La sicurezza viaggia in auto

Car security

Secondo la statunitense Grand View Research, il mercato globale dell'elettronica automotive raggiungerà la ragguardevole cifra di 279.960 milioni di dollari entro il 2020. La crescente domanda di sistemi avanzati di assistenza alla guida e di sistemi di infointrattenimento di alta qualità sono alcuni dei fattori che dovrebbe accompagnare lo sviluppo dell'elettronica automotive nel corso del periodo di previsione. Il continuo incremento del numero di componenti elettronici utilizzati dai produttori di automobili ha messo in luce nuove opportunità per i fornitori. Sistemi di chiamata di emergenza, interblocchi legati al tasso alcoolico nel sangue, sistemi di registrazione, scatole nere, telecamere e varie altre tecnologie contribuiranno a stimolare lo sviluppo, benché l’alto livello di complessità e la mancanza di consapevolezza generale sui sottosistemi possano ancora rappresentare degli ostacoli che potrebbero frenare parzialmente il mercato.
Proprio per questo, secondo l’analisi, gli Oem si stanno concentrando sull'innovazione di prodotto seguendo vari percorsi, primo tra tutti la razionalizzazione delle piattaforme modulari. Ulteriori risultati chiave dello studio suggeriscono come la maggiore penetrazione dei veicoli elettrici e ibridi potrà contribuire con una spinta aggiuntiva alla domanda di elettronica automobilistica. La riduzione dei costi del prodotto, la crescente sensibilità sugli aspetti ambientali e l’incremento della capacità delle batterie avanzate agli ioni di litio, apriranno la strada a nuovi segmenti applicativi soprattutto nel settore del controllo per il corpo del veicolo (luci, sicurezza e così via), della trasmissione, delle funzioni Adas (Advanced Driver Assistance Systems), della sicurezza o dell’infotainment. L’area Adas è una delle più promettenti, con una forte crescita prevista nel corso dei prossimi sei anni. Tale crescita è attribuibile a rigorose norme di sicurezza che hanno portato all'adozione su larga scala di sistemi di protezione attiva nelle auto moderne. Un’altra area di grandi opportunità è quella dei sistemi di infotainment, con soluzioni sempre più orientate all’eco-efficienza, alla sicurezza e al comfort. In tale contesto, la domanda di memorizzazione dei dati in-car per supportare funzioni e applicazioni sempre più sofisticate rappresenterà uno dei principali driver di crescita.


Non solo gadget
Al di là delle dotazioni di primo equipaggiamento, sul mercato si stanno affacciando numerosi prodotti - per lo più rivolti all’area della sicurezza personale e di guida - che stanno gradualmente ricavandosi un ruolo non più da semplici gadget, bensì da equipaggiamenti aftermarket. Così come successo in passato con i sistemi audio o i navigatori, è presumibile che anche questi prodotti entreranno gradualmente a far parte delle dotazioni standard dei veicoli a partire dalle classi più alte. Vediamo in dettaglio qualche esempio.

Comunicare in sicurezza
Lo scorso anno, il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che, a partire dall’aprile 2018, impone che tutte le automobili nuove siano equipaggiate con la tecnologia eCall. Per quella data, eCall sarà perfettamente funzionante in tutta Europa, consentendo, in caso di grave incidente, di allertare in tempo reale il 112, cioè il numero unico d'emergenza europeo. eCall è un’iniziativa continentale che ha l’obiettivo di garantire, su tutto il territorio dell’Unione Europea, un accesso rapido ai soccorsi stradali in caso di incidente grave. Come funziona il sistema? Nel momento in cui l'apparecchio eCall all'interno del veicolo rileva un forte impatto (attraverso dei sensori simili a quelli degli airbag), genera automaticamente una chiamata gratuita di emergenza al 112, il numero unico europeo cui fanno capo i Public Safety Answering Point locali. Una eCall è una normale telefonata vocale cui si sovrappongono 140 byte di informazioni detti Msd (Minimum Set of Data). Questi byte contengono l’ubicazione geografica esatta dell’incidente, la collocazione temporale della chiamata, la direzione di marcia, la targa e il tipo di veicolo, il carburante usato, i sensori che sono stati attivati, il Service Provider da informare (nel caso l'utente abbia sottoscritto un apposito contratto aggiuntivo) e altri dettagli. Il centro di sicurezza trasmette quindi l'esatta localizzazione dell'incidente e altri dati alle strutture preposte al soccorso. È utile sottolineare che una eCall può essere attivata anche in modo manuale tramite un apposito pulsante e che quando il servizio non è attivo il veicolo non viene tracciato. Indipendentemente dal modo in cui viene effettuata la eCall, oltre alla trasmissione automatica dei dati verrà anche stabilita una connessione vocale tra il veicolo e il centro di soccorso. In questo modo, qualsiasi passeggero dell'auto in grado di interloquire con l’operatore del centro di soccorso potrà fornire ulteriori dettagli sull'evento. Le stime indicano che questo tipo di servizio permetterà di ridurre fino al 60% il tempo di intervento dei soccorsi, salvando oltre 2.500 vite umane l’anno.

La scatola nera
Presto, potrebbe diventare obbligatorio montare su tutte le vetture la scatola nera, un dispositivo satellitare che, se montato sul veicolo, monitora e registra tutte le informazioni sul mezzo e sul comportamento del suo conducente alla guida. Lo scopo principale di tale strumento, che già oggi in Italia ha una penetrazione superiore rispetto agli altri paesi, è la riduzione delle frodi assicurative, dovute spesso alla falsa ricostruzione degli incidenti. La disponibilità di dati più precisi da valutare in caso di sinistro potrebbe avere e la conseguente diminuzione delle truffe, con un calo dei costi assicurativi con un beneficio evidente per il consumatore. Oltre a incidere positivamente sul fenomeno delle frodi, la scatola nera permette anche ausiliare il ritrovamento dell’auto in caso di furto o di inviare richieste di soccorso stradale. Le scatole nere trovano anche interessanti applicazioni per la gestione delle flotte, ad esempio nel noleggio auto o nei trasporti su gomma. Nel campo assicurativo, la scatola nera rientra nell’ambito dei pacchetti di servizi offerti da società specializzate o direttamente dalle compagnie. Un esempio di eccellenza è Octo Telematics, giovane azienda romana che per prima ha realizzato un sistema di controllo via Gps delle auto e che oggi detiene il 45% del mercato mondiale. Octo non produce autonomamente scatole nere, ma le acquista da produttori in tutti i paesi del mondo nei quali opera. In Italia, per esempio, Magneti Marelli e Meta System. Attraverso i propri centri di controllo, la società mette a disposizione dei gruppi assicurativi tutte le informazioni acquisite dalle black box installate sulle automobili. I dati raccolti consentono, attraverso la profilazione dell’assicurato, la definizione puntuale del rischio associato all’utente e la personalizzazione delle polizze RC Auto, dette anche “pay as you drive”, sulla base di parametri oggettivi quali: percorrenze chilometriche, tipologia di strada percorsa, tempi d’uso effettivo del veicolo e, addirittura, stile di guida. Altro esempio è Viasat, azienda Italiana leader in Europa nei sistemi di sicurezza satellitare e player di primo piano nella gestione dei big data. La società vanta un’esperienza consolidata di oltre 25 anni nel mercato Lbs (Local Based Services), con oltre 2 milioni di apparati prodotti per il mercato dei Telematics Service Provider a livello mondiale, più di 7 miliardi di posizioni all’anno per i veicoli privati e aziendali e circa 1 miliardo di posizioni ogni anno per i veicoli pesanti per un volume complessivo superiore agli 8 miliardi di chilometri percorsi all’anno (53 volte la distanza tra Terra e Sole). Questa enorme mole d’informazioni, se opportunamente gestita ed elaborata, consente di generare straordinarie opportunità di business per le aziende che decidano di sfruttare la telematica per ottimizzare e rendere più efficiente la gestione delle proprie flotte. In tema di scatole nere, Viasat propone BluBox, un innovativo localizzatore satellitare che integra funzionalità Gps e Gsm e accelerometro triassiale per il rilevamento degli urti. Installata a bordo del veicolo la scatola registra, memorizza e comunica alla centrale operativa Viasat i dati percorrenza e quelli di un’eventuale collisione, consentendo di individuare la posizione dell'auto e della persona in difficoltà ovunque si trovino. I dati analitici, rilevati dalla BluBox, diventano pertanto uno strumento fondamentale per l’elaborazione di statistiche di utilizzo del veicolo, permettono in caso anche la ricostruzione telematica della dinamica di un crash. BluBox è dotata inoltre, di funzioni automatiche capaci di segnalare immediatamente un allarme crash geolocalizzato, e consente alla centrale operativa di coordinare l’intervento dei mezzi di soccorso. In caso di furto, infine, le funzioni di tracking e di blocco avviamento motore, facilitano il ritrovamento del veicolo rubato. Il tasto di emergenza consente di attivare un contatto diretto con la Centrale Operativa per ricevere assistenza.

Guida in stato d’ebrezza?
È una delle principali cause di incidenti (il 39% di incidenti mortali negli Usa), è sanzionata con severità dalle leggi, ma la guida in stato di ebbrezza spesso non è percepita dagli automobilisti come effettivamente pericolosa. L’elettronica può fornire un aiuto e scoraggiare comportamenti azzardati attraverso opportuni sensori in grado di rilevare il grado alcolico, bloccando l’accensione qualora siano superati i livelli di guardia. La soluzione al problema non è così semplice. Gli attuali alcolometri tendono infatti a perdere sensibilità con l’uso (letteralmente, si ubriacano). Tuttavia la sperimentazione è nel pieno dello sviluppo e soprattutto nel nord Europa hanno già fatto la loro comparsa le prime regole. In Italia Ania, la fondazione per la sicurezza stradale, sta analizzando i sistemi alcol-lock (cioè quelli che inibiscono le funzioni della vettura) maggiormente diffusi per valutarne l’effettiva efficacia. Uno dei dispositivi più avanzati è quello proposto dall’azienda padovana Tsem. Si tratta di Keeper, un innovativo sistema telematico per la prevenzione degli incidenti stradali e per il monitoraggio dei parametri di guida. Keeper coniuga le già consolidate tecnologie di localizzazione satellitare del veicolo con sistema di comunicazione Gsm/Gprs e di allarme automatico in caso di incidente affiancandole con una serie di caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere. In particolare Keeper è l’unica scatola nera che integra la tecnologia brevettata Angel (Analyzer for gas expiratory level) garantendo il costante monitoraggio del tasso alcolemico del guidatore tramite strumentazione sensoristica e complessi algoritmi di calcolo che non necessitano in alcun modo dell’azione del guidatore per effettuare il test (scongiurando l’aiuto di qualche passeggero compiacente). La tecnologia Angel svolge un monitoraggio continuo con cadenza delle rilevazioni ogni 10 secondi, garantendo grande precisione anche in condizioni critiche (finestrini aperti, aria condizionata o altri “disturbi”): la presenza di alcol è rilevata direttamente nell’abitacolo, distinguendo il respiro del conducente da quello dei passeggeri.
Oltre a segnalare lo stato di ebrezza al conducente, Angel è in grado eventualmente di trasmettere messaggi di allerta a soggetti terzi (assicurazione, famiglia, azienda proprietaria del veicolo eccetera).

Vedo tutto
Un altro trend legato all’elettronica veicolare riguarda le videocamere. Secondo la società di ricerche Mordor Intelligence il mercato globale delle videocamere automotive toccherà nel 2020 la cifra di 11,2 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 21,34%. Tra i player di rilievo si segnalano quasi tutti i marchi leader di prodotti automotive, quali Autoliv, Delphi, Denso, Robert Bosch, Valeo e Trw. La diffusione di questi prodotti è ancora ostacolata dal costo, circa 8 volte superiore a quello di una videocamera di un telefono mobile. Oltre che per l’evoluzione tecnologica, Mordor Intelligence prevede una drastica riduzione dei costi grazie all’aumento dei volumi di produzione, che entro il 2020 quintuplicheranno rispetto al 2012. La ricerca prende in considerazione non solo le videocamere utilizzate nei sistemi di sicurezza e di guida, ad esempio per l’assistenza al parcheggio, ma anche le cosiddette “dashcam”, apparati già largamente diffusi in molte nazioni (su Youtube spopolano i filmati provenienti dalla Russia, dove le dashcam vengono installate soprattutto per contrastare la corruzione della polizia) ma che in Europa trovano ancora delle resistenze a causa dei vincoli legali e di riservatezza. Oltre che per documentare eventuali incidenti di percorso, le dashcam permettono di tenere sotto controllo il veicolo quando il proprietario non è a bordo, scoraggiando atti di vandalismo e furti. Perché possano esprimere tutto il loro potenziale, le dashcam devono avere alcune caratteristiche che il sito “Dashboard Camera Reviews” ha pensato bene di elencare in un’interessante vademecum. In testa alla classifica troviamo la discrezione, una dote essenziale sia per scongiurare il furto dell’apparato sia per ovvi motivi di riservatezza.
Molto importante è anche la risoluzione video, aspetto essenziale per poter catturare più dettagli nel modo più chiaro possibile. Lo standard attualmente tende al full-Hd (1920x1080 pixel), un livello che consente di avere un campo visivo sufficientemente chiaro e ampio (considerando che questi dispositivi sono a fuoco fisso). La visione notturna è un altro parametro determinante in quanto è proprio di notte accadono gli eventi più significativi. L’illuminazione artificiale dell’ambiente stradale (lampioni, semafori, fari, ecc.) comporta l’adozione di particolari tecnologie, come ad esempio la Wdr (Wide Dynamic Range), che permettono di smorzare i forti contrasti e ottenere una qualità video che consenta di visualizzare sia le zone illuminate sia quelle al buio. Ciò vale per i modelli “single channel” cioè quelli che inquadrano solo la direzione di marcia, sia i modelli “multichannel” cioè che inquadrano anche ciò che succede alle spalle del conducente. In questi casi le videocamere sono spesso dotate del classico illuminatore IR a Led. Una dashcam deve essere assolutamente dotata di funzioni di videoregistrazione. In commercio esistono vari modelli con capacità che vanno da poche ore a vari giorni. A questo si affiancano prestazioni di registrazione in loop (cioè con memorizzazione su base continua, con le immagini più nuove che vanno a sovrascrivere le più vecchie) vengono che consentono di tenere traccia di periodi più o meno lunghi.
Le funzioni di videoregistrazione possono essere rese più intelligenti grazie alla presenza di un sensore di accelerazione, il quale in presenza di urti o forti decelerazioni congelano la situazione evitando la perdita di informazioni significative. Sempre in tema di registrazione, può essere utile la presenza di un tasto di salvataggio di emergenza che in caso di eventi imprevisti consente di estrarre intere sezioni video evitando che vengano sovrascritte. Un’ulteriore opzione è la cosiddetta modalità “buffered park”. Tale modalità prevede che quando la vettura è parcheggiata, la videocamera continui a registrare ciò che succede ma senza salvare in memoria il filmato, a meno che il sensore di accelerazione non segnali un evento. In tal caso, la registrazione copre un periodo che va dai 4-10 secondi antecedenti ai 20-60 successivi. Poiché questa funzione ha un impatto sulla batteria della vettura, alcune dashcam prevedono una funzione di “discharge prevention” che evita il problema. Altra caratteristica estremamente utile è la localizzazione Gps, disponibile in forma embedded o attraverso la connessione a un modulo esterno. La localizzazione può essere sovraimposta all’immagine insieme ai dati cronologici, aumentando la precisione delle informazioni. Vediamo ora alcuni dei modelli in commercio, tutti acquistabili sugli store di ecommerce.
Progettata all’insegna dell’invisibilità, il modello Lukas LK-7950 WD di Qrontech è una soluzione dual channel da 1080p@30fps con angolo visivo di 135° (1080p@24fps per l’unità posteriore separata). La videocamera prevede una capacità di 512GB di, Gps opzionale, microfono e altoparlante. Come molti altri modelli di fascia alta, l’unità è comandabile via Wi-Fi anche attraverso un’app per smarthpone. Un’altra videocamera dual-channel è la DR650GW-2CH di BlackVue. L’unità, dotata di Gps, registra in risoluzione anteriore Full HD e posteriore HD, garantendo una copertura completa di 129° + 129°. La videocamera posteriore può essere utilizzata per tenere sotto controllo l’interno dell’abitacolo. Per la visione notturna, il sistema utilizza l’infrarosso. Il trasferimento dei file dalla memoria può avvenire via Wi-Fi direttamente su smartphone, con riproduzione in tempo reale. L’australiana Street Guardian propone la videocamera SG9665GC, dotata di una capacità di 200GB, cioè circa 29 ore di registrazione a 1080p. L’unità, applicabile direttamente sul parabrezza con un adesivo 3M (quindi senza staffe) è corredata da modulo Gps esterno e filtro Cpl (Circular Polarizing Lens) ovvero una lente aggiuntiva opzionale che permette di ridurre abbagliamenti e riflessi. Il modello LS460W di DOD, basato su sensori Sony Exmor, offre invece una risoluzione 1080P Full Hd, tecnologia Wdr e un’elevata sensibilità che garantisce l’assenza di zone buie su un angolo di 140°. L’unità integra un modulo Gps ad alta frequenza di aggiornamento che permette di visualizzare sul display da 2,7” la velocità della vettura in tempo reale (con relativi allarmi per superamento limiti e così via). Un altro dispositivo interessante è il Mini0806 della cinese Mini, con sensore Cmos da 4 MPixel, 135° di angolo visivo, display da 1,5” e risoluzione fino a 2304x1296px (16:9) @ 30fps. L’unità è installabile su una base che contiene il modulo Gps e può essere facilmente asportata per portarla con sé. Anche in questo caso è disponibile una lente di polarizzazione Cpl esterna installabile davanti alla videocamera.

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