Buone prospettive future per gli analogici

LA PAROLA A... BOB SWANSON –

La continua diffusione di autovetture elettriche e ibride e le applicazioni di energy harvesting sono due elementi importanti per la crescita del mercato dei circuiti integrati lineari.

Nell’ormai lontano 1981 fu tra i fondatori di Linear Technology, dopo quasi quindici anni trascorsi in varie posizioni di responsabilità all’interno di National Semiconductor. Oggi Executive Chairman di Linear Technology, Bob Swanson ha trascorso gran parte della sua vita professionale occupandosi di circuiti integrati lineari. La sua filosofia è chiara: è necessario avere un portafoglio ricco di prodotti standard capaci di generare buon profitto, venduti a una clientela ampia e diversificata. Nessun dispositivo che faccia la parte del leone e nessun cliente che diventi “troppo” importante e al quale legare mani e piedi le proprie sorti. La società ha circa 17.000 clienti, ma nessuno rappresenta più del 3% del fatturato totale. “Il nostro è un business costruito mattone dopo mattone, un passo alla volta” commenta Swanson. Ed è solido e robusto come un muro di mattoni.

Come avete affrontato la crisi del 2009?
L’abbiamo vista arrivare forse prima di tanti altri ma non ci siamo fatti prendere dal panico. Non abbiamo chiuso fabbriche, non abbiamo fatto ricorso a licenziamenti massicci, ma abbiamo stretto la cinghia, come si deve fare in questi casi. Abbiamo ridotto alcuni salari del 5% ad esempio, e abbiamo adottato la settimana corta. Nessuno ha perso il suo posto di lavoro, tra gli addetti alla produzione. Così, quando il mercato ha ripreso a correre, noi eravamo pronti e abbiamo macinato un record dopo l’altro. Nel trimestre terminato alla fine di settembre, il primo del nostro anno fiscale 2011, il fatturato è aumentato del 6% sui tre mesi precedenti e addirittura del 65% sullo stesso periodo dell’anno scorso. Il profitto netto è aumentato addirittura del 126% rispetto all’anno passato. La crescita è stata in parte limitata dalla capacità di rispondere a una domanda molto robusta.

La crisi è finita?
Il ritmo degli ordini sta un po’ rallentando e i tempi di consegna stanno tornando alla normalità, anche se non credo che ciò significhi che il mercato si stia raffreddando. Il rapporto tra ordini e fatturato è ancora positivo. I clienti però hanno capito che non è più così difficile come una volta ottenere in tempo i componenti di cui hanno bisogno. Quindi si stanno tranquillizzando e ordinano con meno frenesia, tenendo bassi i livelli delle scorte a magazzino. Certo, sarebbe stato impossibile e innaturale continuare a correre alla folle velocità del 2010. Noi abbiamo saputo reagire bene. Non abbiamo mai avuto tempi di consegna eccessivamente lunghi. Oggi stiamo ricostituendo i nostri magazzini di prodotti semilavorati per continuare a offrire un servizio all’altezza delle aspettative. È, ancora una volta, un vantaggio della nostra politica di prodotti: tanti dispositivi standard che non diventano quasi mai obsoleti e che possiamo continuare a mettere a magazzino, certi che il mercato li richiederà, prima o poi. In questo modo riusciamo anche ad avere una struttura finanziaria solida che ci mette al sicuro dagli scossoni del mercato. Utilizziamo in gran parte fabbriche di nostra proprietà, con processi produttivi ottimizzati per i nostri componenti lineari. I circuiti integrati analogici hanno bisogno di “ricette” di produzione speciali e non possono essere realizzati da fabbriche esterne. La nostra macchina manifatturiera e il nostro magazzino di semilavorati (cioè di chip pronti per essere avviati alle ultime fasi del processo produttivo) sono tra i nostri punti di forza e ci permettono di affrontare il futuro senza grossi problemi. Vediamo grandi opportunità all’orizzonte.

In che settori?
Noi abbiamo deciso di non concentrare la nostra attenzione sul segmento dell’elettronica di consumo. Stiamo seguendo con molto interesse alcuni mercati particolarmente promettenti. Il settore dell’automobile, per esempio, sta crescendo molto. Qualcuno prevede che i veicoli ibridi ed elettrici si diffonderanno sempre più: sono applicazioni che richiedono un uso massiccio di microelettronica lineare avanzata e che ci daranno molte soddisfazioni, nei prossimi due anni. Stiamo vedendo solo la punta dell’iceberg. Sono convinto che per noi l’automobile sarà un territorio molto importante. Abbiamo la strategia giusta. Abbiamo capito che i maggiori successi si potranno ottenere non dai sistemi di infotainment per l’auto o dalle apparecchiature di navigazione, dove i produttori di chip saranno costretti a farsi la guerra all’ultimo sangue per pochi centesimi. Noi puntiamo piuttosto sui radar per il supporto alla guida sicura, sui sistemi anticollisione e sull’elettronica per il motore ibrido. Stiamo realizzando soluzioni per ottimizzare la durata delle batterie. C’è molto spazio di crescita e noi siamo all’avanguardia. Non c’è però solo il mercato dell’automobile: nelle telecomunicazioni sta esplodendo il business delle stazioni base. L’enorme incremento del traffico creato dai telefonini fa collassare la rete, se non si provvede a potenziarla adeguatamente. Anche qui servono tanti dispositivi lineari e a radiofrequenza. Ripeto: non ci interessa correre dietro ai chip per i telefonini, dove si deve fare la gara a chi offre il prezzo più basso. Preferiamo affrontare le applicazioni in cui riusciamo a offrire un reale valore aggiunto, per il quale il cliente è disposto a pagare.

Linear ha la fama di avere buoni prodotti ma a prezzi elevati. È vero?
No. Non è così. Certo stiamo attenti a salvaguardare i nostri margini di profitto, a vantaggio nostro e dei nostri clienti che hanno in noi un partner solido. Soprattutto proponiamo soluzioni che danno una risposta concreta ed economicamente conveniente a problemi reali. Un sistema basato sui nostri chip è efficiente e conveniente. È questa la cosa da valutare, alla fine.

Quali sono i nuovi mercati in cui vede possibili spazi futuri di crescita?
Sono convinto che assisteremo a una vera e propria esplosione delle applicazioni cosiddette di “energy harvesting”: i dispositivi capaci di catturare l’energia dispersa nell’ambiente e di riutilizzarla in modo efficiente. Esistono già trasduttori che sequestrano l’energia termica, l’energia cinetica, le vibrazioni, e le trasformano in tensione e corrente elettrica. È un mercato ideale per i componenti analogici che devono riuscire a sfruttare al meglio le poche decine di millivolt in uscita da un trasduttore di “energy harvesting”. Gli sviluppi potenziali sono enormi. Non mi chieda quali, perché forse non glielo saprei dire ma è evidente che in questo campo verranno fatti passi da gigante. Abbiamo presentato, durante Electronica a Monaco di Baviera, una dimostrazione di un nostro dispositivo piezoelettrico usato per realizzare un sensore wireless che acquisisce i dati da un accelerometro a tre assi e li invia a un ricevitore RF ZigBee, sfruttando l’energia presente nell’ambiente. I tempi sono maturi, anche se ci vorrà ancora qualche anno, e i prodotti di base ci sono già. Noi abbiamo tutti gli ingredienti necessari per cavalcare quest’onda che si prospetta come una vera e propria rivoluzione.

Oggi qual è il mercato di riferimento per Linear?
Le applicazioni del mondo industriale, senza ombra di dubbio, rappresentano una quota molto importante del nostro fatturato. Nell’industria c’è la necessità di aumentare l’efficienza energetica e i nostri chip hanno un ruolo insostituibile. Abbiamo una presenza capillare, basata anche su una rete efficiente di distribuzione che ci aiuta a servire bene i nostri clienti.

Quali sono le prospettive future di Linear?
Il fatturato del trimestre chiuso alla fine di settembre è aumentato del 6%. Nei trimestri precedenti eravamo cresciuti, rispettivamente, del 14%, 9%, 21% e 18%. Questo è un segnale di una strategia ben definita e che dà i frutti sperati. Abbiamo aumentato la capacità produttiva riducendo i tempi medi di consegna dei nostri chip. Se manteniamo i ritmi attuali siamo una società con un volume d’affari di 1,5 – 1,6 miliardi di dollari su base annua, con un conto economico solido e risorse manifatturiere proprie. Mi sembra che ci sia tutto quello che serve per affrontare con ragionevole speranza i nuovi mercati che le ho descritto, non le pare?

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