Riflessi tecnologici

PROVINCE E INNOVAZIONE –

Un’occhiata al nord-ovest non fa mai male, soprattutto per capire in che situazione si trova oggi un’area che ha segnato la storia dell’elettronica industriale nazionale.

Ipotizzare, anche solo lontanamente, di riuscire a contrastare la concorrenza dell'Asia in fatto di manodopera è sempre più un'impresa ai limiti dell'impossibile. Ci sono spazi però, dove è possibile puntare su fattori diversi per garantire al proprio catalogo prodotti di riuscire a fare la differenza
Il primo degli spazi che viene in mente in genere è la qualità. Di fronte agli assemblati in arrivo da Oriente è questa una considerazione al limite dello scontato, tutt'altro che immediata però da tradurre in pratica. Affermare una produzione di eccellenza non è un compito facile. Serve infatti una buona dose di esperienza combinata con la capacità di osservare il mercato e riuscire a proporre la soluzione giusta al momento giusto. Uno dei luoghi in Italia dove l'esperienza in campo elettronico non manca di sicuro è il Piemonte, più precisamente i dintorni di Torino, culla di quell'Olivetti che, con tutta probabilità, può essere considerata la più grande realtà italiana del settore nel recente passato. Oggi dell'Olivetti è rimasto poco più del marchio, ma il bagaglio di competenze acquisite negli anni è ancora ben radicato e costituisce ancora il terreno ideale per la crescita continua di un settore che mira, appunto, alla qualità di macchinari e relativi componenti.

Pochi, ma molto buoni
I numeri non sono di quelli clamorosi, indice anche questo di una maggiore propensione verso la specializzazione.  Nel 2011 le aziende registrate dalla Camera di Commercio di Torino sotto la voce Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica erano 72, cinque più di due anni prima. Entrando nello specifico, le cifre si riducono in misura ancora maggiore, arrivando alle sei aziende (raddoppiate negli ultimi due anni) attive nella Fabbricazione di componenti elettronici e schede elettroniche e le otto impegnate nella produzione di Fabbricazione di diodi, transistor e relativi congegni elettronici. Da notare come in questo caso si tratti tutte di aziende con meno di ventiquattro mesi di vita. In crescita anche il comparto delle schede elettroniche assemblate, passate dalle otto del 2009 alle 14 del 2011.
Personalmente, avevo la sensazione di un settore con un numero maggiore di imprese - afferma Ida Vana, Assessore alla attività produttive della Provincia di Torino -. Nonostante negli ultimi anni si sia avviato un processo di accorpamento per reggere meglio la concorrenza con i grandi nomi internazionali, si soffre ancora proprio a causa di questo”.
La tendenza al rialzo dell'intero settore prosegue comunque anche nel corso di quest'anno, con la sola eccezione del settore più generico Fabbricazione di altri componenti elettronici, dove tra settembre 2011 e lo stesso periodo del 2012 le attività registrate sono passate da 204 a 192. Sono invece arrivate a 75 le realtà di Fabbricazione di computer e prodotti di elettronici e a 11 quelle di Fabbricazione di componenti elettronici. “Il settore nella nostra zona è molto trasversale, al punto che spesso l'elettronica va commisurata soprattutto alla meccatronica, vale a dire l'unione con la meccanica e l'ICT - prosegue Vana -. Questa è anche la direzione nella quale ci muoviamo con interventi sul Polo dell'innovazione, favorendo l'integrazione di queste tre linee di sviluppo”.

I numeri del settore
I problemi maggiori al momento sono due: prima di tutto l'approvvigionamento. “Le materie prime arrivano tutte da Paesi stranieri, USA e Paesi asiatici in modo particolare - sottolinea l'Assessore -. Resta comunque un settore in crescita, capace di reggere la competizione e caratterizzato da un tasso d'innovazione molto veloce”. In una situazione del genere sarebbe difficile sostenere il confronto senza una buona dose di competenze acquisite sul campo. Ed è proprio qua che emergono ancora tracce dell'eredità Olivetti. “Tante persone che hanno lavorato a Ivrea - racconta Vana -, negli anni successivi hanno aperto aziende proprie senza rinunciare alle professionalità acquisite e hanno saputo adattarsi alle trasformazioni del mercato”. A fine 2011, secondo InfoCamere, il totale degli addetti nel settore era di 2.779 unità, in leggero calo rispetto ai 2.884 del 2009, contrazione riconducibile quasi per intero al settore Fabbricazione di altri componenti elettronici. Consistente d'altra parte è invece la crescita della categoria Fabbricazione di computer e prodotti di elettronici, arrivata a contare 707 persone contro le 483 di due anni prima. Significativo anche l'aumento, da 29 a 54 tra chi si occupa di Fabbricazione di schede elettroniche assemblate. Confermare questa tendenza richiede però un grande impegno anche sotto un altro aspetto. “È indispensabile una formazione veloce tanto quanto l'evoluzione - conclude Ida Vana -. Spesso le aziende seguono la via interna, mentre dal nostro punto di vista possiamo contribuire con le competenze dei nostri centri di ricerca presso le Università e il Politecnico, realtà all'avanguardia. Dobbiamo però stare attenti e non sederci sugli allori, perché anche la Cina sta investendo moltissimo sulla qualità”.

Progetti particolari
L'impegno, a tutti i livelli non manca, come dimostra anche il progetto Think Up, proposto dalla Camera di commercio di Torino e gestito dal Centro Estero per l'Internazionalizzazione, con l'obiettivo di valorizzare sui principali mercati internazionali l'immagine del distretto ICT piemontese e assistere e accompagnare un gruppo di cento aziende di spicco nelle loro azioni di marketing verso nuovi committenti stranieri pubblici e privati. Un'ottima dimostrazione della bontà d'iniziative come questa s'incontra poco distante da Torino, oltre i confini amministrativi del comune, ma comunque strettamente legata al capoluogo. Si tratta di Tecnilab che dal 1970 è impegnata nella progettazione automatica, nella fabbricazione e nella commercializzazione di materiali per la farmacia e di sistemi didattici multimediali. “Abbiamo messo a punto sistemi di automazione dove il 90% dei prodotti sono realizzati per intero da noi e solo una piccola parte arriva dall'estero - afferma Monica Canta, responsabile marketing di Tecnilab -. Siamo partiti con il settore educational e, successivamente, il livello di tecnologia raggiunto ci ha indotto a cimentarci nel settore della farmacia, con bilance e misuratori di pressione di precisione, per arrivare, una decina di anni fa, anche ai sistemi di automazione”. A differenza di altri, l'azienda piemontese non ha accettato la sfida ad armi impari sui prezzi con la concorrenza asiatica, per lanciare una sfida tutta rivolta alla qualità. “Per le attrezzature da laboratorio lavoriamo soprattutto con l'estero - spiega Canta -. In Paesi come l'Arabia Saudita e il Kuwait, e più di recente anche la Russia, non guardano al prezzo, ma cercano prodotti di alta gamma e con un elevato livello tecnologico, esattamente quelli che riusciamo a garantire grazie a investimenti costanti in ricerca e sviluppo”. Il messaggio appare chiaro. Impegnarsi senza sosta per mantenere un netto divario a livello di qualità dei prodotti è una via che continua a garantire i propri frutti e mantenere tutti i passaggi produttivi sotto controllo rappresenta una garanzia in più. “I componenti elettronici sono affidati a un'altra azienda piemontese, Micro Mega, che li realizza per conto nostro - prosegue Canta -. Noi mettiamo a punto il progetto, compriamo anche il materiale e poi passiamo il tutto a Micro Mega che procede all'assemblaggio seguendo le nostre direttive”. Anche per quanto riguarda assistenza e manutenzione tutto viene gestito dalla sede centrale, ciò per garantire i massimi livelli nell'operato. L'obiettivo resta quello di riuscire a presentarsi al mercato con qualche cosa di unico e, quindi, difficile da contrastare lottando solo sul prezzo. “Proponiamo un prodotto diverso, con soluzioni di gamma più alta - conclude la responsabile marketing -. Certo, facciamo fatica a trasmettere questo messaggio, ma alla fine con l'aiuto dei nostri prodotti ci riusciamo, anche se troviamo più ascolto all'estero che in Italia”.

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