Il 2 aprile 2025 Donald Trump firmava i dazi più estesi e ambiziosi del dopoguerra. A dodici mesi di distanza, la Corte Suprema li ha dichiarati in larga parte incostituzionali, NVIDIA ha perso e poi recuperato 10 miliardi di dollari di ricavi e una nuova “Cortina di silicio” segmenta ormai in modo strutturale l’economia globale.
Nella cerimonia del “Liberation Day”, dal giardino delle rose della Casa Bianca, Trump impose dazi “reciproci” su quasi tutte le importazioni: 32% per Taiwan, 25% per la Corea del Sud, 20% per l’Unione Europea e un totale cumulativo del 54% sulla Cina. “È nata di nuovo l’America,” dichiarò il presidente. Un anno dopo, il bilancio è molto più articolato, in particolare per il comparto semiconduttori, uno degli obiettivi più importanti della misura.
La sentenza della Corte Suprema e l’impatto fiscale
In febbraio 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti ha invalidato gran parte dei dazi introdotti in base all’International Emergency Economic Powers Act. La decisione stabilisce che l’emergenza dichiarata “non aveva un nesso razionale” con le limitazioni commerciali imposte. Il governo federale dovrà restituire circa 166 miliardi di dollari prelevati da oltre 330.000 imprese. Il tasso medio effettivo è sceso dal 27% di aprile 2025 al 13,7% di febbraio 2026: ancora il più alto dal dopoguerra, ma meno della metà del picco precedente.
Semiconduttori: la ristrutturazione è strutturale
Al di là della correzione giudiziaria, la riconfigurazione del settore è ormai consolidata. Taiwan, Giappone e Corea del Sud hanno siglato accordi bilaterali che fissano i dazi al 15% in cambio di nuovi impegni di investimento negli Stati Uniti. TSMC ha confermato un piano da almeno 250 miliardi di dollari e un’accelerazione del sito produttivo in Arizona, con la produzione a 3 nm attesa già nel 2027.
La Cina è rimasta esclusa da qualunque intesa. L’interscambio è ora regolato da tariffe reciproche pari al 145% negli Stati Uniti e al 125% in Cina, configurando una frattura commerciale pressoché totale.
NVIDIA: dal crollo al record
Tra i casi simbolo c’è la parabola di NVIDIA. Il blocco delle spedizioni dei chip H20 verso la Cina nell’aprile 2025 aveva comportato una svalutazione di 5,5 miliardi di dollari e un impatto stimato sui ricavi superiore a 10 miliardi, facendo temere una crisi strutturale. Dodici mesi dopo, l’azienda registra una crescita del 73% su base annua e una guidance per il primo trimestre fiscale 2027 di 78 miliardi di dollari, cinque punti oltre le attese.
La domanda proveniente dai data center dedicati all’intelligenza artificiale in Europa, Arabia Saudita ed Emirati Arabi ha compensato ampiamente l’assenza del mercato cinese. Secondo il Financial Times, NVIDIA ha definitivamente cessato la produzione di H200 destinata alla Cina, riallocando la capacità di TSMC alla piattaforma “Vera Rubin” a 3 nm, in piena produzione per la seconda metà del 2026. Gli ordini di ByteDance, Alibaba e Tencent — circa 400.000 unità per un valore stimato di 30 miliardi di dollari — sono stati annullati dopo i blocchi doganali e la politica cinese “buy local first”.
La risposta cinese: il prototipo EUV
Pechino ha reagito puntando all’autosufficienza. A Shenzhen, un consorzio guidato da Huawei ha presentato il primo prototipo funzionante di macchina EUV, costruito anche con il contributo di ex ingegneri ASML assunti tramite false identità, secondo diverse fonti internazionali. Il sistema genera luce EUV con un’efficienza del 3,42%, ancora sotto la soglia commerciale del 5%, ma sufficiente per minacciare il monopolio olandese. L’obiettivo dichiarato è una produzione autonoma di chip entro il 2028, con stime indipendenti che slittano al 2030.
A un anno dal “Liberation Day”, il principale effetto dei dazi, dunque, non è economico, ma sistemico: la divisione tra i due blocchi tecnologici è diventata materiale. Due ecosistemi industriali, due catene di fornitura, due modelli di sviluppo che avanzano in parallelo. La Silicon Curtain è calata e ogni giorno che passa diventa sempre più difficile sollevarla.



