Elettronica, motore fondamentale dell’innovazione

I sistemi embedded e la comunicazione machine-to-machine stanno vivendo una crescita esponenziale in quanto a sviluppo tecnologico, diffusione applicativa e valore di mercato. Una crescita destinata a proseguire anche in virtù della crescente pervasività di internet negli oggetti sia di uso quotidiano sia destinati alle applicazioni industriali e specialistiche. È ormai sotto gli occhi di tutti come l’Internet delle Cose offra una serie di nuove opportunità di sviluppo non solo nel settore consumer, con applicazioni hi-tech e digitali ormai irrinunciabili, ma anche in contesti più tradizionali che si avvalgono di questo nuovo paradigma per innovare prodotti, processi e modelli di business. Si tratta di un fenomeno che tocca le più diverse applicazioni nel campo dei trasporti, della medicina, dei sistemi automobilistici e avionici, della domotica, dell’edilizia, dell’energia, dell’agricoltura, dell’ambiente e più in generale in tutti quei settori che sono normalmente identificati con il termine “industria”. Il convegno, svoltosi nell’ambito dell’Innovation Day 2015 presso l’Area Pergolesi a Milano, ha visto gli interventi di relatori di prestigio provenienti dal mondo istituzionale, industriale, associativo e accademico ed è stato seguito da una tavola rotonda che ha permesso di sviluppare ulteriormente la tematica dell’innovazione. L’Innovation Day 2015 è culminato con la premiazione di due importanti concorsi: l’Innovation Design Contest, dedicato agli studenti universitari e lo Start-Up Contest, un premio a sostegno delle idee innovative.

 

IoT per cambiare il modo di lavorare e produrre

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L’Innovation Day 2015 è stato aperto da Pierantonio Palerma, direttore editoriale di Selezione di Elettronica, che ha introdotto alla platea di progettisti e imprenditori l’obiettivo della giornata: offrire l’opportunità capire come l’elettronica possa alimentare l’innovazione del business. Apripista del convegno è stato Ivo Nardella, editore di Selezione di Elettronica e amministratore del gruppo New Business Media-Tecniche Nuove. Dal proprio punto di osservazione privilegiato di editore di contenuti multisettoriali e multipiattaforma, Nardella ha rilevato come le dinamiche in atto nelle tecnologie elettroniche richiamino uno scenario già dipinto più di 20 anni fa da un “visionario” imprenditore di origini italiane Nicholas Negroponte, il quale già negli anni 80 si domandava perché i vari oggetti di uso quotidiano non potessero essere dotati di tecnologie capaci di farli dialogare tra loro. “A differenza di altri settori - ha spiegato Nardella - nell’elettronica non si può parlare di un’unica filiera: si tratta di una tecnologia ormai permeata in qualsiasi prodotto, in qualsiasi settore e in qualsiasi filiera. L’avvento dell’Internet delle Cose ha ulteriormente accresciuto quella che già rappresentava un’enorme opportunità. In questo momento di rapida evoluzione, l’Italia ha tutte le carte in regola per mettere a frutto l’innata capacità dell’industria nazionale di creare innovazione e interazioni, una capacità che ha pari in nessun altro paese al mondo”.

 

Situazione e prospettive del mercato elettronico italiano

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Scarica la prseentazione di Pietro Palella di Anie

Pietro Palella, in veste di vice presidente Anie, ha illustrato la situazione e le prospettive del mercato elettronico italiano. Anie rappresenta un mercato che nel 2014 valeva 55 miliardi di euro di fatturato totale, 30 dei quali di esportazioni, con 410.000 addetti. Un dato importante delle aziende elettrotecniche ed elettroniche italiane rappresentate da Anie è che in media investono in ricerca e sviluppo il 4% del fatturato totale, cioè oltre il 30% dell’intero investimento in R&S effettuato dal settore privato in Italia. L’industria elettrotecnica ed elettronica italiana ricopre un ruolo importante nello scenario industriale europeo, collocandosi in seconda posizione per fatturato totale dopo la Germania. Nel confronto europeo la struttura produttiva italiana vede, accanto a grandi realtà, la presenza di numerose piccole e medie imprese, le quali generano oltre il 50% del valore della produzione totale contro il 30% di Francia e Germania. Secondo Palella, questo elemento si è riflesso sulla specializzazione settoriale. La flessibilità tipica delle piccole e medie imprese permette, infatti, di operare in nicchie di mercato innovative, raggiungendo un elevato livello di customizzazione dell’offerta. L’industria elettrotecnica ed elettronica offre un importante contributo alla crescita del manifatturiero nazionale. Il settore origina nel complesso il 7% del fatturato aggregato, il 10% delle esportazioni e il 7% dell’occupazione totale del manifatturiero, affiancandosi di diritto ai tradizionali settori del Made in Italy. In tema di elettronica, secondo i più recenti dati Istat disponibili, il tessuto produttivo si compone di circa 100.000 addetti per un totale di quasi 1.500 imprese. Guardando alla distribuzione per classi di addetti, in linea con il manifatturiero nazionale anche l’elettronica si caratterizza per una prevalenza di piccole e medie imprese. Nonostante un quadro congiunturale critico, l’elettronica italiana mantiene un ruolo importante a livello europeo, rappresentando con una quota che sfiora il 10% sul totale, il quarto paese nell’UE-28 per valore della produzione. Il tema delle dimensioni d’impresa è piuttosto rilevante. Secondo Palella, il 79% delle realtà industriali è costituto da Pmi. Questa impossibilità di fare volume ha probabilmente un impatto diretto con la capacità d’innovazione. Non è un caso che i numeri ufficiali indichino come in Italia s’investa poco su questo aspetto, rimanendo ampiamente al di sotto del 2% della media europea. Palella avverte però che questi numeri non descrivono la vera fotografia di quanto accade: al di là del fatto che gli imprenditori nazionali non gradiscono esporre più di tanto ciò che realmente fanno sul fronte della dell’innovazione, quello che emerge è che nel confronto con i principali paesi europei l’industria elettrotecnica ed elettronica italiana conferma, in un quadro economico critico, un’elevata propensione all’innovazione. Secondo i più recenti dati Eurostat, nel periodo 2008-2012 il settore ha seguito una crescita media annua della spesa in R&S “intra-muros” del 3,5% circa, secondo un andamento in linea con le tendenze espresse dall’industria tedesca e decisamente superiore rispetto ai principali competitor continentali. Un aspetto interessante segnalato da Palella è legato ai progetti proposti per accedere ai finanziamenti europei Horizon 2020: l’Italia occupa il terzo posto in termini di proposte e il ventitreesimo in termini di accettazione, cioè a dire che l’Italia propone molto ma con scarsi risultati. Secondo Palella questo può significare due cose: o le idee proposte non sono valide o sono presentate in modo sbagliato. Alla luce di questi dati e di queste considerazioni, Palella isola alcune riflessioni. La prima, incoraggiante, riguarda il fatto che l’industria elettronica italiana investe in innovazione più della media europea. “È un’industria che per necessità o per scelta ha deciso di puntare sull’innovazione e questo è un fattore importante. È chiaro che se si vuol fare manifattura in Italia occorre fare manifattura innovativa a valore aggiunto: in caso contrario non vi sono le condizioni al contorno”. “Valore aggiunto - continua - significa in primis innovazione; innovazione equivale a competitività del prodotto e questo è un aspetto che l’elettronica nazionale sembra aver capito bene. Purtroppo” - afferma Palella - “per fare innovazione serve massa e questo non pone la nostra industria, costituita in gran parte da Pmi, in posizione favorevole rispetto agli altri paesi europei. Un segnale di questo sono le difficoltà di accesso ai meccanismi di finanziamento europei, uno strumento competitivo estremamente importante da cui traiamo pochi benefici”. Che fare? Palella lo spiega prendendo come esempio proprio l’IoT. “IoT” - prosegue - ha due caratteristiche: è pervasivo, cioè riguarda applicazioni che spesso hanno poco a che fare con l’elettronica, e non presenta barriere d’ingresso elevatissime. Si tratta quindi di un mercato perfettamente accessibile alle industrie di dimensioni medio-piccole tipiche del nostro tessuto produttivo. IoT rappresenta quindi un’ondata d’innovazione alla portata di tutti. Il dilemma fondamentale è uno: o l’industria italiana sarà in grado di accedere a questo e ad altri nuovi mercati o il suo fatturato è destinato a scendere ulteriormente”. La ricetta indicata da Palella per cavalcare l’onda dell’IoT è piuttosto semplice: bisogna fare in modo che le tecnologie incontrino ‘le cose’. Esempi? La microelettronica applicata agli oggetti d’arredamento, alla medicina, all’agricoltura e così via. “Spesso” - ribadisce – “queste cose si trovano in settori diversi, che parlano altre lingue, ma che non sanno di avere delle esigenze o che addirittura non si aspettano delle soluzioni. La tecnologia ovviamente non è una soluzione ma un mezzo. Servono quindi dei solution provider, cioè degli elementi che incarnino le competenze necessarie per trasformare le tecnologie in soluzioni”. “Queste tre entità, cioè tecnologie, cose e solution provider, si devono incontrare in luoghi fisici, ad esempio incubatori o distretti tecnologici. Oltre a questo occorre sfruttare l’enorme serbatoio di competenze scientifiche delle università e dei centri di ricerca”. Il messaggio lanciato da Palella è chiaro: le competenze devono diventare soluzioni. Proprio per questo, chi sviluppa competenze scientifiche non deve pensare che il suo compito finisca li. Occorre formare delle competenze ingegneristiche: in caso contrario le tecnologie rimarranno inutilizzate, e questo il Paese non può permetterselo. A livello europeo e italiano, esempi concreti di realtà capaci di trasferire le tecnologie nel mondo reale non mancano: Il Fraunhofer Institute in Germania, il Leti nei paesi bassi, l’Imec in Francia, il Cefriel in Italia e anche la stessa Anie, che ha istituito in servizio di supporto per aiutare le industrie italiane nel percorso di proposizione necessario per ottenere i finanziamenti europei.

 

IoT e Industry 4.0: modelli e scenari di innovazione

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Scarica la prseentazione di Mirco Masa di Cefriel

Proprio Cefriel, attraverso Mirco Masa, porta alcuni esempi concreti di come l’IoT possa trasformare le idee in valore per il business all’attraverso l’uso della tecnologia. In linea con il tema del convegno, Masa prende in considerazione il campo dell’industria, con particolare riferimento a ciò che oggi è identificato con il termine Industry 4.0. Secondo Masa, quando si tratta il tema dell’IoT, si parla di un mercato strutturato su tre livelli – applicazioni, piattaforme, e blocchi costruttivi – dove domina un’estrema frammentazione . Per realizzare quella che può essere considerata una soluzione IoT occorre sviluppare l’idea andando a integrare diverse applicazioni, diverse piattaforme e diversi blocchi costruttivi. Il modello di riferimento dell’IoT cui s’ispira Cefriel durante lo sviluppo delle proprie soluzioni è declinabile secondo quello che viene definito “triangolo delle competenze”. Un primo livello, quello tecnologico, descrive i dispositivi e i sensori per connettere il mondo fisico al mondo digitale. Un secondo livello - sempre di carattere tecnologico - riguarda la connettività, la raccolta dei dati e il controllo dei dispositivi. A questo livello fanno riferimento aspetti quali la ricerca e la valutazione delle soluzioni disponibili sul mercato, la prototipazione e la parte embedded. Si passa poi al livello delle infrastrutture, cioè il “sistema digitale” dove le tecnologie si esprimono sotto forma di funzioni. Qui si concentrano tutte le attività legate alla sicurezza, alla governance e all’analisi dei dati, come ad esempio l’estrazione degli indicatori di performance e l’arricchimento delle informazioni. Il livello più alto fa riferimento al modello di business, cioè alla valorizzazione e alla monetizzazione delle informazioni, all’integrazione con sorgenti dati esterne, agli aspetti legali o di privacy. Secondo Masa, uno degli aspetti più delicati dell’IoT è definire le infrastrutture intermedie, in particolare le Api standard e scalabili (cioè le interfacce applicative) e i modelli di dati che consentono d'integrare la soluzione con i sistemi interaziendali ed extra-aziendali. Approfondendo il tema delle applicazioni IoT nel campo manifatturiero, Masa ha sottolineato nuovamente il concetto di Industry 4.0 prendendo spunto dalla definizione di Detlef Zuehlke, direttore dei sistemi di fabbrica presso la tedesca DFKI. “Industry 4.0 coniuga IoT alle fabbriche, dando vita a oggetti, macchinari e prodotti più intelligenti ma rendendo anche più intelligente l’elemento umano nel processo di produzione”. In pratica, secondo Zuehlke, Industry 4.0 ha l’obiettivo di fornire all’intelligenza umana tutti gli strumenti per rispondere al meglio alle necessità e alle complessità sempre crescenti del mondo produttivo. Per Masa, il concetto Industry 4.0 è vincente perché sintetizza molto bene quello che sta succedendo: dopo l’era della produzione meccanica, della produzione di massa e dell’uso dell’elettronica e dell’informatica, oggi siamo nel mezzo di una quarta rivoluzione industriale, dove i processi di manifatturieri sono alla ricerca di personalizzazione e differenziazione per rispondere alle nuove sfide dei mercati. La risposta a questi bisogni può e deve venire da un nuovo modo di intendere l’ambiente di produzione, non più limitato nello spazio e nel tempo ma visto come un continuum che va dal design fino al supporto cliente e che contempla un’integrazione sempre più spinta della supply chain, la quale ora abbraccia fornitori, rete vendita e distribuzione. Per poter integrare e gestire questa complessità, le tecnologie digitali rappresentano il principale fattore abilitante. E le migliori espressioni tecnologiche per rispondere a questi bisogni sono le piattaforme IoT e le soluzioni di analisi e visualizzazione per Big Data. Tutto questo, nel concetto di Industry 4.0, va sotto il nome di Cyber Physical System, un sistema di elementi di elaborazione che collaborano per controllare delle entità fisiche. “IoT - ha concluso Masa - si conferma come uno dei key enabler all’interno della vision Industry 4.0”. Il ruolo dell’IoT nell’economia dell’Industry 4.0 è fondamentale ed è testimoniata da alcuni progetti che Cefriel sta portando avanti. Un primo caso riguarda il retrofitting degli impianti di una grande azienda di produzione italiana. Obiettivo del progetto è di tenere traccia e controllare in tempo reale i parametri di produzione e qualità del prodotto. La soluzione proposta consente l'accesso alle prestazioni di produzione per gli operatori della linea di assemblaggio e la gestione degli impianti attraverso un’infrastruttura IoT basata su protocolli standard. Un secondo progetto riguarda la definizione di un’architettura To-Be per uno scenario di produzione multi-sito. Lo scopo è di consentire la raccolta e l’exploitation dei dati distribuiti. Un terzo progetto riguarda una piattaforma di validazione concettuale basata su un’architettura cloud IoT. La piattaforma permette di validare il proof-of-concept attraverso retrofitting dei dispositivi esistenti o per mezzo di simulazioni, declinando poi i risultati sotto forma di applicazioni che consentono di valorizzare i dati.

 

M2M e IoT: nuovi scenari per le imprese

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Scarica la presentazione di Annamaria Di Ruscio di NetConsulting

Annamaria Di Ruscio, analista di NetConsulting Cube, ha ribadito come IoT rappresenti un ecosistema fatto di moltissime componenti che stanno portando a nuovi modelli di business in tutti i settori merceologici. Un aspetto fondamentale è che oltre all’innovazione di processo, Iot sta iniziando a essere una leva per l’innovazione di prodotto, cioè per cambiare il modo in cui le aziende si posizionano sul mercato, che permette di creare un filo ideale tra prodotti materiali e prodotti immateriali. Gli effetti questo cambiamento epocale sono sotto gli occhi di tutti: utility che “regalano” il terminale (che si tratti di telefono, modem o box Tv), operatori sanitari che dotano i pazienti di device per la diagnosi remota, assicurazioni che installano le scatole nere, costruttori di auto focalizzati sulla connected car… gli esempi potrebbero continuare all’infinito, ma ciò che più conta è che il prodotto connesso diventa sempre più spesso “solo” una piattaforma per erogare dei servizi, nuova fonte di profitti o di efficienza. “È un cambio di segno molto importante, di cui si parla pochissimo ma che sta modificando tutti i paradigmi”, ha commentato Di Ruscio, sottolineando come IoT è sì una grande opportunità, ma è anche l’inizio di una rivoluzione del panorama competitivo: quelli che oggi sono clienti, domani potrebbero diventare concorrenti oppure partner. La natura variabile di questi modelli è stata certamente colta in nazioni quali la Germania e la Cina, dove i piani industriali basati su Industry 4.0 sono già una realtà. In Italia lo smart manufacturing è ancora molto ancorato ad aspetti “old-economy”, ad esempio l’ottimizzazione dei processi produttivi, ma la vera essenza di questa evoluzione riguarda l’insieme delle opportunità. “Il valore più grande dell’IoT - ha concluso Di Ruscio - non è aumentare l’efficienza ma è fare dialogare gli oggetti e raccogliere informazioni. I fattori di successo sono 2. Il primo è disporre di un ecosistema: ciò significa che tecnologie, ricerca, design e così via devono mettersi in rete tra loro. Il secondo è integrarsi all’interno di piattaforme che offrano alle aziende dati e soluzioni in tempo reale”.

 

Tecnologie smart per un’industria innovativa

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Scarica la presentazione di Matteo Bambini di National Instruments

Proprio in tema di “dialogo tra gli oggetti”, Matteo Bambini di National Instruments ha illustrato una serie di esempi su come l’IoT stia concretamente rendendo la fabbrica del futuro un luogo di produzione cyber-fisica dominato da uno scambio d’informazioni in tempo reale tra tutti gli elementi che contribuiscono al processo che va dalla progettazione al collaudo finale e oltre. In tale contesto, grazie all’ausilio di dispositivi indossabili e di macchinari intelligenti dialoganti, l’uomo torna sorprendentemente ad assumere un ruolo centrale. Quello che propone National Instruments è il concetto di nodo intelligence “di frontiera”, il quale permette di interfacciare il mondo reale al mondo digitale. All’interno di questi nodi sono previste tre azioni; acquisizione, calcolo e connettività. Questo elemento è ciò che permette di arricchire i sistemi esistenti con una certa dose di “intelligenza”, rendendoli più connessi, misurabili e controllabili. L’approccio National Instruments è stato concretamente implementato nella fabbrica dove si producono gli Airbus, un mostro di complessità frutto di numerosissime operazioni ad alta precisione (ad esempio, 120 milioni di lavorazioni annuali sui fori, di cui il 75% eseguite manualmente). Airbus ha adottato una serie implementazioni Iot rivolte agli addetti, ai macchinari e ai processi. Computer indossabili con cui l’operatore viene istruito in tempo reale, smart glass per la realtà aumentata, attrezzi connessi che vengono informati dell’operazione da svolgere attraverso l’intranet di fabbrica, cyberobot che coadiuvano il lavoro manuale, dispositivi di tracking per il controllo qualità, gestione di processo distribuita e molto altro ancora contribuiscono a materializzare una visione in cui il paradigma IoT è protagonista.

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Scarica la presentazione di Tiziano Modotti di Eurotech

Un’ulteriore esperienza concreta d’implementazione IoT è quella portata da Tiziano Modotti di Eurotech, azienda italiana leader mondiale nel settore dell’elaborazione embedded. La società friulana vanta una serie di successi applicativi in uno spettro di settori estremamente ampio, dall’industria alle ferrovie, dalla logistica alla difesa, dalla sanità all’aerospaziale. L’approccio Eurotech all’IoT è di cercare dei vantaggi multipli e di estrarre dai dati più valore possibile, disseminandolo su più applicazioni. Questo spesso porta i clienti ad adottare nuovi modelli di business impossibili da realizzare senza il contributo dell’IoT. Un esempio è un sistema realizzato per il controllo di chiller di un noto fornitore, che ha permesso non solo di aumentare direttamente l’efficienza energetica dei sistemi ma addirittura di creare nuovo fatturato dai servizi erogati sulla base dei dati di telemetria. Un altro esempio è quello di un’azienda di trattamento acque in ambito ospedaliero che grazie alle tecnologie IoT è riuscita a migliorare il processo di certificazione dei propri sistemi evitando addirittura qualsiasi intervento in loco. Grazie ai sistemi IoT aperti di Eurotech, un produttore di caldaie consumer ha implementato una serie di nuovi servizi di controllo a distanza che prevede non solo la gestione dell’unità da remoto ma anche l’effettuazione della manutenzione predittiva, evitando fermi indesiderati dell’impianto. Conscia del fatto che oggi qualsiasi tipo d’installazione genera moli enormi di dati, Eurotech basa la vision aziendale sul fatto che IoT non significa oggetti fini a se stessi, bensì elementi integrati nei cicli aziendali, cioè dei sistemi di pianificazione, qualità e Crm.

 

La proposta delle aziende

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Scarica la presentazione di Maurizio Pogliani di Linear Technology

Raccogliere dati dal campo può quindi garantire, in qualsiasi business, nuovi elementi di valore e nuovi benefici. Maurizio Pogliani di Linear Technology pone l’accento su un tema determinante nelle applicazioni IoT: l’affidabilità. Soprattutto nei contesti più critici, ad esempio negli impianti industriali, nei trasporti o nelle infrastrutture, l’affidabilità rappresenta un aspetto ancora più irrinunciabile. A tale proposito Linear Technology propone la soluzione SmartMesh di Dust Network, società acquisita nel 2011. Le reti di sensori basate sul protocollo SmartMesh offrono livelli di affidabilità del 99,999%, assicurando una soluzione di rete mesh basata su nodi wireless distribuiti e sincronizzati. I nodi sono alimentati a batteria o in harvesting e si attivano solo quando richiesto, garantendo autonomie fino a 10 anni.

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Scarica la presentazione di Giovanni Tala di congatec

Congatec, nella persona di Giovanni Tala, è invece particolarmente focalizzata sul tema della sicurezza IoT. Con i suoi gateway, la società propone una soluzione che permette di aggregare i dati di qualunque natura, acquisiti dal campo da vari device, erogandoli sul cloud secondo metodologie ad alta sicurezza. La proposta Congatec si declina su Computer on Module, Single borad Computer ed Edm che rappresentano la base per implementare la piattaforma IoT del fornitore hardware sottostante, ad esempio Intel, Freescale, Amd o Texas Instruments.

 

Idee per un futuro intelligente

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Coordinata da Pierantonio Palerma, la tavola rotonda “dalla smart city alla smart home, dalla smart mobility alla smart factory” ha visto sul palco la presenza di un gruppo di panelist di altissimo rango, provenienti dal mondo dell’università, dell’industria e della distribuzione. Obiettivo della tavola rotonda è stato quello di capire sia come l’innovazione possa aggiungere valore al business sia come superare le barriere che ostacolano il trasferimento tecnologico. Fernanda Irrera, docente dell’Università La Sapienza di Roma, ha portato la propria testimonianza segnalando l’esperienza di un progetto multidisciplinare nel settore health realizzato da un gruppo di studenti d’ingegneria in collaborazione con un team di clinici del dipartimento di neuropsichiatria dell’Umberto Primo di Roma. Il progetto (tra i finalisti del concorso Innovation Contest riservato ai tesisti) ha permesso lo sviluppo di un sistema di monitoraggio per pazienti affetti dal morbo di Parkinson (malattia neurodegenerative che colpisce il 2% popolazione over 70 a livello mondiale) al fine di abbinare una terapia farmacologica e di registrare su tempi medio lunghi i sintomi motori che portano al cosiddetto congelamento di deambulazione (FOG), situazione che può aumentare il rischio di caduta e limitare la qualità della vita del paziente. Questa esperienza – secondo Irrera – è stata molto significativa poiché ha permesso di superare i problemi di dialogo interdisciplinare, mettendo a frutto le esperienze di due mondi radicalmente differenti. Medesima esperienza interdisciplinare è quella segnalata da Bruno Murari di STMicroelectronics. Il team di Murari sta lavorando su un progetto relativo al monitoraggio del calcestruzzo attraverso dei componenti elettronici “annegati” nelle colate. Secondo Murari, questo progetto mette in luce come la chiave per applicare con successo l’innovazione sia di identificare delle problematiche di cui non esistono soluzioni. Interdisciplinarità ed elettronica costituiscono un mix che genera nuovi mercati e che inevitabilmente porta a nuovi modelli di business. È ciò che ha segnalato anche Giuseppe Finazzi di Freescale parlando del settore automotive, un mercato dove l’evoluzione del prodotto da semplice mezzo di trasporto a vero e proprio centro di servizi su ruota sta portando a un panorama totalmente inedito. “In un futuro fatto di smart city” ha spiegato Finazzi “è vitale che l’infrastruttura sia in grado di dialogare con il suo elemento più importante, l’auto. Il problema è che oggi i servizi offerti da un’auto sono ancora molto elementari. In prospettiva, l’auto vista come centro di servizi offre numerosissime opportunità e non è un caso se grossi operatori, come Vodafone, stanno investendo molto nell’auto”. “Purtroppo” continua Finazzi “vi sono aziende italiane che operano nel mondo automotive che di IoT non ne sanno assolutamente nulla. Queste aziende hanno bisogno del contributo di università, distretti e startup. Oggi l’auto può essere allo stesso tempo un nodo IoT, un gateway o un cloud capace di generare moltissime informazioni. Il fatto di mettere tali informazioni al servizio di altri ecosistemi apre degli sviluppi inimmaginabili”. Luca Salgarelli, rappresentante dell’incubatore Superpartes, ha ribadito il fatto che molte aziende non hanno ancora le competenze IoT necessarie per affrontare quella “digital transformation” che molte realtà, anche leader, stanno vivendo più come problema che come opportunità. In tema di opportunità Salgarelli ritiene che, soprattutto nelle applicazioni industriali, l’IoT offra l’immenso vantaggio di poter monitorare capillarmente ciò che succede sulle linee di produzione, accedendo a un patrimonio d’informazioni attualmente sottoutilizzato. Una seconda opportunità legata all’IoT è la sicurezza, intesa sia come safety sia come security. Che si tratti di protezione in ambito industriale, di sicurezza personale o di tutela degli ambienti, l’IoT consente di raggiungere i livelli di scalabilità e d’integrazione indispensabili per affrontare le applicazioni del futuro. Per Vincenzo Purgatorio, responsabile di Digi-Key, l’IoT sta stimolando la fantasia dei progettisti e delle aziende, favorendo la nascita di business model totalmente nuovi. Un aspetto importante segnalato da Purgatorio è che le idee nuove arrivano soprattutto dalle aziende medie e piccole, ma anche da tantissimi player completamente nuovi. “Questo” ha spiegato Purgatorio “conferma che le barriere d’ingresso in questo mercato non rappresentano un problema. Grazie a IoT la grande azienda o il piccolo progettista sono praticamente sullo stesso piano”. “Ciò che chiedono oggi i clienti è soprattutto supporto. Ciò riguarda non solo l’aspetto tecnico, ma anche la possibilità di fare conoscere al mercato le loro idee: per quanto ci riguarda stiamo cercando di favorire questi processi mettendo a disposizione in forma completamente gratuita i nostri tool”. Il tema del trasferimento tecnologico rappresenta sicuramente uno dei grandi problemi che si trovano quotidianamente ad affrontare sia i numerosissimi player che stanno emergendo nel mercato IoT sia le aziende più consolidate. Università, istituzioni, incubatori, ma anche imprese private, rappresentano i canali che dovrebbero favorire per queste realtà l’accesso alle tecnologie. Ma qualcosa spesso non funziona. Fernanda Irrera è convinta che per il mondo universitario valorizzare le proprie idee facendole uscire sul mercato rappresenti ancora un miraggio. “Come universitari siamo coscienti che questo è un obiettivo cui dobbiamo aspirare, ma storicamente abbiamo sempre sofferto del gap che esiste tra ricerca e mercato”. Anche Luca Salgarelli ha confermato la mancanza di collegamenti tra i vari attori dell’industria, sostenendo però che “gli incubatori come Superpartes hanno proprio questo ruolo”. Secondo Giuseppe Finazzi, da qui a 5 anni il 50% del parco clienti di una qualsiasi società sarà costituito da nomi nuovi: proprio per questo l’industria deve collaborare con le università. È proprio da lì che usciranno i nuovi clienti del futuro. “Come fornitori di tecnologie” ribadisce “dobbiamo investire sulle università, ma anche sugli innovation campus e sulle start-up. È uno dei nostri compiti, anche se il ritorno dell’investimento non sarà immediato”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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