Una nuova filosofia della sostenibilità

ATTUALITà –

Dopo una prima edizione di successo, il Sustainability Summit si ripresenta con un evento rivolto al mondo della produzione elettronica, offrendo un’importante occasione di aggregazione a un mondo che guarda al risparmio energetico e al contenimento dell’impatto sull’ambiente con grande attenzione.

Le Sustainability Summit Sessions 2010, che si sono tenute a Milano fra il 16 e il 18 novembre prossimi, sono state l'occasione per l’industria italiana dell’elettronica di abbracciare una nuova filosofia, per la quale la riduzione delle ricadute ambientali nel processo industriale non potrà che diventare in futuro il motore virtuoso del cosiddetto “cost driven market”. Nell’ambito della manifestazione, il 17 novembre si è tenuto l’”Electronics Day” ed è stato lanciato il Sustainable Electronics Manufacturing Working Group.
Progetto ambizioso quello dell’organizzazione diretta da Sophie B. de la Giroday, Presidente di Wise Media, che per l’occasione ha visto aggregarsi IMAPS (International Microelectronics Society) come supporting organization e ha creato assieme a primarie testate internazionali e organizzatori degli eventi del settore elettronica un vero e proprio gruppo di lavoro incentrato sulla produzione elettronica sostenibile, un think-tank di esperti della sostenibilità  affiancati da fornitori di componenti elettronici, specialisti nella progettazione e nella produzione di dispositivi per l’assemblaggio elettronico e distributori di livello internazionale. Questi hanno concorso a rendere l’evento estremamente innovativo e propositivo, aggregando un gruppo di lavoro trasversale e aperto a tutti gli attori del settore, in grado di contribuire a un cambio radicale dei paradigmi della produzione elettronica, indirizzando nel contempo i suoi protagonisti verso un atteggiamento di concreta salvaguardia ambientale. Una posizione che PCB Magazine ha condiviso e sostenuto attivamente come media partner.

Abbiamo discusso di questo progetto con Sophie B. de la Giroday, affrontando una serie di argomenti che ci permettono di comprendere le valutazioni alla base della creazione del SEM Working Group. Dal colloquio è emerso come il fine dell’iniziativa sia quello di evidenziare come l’industria elettronica - che fino a questo momento si è avviata in direzione sostenibilità solo seguendo normative imposte dall’alto - possa decidere volontariamente di abbracciare misure rispettose dell’ambiente come chiave di volta della sua stessa competitività.

Cosa ha fatto fino a questo momento l’industria elettronica per diventare più sostenibile?
L’industria elettronica ha rappresentato nel 2009 un comparto da 1140 miliardi di euro e oggi è questo un settore paragonabile per dimensioni ad altri comparti economici importanti come quello dell’automobile, che si attesta su dimensioni approssimative di 1800 miliardi. Si tratta di un dato certamente impressionante per un settore che ha ancora grandi potenzialità di crescita. Ma questo è anche un grande comparto industriale con una ricaduta ambientale importante, situazione questa che ha spinto i governi a formulare normative dedicate, per affrontare più incisivamente aspetti legati all’inquinamento ambientale e minacce alla safety determinate da un settore dai processi così impattanti e i cui prodotti sono diffusi ovunque. Basti pensare che gli scarti elettronici di computer, telefoni cellulari, apparecchi televisivi e dei dispositivi elettronici in genere, sono da tempo legati a potenziali rischi per il personale operante negli impianti di smaltimento e riciclo, ma anche per le comunità, vista la dispersione di materiali tossici (metalli pesanti in primo luogo). L’Unione Europea ha già decretato una serie di politiche di riferimento, come le direttive relative all’uso di certe sostanze tossiche in dispositivi elettrici ed elettronici - le famose direttive RoHS - unitamente a quelle che si riferiscono allo smaltimento dei dispositivi elettrici ed elettronici (WEEE). Entrambe tali direttive sono entrate in vigore il 1 luglio 2006. Naturalmente queste misure hanno il loro effetto all’interno dei confini europei, mentre in altri paesi (Cina, Giappone, Taiwan, ma anche Stati Uniti) si adottano misure diverse e non sempre corrispondenti a quelle comunitarie. Si nota comunque un adeguamento da parte dei produttori di dispositivi elettronici alle normative più stringenti, proprio per poter introdurre più facilmente a livello mondiale i prodotti di ciascun fabbricante. Tale tendenza porta a un’indiretta e inevitabile estensione delle direttive anche oltre ai meri confini comunitari.

È arrivato il momento, secondo lei, di andare al di là delle direttive citate?
E’ senz’altro possibile chiedere ai referenti industriali di fare un passo avanti e già ci sono casi in cui si riscontra un loro coinvolgimento molto più diretto e attivo sul versante della sostenibilità.  Anzitutto occorre tuttavia far proprie le istanze del settore e capire che l’invito a ridurre l’impatto ambientale deve essere allo stesso tempo un invito a investire in competitività. L’industria elettronica abbraccerà spontaneamente misure e metodologie a minore impatto ambientale soltanto laddove si studi il modo di renderle attrattive nell’ambito di questo specifico comparto industriale. Gli accorgimenti e gli strumenti proposti devono e possono incontrare l’obiettivo stesso dei fabbricanti: quello di poter contenere i costi di produzione. Di questi temi di grande attualità si è occupato il nostro “Electronics Day” delle Sustainability Summit Sessions 2010. Questo appuntamento ha offerto un’importante opportunità di aggregazione per i fabbricanti di componenti e sistemi elettronici in Italia. Aprirà il dialogo con un circolo di esperti che vogliono promuovere linee guida realmente percorribili, perché l’industria elettronica possa essere indirizzata verso misure eco sostenibili dal suo interno. Si è visto – ad esempio – come una nuova filosofia di produzione sostenibile possa essere avviata a partire da concetti chiave come quello del risparmio energetico. La riduzione dell’energia utilizzata o sprecata nell’ambito della fabbricazione e dell’assemblaggio industriale va promossa in tutti i suoi risvolti, non solo quale accorgimento per la salvaguardia dell’ambiente, ma soprattutto come strumento per la competitività del settore elettronico del nostro Paese.

Può spiegarci meglio?
Vede, negli anni passati l’industria elettronica ha fatto leva o ha dovuto rispondere in prima persona a regolamenti e direttive legate alla salvaguardia dell’ambiente. Dal canto suo, la comunicazione d’azienda in questo settore ha spesso distorto i fatti, dichiarando più o meno implicitamente una meritoria condivisione della generica aspirazione a un futuro sostenibile. Si è troppo spesso ridotto l’intero concetto dell’“essere responsabili nei confronti dell’ambiente che ci circonda” alle farfalle verdi stampate sulle brochure pubblicitarie, agli slogan che strumentalizzano ai fini commerciali un passivo adeguamento alle direttive ambientali, per far leva sul sentire comune ora che pensare all’ambiente è per molti diventato una moda. Perseguire la salvaguardia del pianeta in questa maniera e con questa logica sarebbe grottesco, bisogna tenere ben in mente che parlare di “sostenibilità” nell’ambito di un’industria che consuma enormi quantità di energia e che genera un’incredibile quantità di rifiuti è di per sé delicato. D’altro canto non si può dimenticare che il comparto industriale dell’elettronica, in questo momento, sta vivendo uno dei momenti più difficili nella sua storia, trovandosi ad affrontare una guerra dei prezzi apparentemente irreversibile, scatenata con la scesa in campo di chi fabbrica e assembla in regioni la cui forza lavoro è disponibile a basso costo. Nel mondo occidentale, il settore si affanna quotidianamente per ridurre i propri costi. Parlare all’industria elettronica europea oggi significa dunque parlare di regolamenti, di innovazione tecnologica e soprattutto di costi. Altrimenti non ha senso aprire bocca.
Il summit che si è tenuto a Milano ha rappresentato un’opportunità di incontro con i rappresentanti del settore elettronico che per primi hanno scelto di intervenire nel nostro think-tank, tra i fautori di un modello che premi l’aspirazione alla sostenibilità come strumento strategico realmente finalizzato alla competitività e pertanto oggi concretamente utile all’industria cui ci rivolgiamo.

In tal modo il termine “sostenibilità” si potrebbe trasformare in qualcosa di più che una semplice parola alla moda...
Certamente. Il 17 novembre le discussioni sono state incentrate su case history di riferimento, ad esempio illustrando l’esperienza di chi sta introducendo e implementando un Manufacturing Execution System (MES), descritto da alcuni come l’elemento essenziale nel percorso di ogni azienda avviata verso una maggiore sostenibilità. La globalizzazione, la crescente richiesta di adeguamento a normative ambientali e la pressione sui costi nell’ambito della supply chain obbligano le aziende a esaminare nuove soluzioni e programmi specifici, relativi all’impatto e alle responsabilità sociali dell’azienda. Il “going green” sta così a poco a poco perdendo le fattezze di una parola alla moda, per diventare sempre più un concetto imperativo, che risponde all’aspirazione all’abbassamento dei costi e ai vantaggi che questo può apportare alla competitività. In questo scenario, la creazione di un MES non è altro che un elemento cruciale per la realizzazione di questo imperativo.
Durante le sessioni del Sustainable Electronics Manufacturing (SEM) Working Group, tecnici, ingegneri dell’ambiente e ambientalisti, affiancati da personaggi lungimiranti dell’industria produttiva, hanno lavorato per identificare una serie di obiettivi realmente raggiungibili. Si è discusso di come massimizzare l’efficienza energetica nella produzione durante tutto il ciclo di vita del prodotto. Si è parlato di riciclabilità e di biodegradabilità dei prodotti e dei rifiuti produttivi.
Tutto questo per disegnare un nuovo percorso in divenire e immaginare quale possa essere oggi il primo traguardo della nostra iniziativa corale, che per molto tempo ancora potrà misurarsi con la sfida di favorire uno sviluppo sostenibile del settore elettronica.

A quanto ci pare di capire, lei sta dunque promuovendo una nuova filosofia?
In senso generale direi di sì: il SEM Working Group invita l’industria produttiva elettronica ad abbracciare una nuova filosofia, secondo la quale la consapevolezza ambientale può divenire un movimento virtuoso in seno a un cost driven market. L’intenzione generale è quella di far diventare il SEM Working Group un vero e proprio osservatorio formato da esperti della sostenibilità e attori importanti nel settore della produzione e distribuzione di componenti e PCB, nonché della produzione e dell’assemblaggio di dispositivi elettronici. Lavorando assieme alla community che ci proponiamo di aggregare, l’obiettivo sarà quello di  un cambiamento radicale nei paradigmi della produzione elettronica, con il fine di indirizzare il mercato contribuendo nel contempo a salvaguardare la salute del pianeta.

Quali saranno dunque i prossimi appuntamenti con il Sustainable Electronics Manufacturing Working Group?
Le date che possiamo già segnarci in agenda:
- Milano, novembre 2010
Le attività del Sustainable Electronics Manufacturing (SEM) Working Group prenderanno vita in occasione del meeting del 17 novembre in occasione del Sustainability Summit Sessions 2010. In quest’occasione verrà ufficialmente annunciata la creazione del SEM Advisory Board 2010.
- Norimberga, maggio 2011
Un secondo appuntamento del SEM Working Group è previsto in occasione dello svolgimento della prossima edizione dell’SMT di Norimberga fra il 3 e il 5 maggio 2011. In quell’occasione si svilupperanno i temi già trattati nella manifestazione di apertura di Milano.

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