Normative e delibere stabiliscono requisiti funzionali e operativi per i sistemi di accumulo di energia (i BESS), con l’obiettivo di mantenere le reti equilibrate ed evitare dannosi effetti “domino” come quello avvenuto in Spagna alcuni mesi fa.
BESS (Battery Energy Storage Systems)
Negli ultimi anni i sistemi di accumulo di energia a batteria, meglio noti come BESS (Battery Energy Storage Systems), hanno assunto un ruolo di assoluto rilievo nella transizione energetica. L’attuale scenario vede, seppur con una certa fatica, la produzione da fonti rinnovabili in costante crescita. Diventa pertanto indispensabiledisporre sì di BESS, ma a condizione che rappresentino soluzioni affidabili per agevolaree incrementare lo stoccaggio dell’energia, nonché la sua gestione e distribuzione.
Nel mercato dell’energy storage i cabinet rappresentano la risposta più compatta e versatile a queste esigenze: unità integrate “tutto in uno” che integrano batterie, inverter, sistemi di gestione e protezione. In questo modo è possibile risolvere diverseproblematiche come lo spazio disponibile (che solitamente non è mai troppo) e l’installazione, per ottenere una messa in opera rapida e semplice. A differenza di altre tipologie di soluzioni, i cabinet, per loro filosofia progettuale, consentono l’approccio modulare, ovvero permettono l’adozione di questo tipo di approccio in base al relativo fabbisogno e possono essere ampliati con più facilità. Ciò consente la collocazione in diversi ambienti, garantendo ugualmente sicurezza e continuità operativa.
Aggiornamento della normativa del Comitato Elettrotecnico Italiano (CEI) e dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA)
Le norme CEI 0-16 e CEI 0-21 riguardano rispettivamente le “Regole tecniche di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi alle reti AT e MT in riferimento delle imprese distributrici di energia elettrica” e le “Regole tecniche di riferimento per la connessione di utenti attivi e passivi alle reti BT delle imprese distributrici”.
Queste norme, nell’insieme, stabiliscono i requisiti funzionali che consentiranno di migliorare il monitoraggio del sistema di distribuzione energetico, con l’obiettivo di gestire in modo efficiente e sicuro il “sistema elettrico” con un livello sempre più alto di produzione distribuita. Le norme introducono anche il Controllore Centrale di Impianto e, con la modifica dell’Allegato U, definiscono con maggior precisione l’esercizio per il funzionamento dell’impianto di produzione dell’energia elettrica di proprietà dell’utente attivo, in parallelo con la rete MT del gestore di distribuzione di rete.
Il Controllore Centrale di Impianto (CCI) è un dispositivo di supervisione e controllo per gli impianti fotovoltaici, definito dalla norma CEI 0-16, che agisce come il "cervello digitale" dell'impianto. La sua funzione principale è garantire la controllabilità e l'osservabilità dell'impianto da remoto, raccogliendo e trasmettendo dati agli operatori di rete e permettendo il comando per limitare la potenza attiva su richiesta esterna, come previsto dalla normativa.
Funzioni principali del CCI
La funzione PF2 del CCI è una prescrizione funzionale di limitazione della potenza attiva su comando esterno del gestore di rete (DSO), resa obbligatoria per gli impianti fotovoltaici ed eolici connessi in media tensione con potenza pari o superiore a 100 kW dalla Delibera ARERA 385/2025.
Leggere fra le righe
Più che logico leggere fra le righe delle norme quanto il discorso dell’autoproduzione e delle fonti rinnovabili agganciate in parallelo alla rete abbiano influito sulle modifiche. All’interno di questo panorama è quindi necessario adottare da parte dei produttori BESS un duplice approccio, orientato sia alla piena conformità agli standard che ai requisiti di scalabilità.
Per quanto riguarda gli impianti di generazione dell’energia rinnovabile, vi sono tuttavia altri nuovi requisiti. Con la delibera 385/2025 dello scorso 5 agosto, ARERA ha regolamentato un importantissimo aspetto che riguarda la regolazione della rete. Nel documento si parla infatti di “interventi relativi agli impianti di generazione distribuita finalizzati a garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale”.
In sostanza la 385/2025 coinvolge l’intera filiera produttiva nazionale per quanto riguarda l’energia elettrica: Terna, le imprese distributrici e i produttori. Con questa specifica viene imposta agli impianti di generazione, la possibilità di essere “agganciati e sganciati” in qualunque momento e in modo autonomo da parte del gestore della rete. Le motivazioni di questa delibera sono molto evidenti, poiché il caso del blackoutmassiccio della Spagna ha messo in luce tutte le criticità degli impianti energetici che sfruttano le energie rinnovabili. È più che evidente l’importanza del bilanciamento pressoché istantaneo delle reti di distribuzione; pertanto, la 385/2025 fornisce tutte le garanzie per evitare un evento dalle disastrose conseguenze come quello spagnolo.

La soluzione di Sparq
Sparq è specializzata sia nei grandi impianti BESS che nei cabinet con una gamma di prodotto che non solo risponde agli standard internazionali, ma è certificataspecificamente per il mercato italiano, soddisfacendo le normative appena discusse.
Il rispetto di tali requisiti nazionali è una caratteristica fondamentale tanto quanto lacertificazione CE, poiché consente un’installazione rapida dal punto di vista dei vari iter burocratici. Con la graduale proliferazione degli impianti di autogenerazione ciò rappresenta un vantaggio non indifferente, in particolar modo per privati, per piccole aziende agricole e comunità energetiche, poiché molto spesso tempo e disponibilità economiche non consentono lungaggini nella messa in funzione e nel collaudo degliimpianti, anche se di piccole dimensioni.
Considerato gli ampi campi di utilizzo dei cabinet, che registrano domande di potenza crescenti, Sparq amplia la propria offerta di soluzioni pronte che coprono una gamma di potenza che parte da 50 kW e arriva a 230 kW.
Il Power Core (range di potenza da 100 a 230 kWh) è l’ultimo nato, dotato di alcune migliorie nel sistema di raffreddamento (misto aria/acqua) che consentono al sistema di mantenere un delta di temperatura di tutte le celle all’interno dei 2 °C, con l’obiettivo di allungarne il ciclo di vita. Questo Power Core, installabile in meno di un giorno, riprende le caratteristiche tecniche essenziali e di sicurezza dei cabinet Sparq, ma con un approccio che vede la modularità e la scalabilità ancora più semplici, nonché la certificazione in base alle norme CEI.
Power Core risponde agli Standard 1EMC, IEC 62619, EN 50549, G99, VDE4105, CEI016, CEI021, AS4777.2, C10/11, UL9540A, UN38.3 e le sue caratteristiche tecniche si riassumono in:
- Capacità nominale 233 kWh
- Caratteristiche tecniche delle celle 3.2 V - 280 Ah
- Livello di protezione IP55
- Tensione nominale CA 400 V
- Protocolli di comunicazione Modbus, TCP/IP
- Rumorosità < 65dB
- Dimensioni 1400 x 1350 x 2100 mm
- Peso 2700 kg
Inoltre, a partire dal mese di ottobre saranno disponibili anche i cabinet Power Core meno potenti, ma ancora più flessibili. Sparq arricchisce il portfolio con una soluzione“chiavi in mano” ad ampio range di potenza, a partire da 50 kW, con la possibilità di configurazione personalizzata. La struttura compatta consente una collocazioneagevole, sia indoor che outdoor e facilita l’implementazione di sistemi come ad esempio la ricarica EV, ma anche un backup di potenza parallelo alla rete tradizionale a cui agganciare varie utenze. Ogni cabinet è progettato con una logica di scalabilità, con la possibilità di poter essere collegato in parallelo con altri cabinet.
Il cabinet è conforme agli standard IEC 62109-1/-2, IEC 61000-6-2/-4, EN 50549-1/EN 50549-10, G99, VDE-AR-N 4105 / VDE V 0124, CEI 0-21, C10/11, NRS 097-2-1, UN 38.3, IEC 62477, IEC 63056. Le sue caratteristiche tecniche sono:
- Corrente max di input PV: 20 A per stringa
- Celle da 280 Ah con 8000 cicli di carica
- 4 MPPT e sovradimensionamento PV al 200%
- Tempo di commutazione del backup < 10 ms
- Connessione in parallelo fino a 6 PCS per espansione on/off grid
- Grado di protezione IP55 (Batteria) / IP66 (Inverter)
- Compatibilità con tutti i moduli PV
- Protezione antincendio attiva e passiva fino a quattro livelli
- Ingombro di soli 0,86 m2, nessuna necessità di infrastrutture
- Rumorosità < 65 dB, adatto a diversi ambienti
- Peso: 1200 kg con inverter e 1100 kg senza inverter
Le caratteristiche sopra descritte garantiscono un’ampia flessibilità di utilizzo nell’ambito di un’elevata sicurezza. Quest’ultimo punto rappresenta un tema estremamente importante poiché, sebbene i cabinet impieghino batterie LFP (molto stabili) è imprescindibile integrare al loro interno sistemi di rilevamento di fumo, di temperatura e di gas, coadiuvati da dispositivi attivi come aerosol e spruzzatori.
LFP sta per Litio Ferro Fosfato, un tipo di batteria agli ioni di litio che utilizza questo composto come materiale catodico. Sono batterie apprezzate per la loro elevata sicurezza e la lunga durata (migliaia di cicli di carica/scarica).
Le batterie LFP sono molto stabili termicamente e meno soggette a surriscaldamento, incendio o esplosione rispetto ad altre tecnologie.
Testo curato da Dario Gozzi



