando dell'onda lunga della ricostituzione delle scorte dei clienti. Le tendenze emerse negli ultimissimi mesi segnalano, invece, il ritorno a tradizionale guida dello sviluppo settoriale dell'elettrotecnica. Anche nella prima parte di quest'anno è stato l'export a sostenere l'uscita dalla crisi delle imprese Anie, seppure a un tasso di crescita più contenuto rispetto a quello sperimentato nel 2010 (+7,0%). Anche nei primi mesi del 2011 la costante debolezza del mercato interno ha continuato ad agire da ostacolo allo sviluppo dei settori hi-tech; pur in un quadro di diffusa criticità, stanno comunque emergendo anche sul fronte nazionale alcune indicazioni di lieve miglioramento. A differenza delle tendenze registrate a inizio anno, il segnale proveniente dagli ordini sembrerebbe indicare un primo recupero - seppur debole - della domanda interna nei prossimi mesi, riferibile in particolare ai comparti dell'elettrotecnica. L'analisi degli ordini fornisce indicazioni contrastanti sulla tenuta della ripresa. A partire dal secondo trimestre 2011 si nota in particolare un rallentamento per l'elettronica, che aveva mostrato una vivace performance nel periodo precedente. Si mantengono più deboli le prospettive per quei segmenti dell'offerta, che sono sfavoriti dalla bassa dinamicità dei consumi pubblici e privati nel mercato interno. Forti incognite rendono più incerto lo scenario in cui operano le imprese nei principali mercati di sbocco europei ed extra europei. Secondo i più recenti dati pubblicati dall'Istat e relativi alle imprese con più di 500 addetti, nel primo quadrimestre 2011 le tendenze occupazionali si sono mantenute negative, pur mostrando un rallentamento del ritmo di caduta che potrebbe far presagire un andamento meno critico nei prossimi mesi.
“Le attese per la seconda parte del 2011 restano incerte -
ha concluso il Presidente Guidi - condizionate a una effettiva accelerazione degli investimenti nel territorio nazionale ed a una tenuta della ripresa nei mercati esteri più dinamici. Le tensioni che sono emerse a livello nazionale e internazionale nel periodo più recente accrescono i timori delle imprese per un rallentamento del ritmo di recupero in chiusura d'anno ”.

Pubblica i tuoi commenti