Buone chance per l’Europa elettronica

LA PAROLA A… MALCOLM PENN –

Le prospettive per il mercato dell’elettronica sono positive, nel 2008. L’Europa potrebbe tornare a giocare un ruolo importante sul palcoscenico mondiale, ma non deve perdere la sua cultura manifatturiera. Produrre anche in Europa si può, in modo efficiente e competitivo.

Non sono molti gli esperti che sappiano interpretare correttamente le evoluzioni e le rivoluzioni della microelettronica mondiale. Soprattutto, pochissimi sono in grado di fare delle previsioni attendibili interpretando i molteplici segnali, spesso discordanti tra loro, che provengono dal mercato. Uno dei “guru” più rispettati è Malcolm Penn. Fondatore e presidente di Future Horizons, l'inglese Penn spesso si pone fuori dal coro, con analisi e opinioni controcorrente, ma che, alla fine, si rivelano azzeccate. Non è certo un caso se gli ormai consueti seminari periodici di Penn vedono confluire il gotha mondiale della microelettronica: amministratori delegati e top manager si riuniscono per discutere, approfondire la loro reciproca conoscenza ma, soprattutto, per ascoltare Penn e gli esperti di Future Horizons. In ottobre, Penn ospita a Praga un dibattito su come evolve il ruolo del progettista elettronico in un'era in cui la tecnologia permette di realizzare chip sempre più densi, che si riconfigurano dinamicamente e contengono funzioni per la gestione di dati, voce, video, internet…

Crescerà, e di quanto, il mercato mondiale dei chip nel 2007?

I nostri modelli previsionali fanno immaginare un aumento complessivo del mercato dei componenti a semiconduttore intorno al 4-6%, a livello mondiale. In Europa la crescita potrebbe essere lievemente inferiore. Questo andamento è causato da due fattori: un continuo e considerevole aumento dei volumi, cioè del numero dei pezzi assorbiti dal mercato; che viene però controbilanciato da una forte tensione sui prezzi di vendita che sono scesi e che fanno fatica a stabilizzarsi. Nella prima parte dell'anno, in alcuni segmenti di mercato abbiamo assistito ad una vera e propria battaglia sui prezzi. Particolarmente critica la situazione delle memorie e dei microprocessori: sul campo sono rimasti morti e feriti. L'industria si è trovata a fare i conti con una capacità produttiva che, per alcuni prodotti, superava la domanda: le fabbriche, insomma, producevano troppo. Inoltre ci sono state aziende che hanno usato l'arma del prezzo per acquistare quote di mercato. Ora la situazione è un po' più calma. Sono convinto che i prezzi si stabilizzeranno, in dollari e in euro.

Possiamo già provare a immaginare come sarà il 2008?

Il 2007 terminerà su delle note positive: è ormai alle nostre spalle il tempo in cui la produzione era eccessiva. Il numero di pezzi venduti cresce sempre, per due motivi: anche nel 2008 le economie mondiali continueranno la loro corsa sostenuta al rialzo con tassi di crescita di tutto rispetto; la microelettronica diventa sempre più un elemento indispensabile per lo sviluppo di molti settori industriali. La battaglia sui prezzi si attenuerà notevolmente, e quindi, nel complesso, il panorama è sicuramente positivo. Noi immaginiamo che nel 2008 il mercato mondiale dei chip possa crescere del 14%, in dollari. In Europa, l'incremento potrebbe raggiungere il 12%. Ma tutto questo avverrà senza grossi scossoni. Non ci saranno variazioni preoccupanti nei tempi di consegna della maggior parte delle famiglie di dispositivi a semiconduttore, né prevediamo grossi cambiamenti nei prezzi.

Quali sono i segmenti di mercato da seguire con maggior attenzione, soprattutto in Europa?

Storicamente l'Europa ha i suoi punti di forza nei sistemi per l'automobile e nelle telecomunicazioni, che continuano ad essere elementi trainanti per il Vecchio Continente. Stanno facendosi strada, inoltre, anche alcune applicazioni del settore industriale, con ottime prospettive di crescita. Gli europei, per esempio, hanno raggiunto traguardi molto interessanti nella strumentazione medica e nei sistemi per l'illuminazione e l'illuminotecnica. Il mercato cosiddetto "industriale" è costituito da una miriade di sotto segmenti e applicazioni diverse: alcune di queste hanno tassi di crescita fenomenali e potrebbero essere alla base di una crescita accelerata del mercato europeo della microelettronica.
I componenti a semiconduttore sono sempre più complessi, completi e integrati.

Cosa cambia, dal punto di vista del progettista?

L'attività di progettazione elettronica diventa sempre meno "meccanica" e richiede sempre più al tecnico e al progettista di utilizzare la propria intelligenza in modo attivo e proattivo, applicando anche conoscenze interdisciplinari. Oggi può capitare che per progettare un sistema elettronico di successo sia necessario avere conoscenze di biologia o delle moderne tecniche farmaceutiche. Non basta più mettere insieme tanti transistori. Bisogna anche essere creativi e intelligenti. E in questo noi europei siamo bravi, forse più bravi dei nostri colleghi di altre parti del mondo. Abbiamo eccellenti università e centri di ricerca all'avanguardia. Questa potrebbe essere la chiave del nostro successo. Anche se, purtroppo, solitamente quando si va verso la produzione di grandi quantità cediamo le armi.

In questo nuovo scenario, quali sono le società di chip che hanno le maggiori possibilità di successo?

Sono convinto che NXP e STMicroelectronics abbiano le carte giuste, in quanto hanno un know-how e delle competenze a 360 gradi, in molti segmenti applicativi. Hanno una gamma di prodotti molto ampia, non limitata solo a poche famiglie di grande successo, un buon portafoglio di tecnologie d'avanguardia e, soprattutto, hanno capito che l'evoluzione della microelettronica richiede anche competenze nuove, multidisciplinari. Sono due società europee, due campioni europei che potrebbero riservarci grandi soddisfazioni.
Alcuni grandi produttori di chip, tra cui anche quelli che lei ha citato, stanno vivendo un periodo di grande trasformazione.

Come ne usciranno?

C'è poco da dire. Le scelte che stanno intraprendendo sono quelle giuste, ma richiedono una grande capacità di ristrutturare, e di modificare a volte anche radicalmente alcune abitudini del passato. Credo che il loro successo dipenderà dalla loro capacità di gestire questa profonda trasformazione, industriale e culturale.

Cosa cambia per l'Europa (e per l'Italia) il fatto che ST abbia deciso di ridurre gli investimenti in alcune tecnologie di base?
Non credo che cambi molto. ST si è alleata con Intel e Ibm. Alla fine, le competenze tecnologiche rimarranno in Europa grazie anche a queste alleanze; il problema per l'Europa non è tanto la tecnologia, quanto la volontà di disporre di macchine manifatturiere competitive, in grado di sfornare i volumi di produzione richiesti dai mercati mondiali. Sembra che l'Europa non abbia lo “stomaco” necessario per affrontare le problematiche della produzione di massa. E non è un aspetto che può essere affrontato dalle singole aziende. Richiede uno sforzo concertato della politica, dell'Unione Europea. Non è vero che in Europa non si possa produrre, o che ci siano eccessivi problemi di costo e di produttività: basta guardare il caso di aziende ben gestite, saldamente controllate come Bosch. Società che primeggiano nei rispettivi settori e che in Europa producono tanto, bene e in modo competitivo.

È vero che alcune produzioni di sistemi elettronici stanno rientrando dall'Estremo Oriente in Europa?
In effetti, molti si stanno accorgendo che produrre in Cina non è poi così semplice. Ci sono enormi problemi logistici. È necessario un accurato controllo della qualità e, inoltre, la Cina sta diventando sovrappopolata di fabbriche e tenderà inevitabilmente ad essere meno competitiva. Credo che sia ineluttabile ad un certo punto un riflusso delle produzioni in Europa. Certo, se allora l'Europa si sarà dimenticata come si fa a fabbricare, se avrà perso la sua cultura manifatturiera per miopia strategica… allora sì che saranno guai!

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