Stretto di Hormuz, USA e Iran vicini a un'intesa per la riapertura

Washington, Teheran e Mascate sono a un passo da un'intesa provvisoria per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo Axios, Stati Uniti e Iran puntano a un annuncio già nella giornata di oggi, dopo settimane di trattative condotte con la mediazione dell'Oman e, sullo sfondo, di Qatar, Pakistan e Arabia Saudita. L'intesa prevede lo sminamento della corsia mediana dello stretto entro trenta giorni: una volta liberata, la rotta sarebbe utilizzata per il traffico in entrata e in uscita nell'ambito di un arrangement temporaneo di sessanta giorni, propedeutico a un accordo permanente da negoziare direttamente tra Muscat e Teheran. Nei giorni scorsi si sono susseguite telefonate tra l'inviato statunitense Steve Witkoff, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l'omologo omanita Badr al-Busaidi.

Il mercato ha reagito in anticipo rispetto alla firma. Secondo The Washington Times, il greggio Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile e Wall Street ha chiuso su nuovi record, con il Dow Jones Industrial Average che ha superato per la prima volta quota 54.000 punti. In Asia l'ottimismo si è tradotto in un rally diffuso dei titoli tecnologici e dei semiconduttori: il Nikkei ha guadagnato il 3,3%, il Kospi il 4,4% e il Taiex il 3,1%, con Kioxia, SK Hynix e TSMC tra i protagonisti dei rialzi, secondo quanto riportato da Ts2.tech.

Ma c'è un problema. Non è la prima volta che le parti sembrano vicine a un'intesa: tre settimane fa un accordo analogo era dato per fatto, salvo saltare quando l'Iran ha ripreso gli attacchi contro le navi mercantili, riaccendendo due settimane di scontri sull'orlo di un conflitto aperto, ricorda CNN. L'intesa in discussione resta inoltre condizionata alla revoca del blocco navale statunitense contro l'Iran, punto su cui le due parti non hanno ancora trovato una quadra definitiva. Per la filiera elettronica il nodo non è astratto: lo stretto resta il canale attraverso cui transitano elio, gas industriali e una quota di materiali critici per la produzione di semiconduttori, oltre a essere termometro diretto della fiducia dei mercati verso l'intera regione del Golfo.

AMD, ricavi record nel trimestre ma il titolo arretra in borsa

AMD ha chiuso il secondo trimestre 2026 con ricavi record da 11,5 miliardi di dollari, in crescita del 50% su base annua. A trainare il risultato è stata ancora una volta la divisione data center, salita a 6,7 miliardi di dollari, con un incremento del 107% e un peso del 58% sul fatturato complessivo, spinta dalle vendite dei processori EPYC e delle GPU Instinct, secondo quanto riportato da Yahoo Finance. L'utile per azione rettificato si è attestato a 1,66 dollari, sopra il consenso di 1,60 dollari, mentre su base GAAP l'EPS diluito è stato di 1,38 dollari.

Il mercato ha comunque punito il titolo. Nonostante il superamento delle stime, le azioni AMD sono scese di quasi il 9% negli scambi after-hours, segno che gli investitori guardano ormai al ritmo di espansione dell'infrastruttura AI più che al singolo trimestre, riporta Investing.com. Per il terzo trimestre l'azienda guida su ricavi di circa 13 miliardi di dollari, con un margine lordo non-GAAP intorno al 56%: una previsione superiore al consenso di 12,5 miliardi, che implicherebbe una crescita annua del 41% e, se confermata, un secondo semestre 2026 capace di superare da solo l'intero fatturato del 2023.

Il motivo è semplice: la spesa in conto capitale legata ai data center AI non mostra segnali di rallentamento, e i risultati di AMD arrivano nella stessa settimana in cui Anthropic ha impegnato 10 miliardi di dollari per un data center in Norvegia e Samsung ha confermato un segnale di domanda altrettanto robusto nei propri conti trimestrali, secondo quanto ricostruito da Eastern Herald. Per la filiera dei semiconduttori il dato da tenere d'occhio resta il divario tra crescita dei ricavi e reazione azionaria: un segnale che il mercato sta ricalibrando le attese sulla sostenibilità del ciclo di investimenti AI, non sulla sua direzione.

Washington sale a 30 partecipazioni nel comparto tech: sette nuove intese CHIPS Act ridisegnano il modello Intel

Il Dipartimento del Commercio ha firmato il 31 luglio sette lettere d'intenti che destinano complessivamente 874 milioni di dollari di incentivi del CHIPS and Science Act a GlobalFoundries, Kepler, Multibeam Corporation, Extropic, Thintronics, OBSIDIA Semiconductors e Aeluma, secondo l'annuncio ripreso da Fox Business. La notizia risale a qualche giorno fa, ma merita spazio oggi perché sposta in modo netto un precedente che a gennaio sembrava un caso isolato: il modello della partecipazione azionaria statale in cambio di sovvenzioni, inaugurato con Intel nell'agosto 2025, diventa ora la prassi standard per finanziare la filiera dei semiconduttori.

La condizione è la stessa per tutti e sette: il Dipartimento riceverà una quota di minoranza non di controllo in ciascuna azienda come contropartita dei fondi, per "aumentare il rendimento per il contribuente americano", si legge nel comunicato. GlobalFoundries guida la lista con 300 milioni per lo sviluppo di co-packaged optics, la tecnologia che integra la fotonica accanto ai processori AI per ridurre consumi e latenza. Kepler riceve fino a 245 milioni per una nuova classe di memoria AI basata su tecniche 3D e ferroelettriche made in Usa. Il resto dei fondi va a cinque specialisti meno noti al grande pubblico ma centrali nella filiera: Multibeam per il packaging avanzato multi-chip, Extropic per unità di campionamento termodinamico a basso consumo, Thintronics per dielettrici interstrato a bassissima perdita, OBSIDIA per sistemi anticontraffazione nella supply chain dei componenti, Aeluma per substrati fotonici privi di indio-fosfuro.

Seul paga il conto del sorpasso litografico cinese

Kospi giù del 5%, Samsung e SK Hynix bruciano un quarto della capitalizzazione in due sedute

Il listino coreano ha chiuso lunedì 2 agosto con un calo del 5,5%, la seconda gamba di un rovesciamento che in due sedute ha cancellato buona parte del rally di venerdì scorso. Samsung Electronics e SK Hynix hanno perso quasi il 9% ciascuna dopo essere salite rispettivamente del 27% e del 30% nella seduta precedente, secondo i dati riportati da Bloomberg. Il movimento non nasce da un dato macro isolato: è la coda lunga della notizia che il 28 luglio ha spinto ASML ai minimi da giugno, quella di un produttore cinese partecipato dallo Stato che avrebbe avviato la produzione in serie di scanner litografici DUV a immersione.

La differenza tecnica conta. Il DUV lavora a lunghezze d'onda più ampie dell'EUV e resta la tecnologia di riferimento per i nodi maturi, non per il logic più avanzato usato da Apple o Nvidia. Ma è proprio sul DUV a immersione che Pechino non aveva finora prodotto un'alternativa credibile ad ASML, e la sanzione statunitense colpisce l'EUV, non il DUV: un varco che la società dietro il progetto — riconducibile a Shanghai Micro Electronics Equipment e al gruppo Shanghai Electric, secondo la ricostruzione di Wccftech basata su fonti Reuters, punta a sfruttare pienamente.

(E.L.)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome