Libro Bianco “Made in Italy 2030” del MIMIT

Made in Italy MIMIT

Presentato a Villa Lubin, a Roma, sede del CNEL, il 29 gennaio scorso, davanti a un pubblico composto da esperti, rappresentanti istituzionali, stakeholder, organizzazioni sindacali e datoriali, il Libro Bianco “Made in Italy 2030” del MIMIT definisce le linee guida di una nuova strategia industriale per il Paese. Il documento, elaborato dal Centro Studi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), nasce da un ampio confronto pubblico avviato con il precedente Libro Verde, che ha coinvolto tutti i principali comparti produttivi e una pluralità di attori economici e sociali.
L’incontro è stato aperto dal presidente del CNEL, Renato Brunetta, e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Sono intervenuti anche Paolo Quercia, responsabile del Centro Studi e Analisi del Dipartimento politiche per le imprese del Mimit, Cristina Sgubin, segretario generale di Telespazio e membro dei consigli di amministrazione di ENI e SACE, e il consigliere del CNEL Paolo Pirani, che hanno illustrato i contenuti e gli obiettivi principali del rapporto.
“Il documento rappresenta un ritratto accurato dell’industria nazionale — ha dichiarato Urso — e testimonia i risultati ottenuti dal Governo Meloni negli ultimi tre anni, delineando al contempo le sfide che ci attendono in un contesto geopolitico e tecnologico in profonda trasformazione. Le quattro transizioni del nostro tempo — demografica, geopolitica, digitale e ambientale — richiedono una guida strategica e responsabile. Da qui anche l’appello a un cambio di passo nelle politiche europee, con l’Italia pronta a indicare la direzione, puntando su una politica industriale comune capace di rafforzare la competitività del continente di fronte ai grandi modelli globali, da Stati Uniti a Cina.”

 

Made in Italy: un ecosistema complesso

Nel suo intervento, Brunetta ha sottolineato come il Made in Italy rappresenti “non solo un marchio, ma un vero ecosistema, fatto di cultura, intelligenza e storia”, che va sostenuto con politiche di sviluppo e coesione. “Il CNEL — ha ricordato — collabora col Mimit già da oltre un anno, prima con il Libro Verde e ora con il Libro Bianco, mettendo a disposizione la propria funzione di raccordo tra istituzioni e corpi intermedi. L’obiettivo è costruire un percorso condiviso capace di generare più produttività, occupazione, formazione e coesione sociale. Se questa visione collettiva troverà attuazione nel Libro Bianco, allora potremo parlare di una strategia concreta di sviluppo nazionale.”
Con le sue 320 pagine, Made in Italy 2030 propone una mappatura completa dei punti di forza del sistema produttivo: dal manifatturiero di qualità alle “multinazionali tascabili”, dai beni strumentali all’economia circolare, evidenziando il ruolo trainante delle cosiddette 5 A — agroalimentare, abbigliamento, arredo, automazione e automotive. Il rapporto dedica inoltre ampio spazio ai settori emergenti del “nuovo Made in Italy”: economia della salute, spazio e difesa, economia blu e cantieristica, turismo e tempo libero, industrie culturali e creative. Accanto ai fattori di successo, l’analisi mette in luce le debolezze strutturali del sistema, come il basso livello degli investimenti in ricerca, la frammentazione produttiva, l’alto costo dell’energia e delle materie prime, e la carenza di capitale umano e finanziario. Il documento delinea, infine, una roadmap fino al 2030 con gli obiettivi e le priorità di intervento per consolidare la competitività, sostenere la crescita industriale e accompagnare le grandi transizioni che attendono il Paese.

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