Sensoristica per il benessere

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La tecnologia microelettronica ci consente di migliorare i metodi esistenti di misura e di diagnostica per condizioni quali le patologie cardiache e neurologiche. Essa rende le apparecchiature più compatte, economiche e confortevoli. Nel 2015 in imec abbiamo portato avanti numerosi progetti in questo senso. Naturalmente occorre avere le giuste competenze, ma in sé, ciò non costituisce la sfida più grande per i sistemi di sensori medicali.


Nuovi metodi

Allora qual è la sfida più grande? Sviluppare nuovi metodi, ecco qual è! Ad esempio, il nostro gruppo di ricerca sta considerando come i sistemi di sensori possano fornire un contributo alla diagnosi e al monitoraggio degli attacchi cardiaci, dello stress, delle apnee notturne e dei traumi cerebrali. Lavorando con i medici specialisti, stiamo esaminando quali parametri sono rilevanti e come possiamo misurarli in modo accurato. L’aspetto difficile in tutto ciò è che il metodo deve essere dimostrato e approvato in sperimentazioni con un numero sufficiente di pazienti. Il che ovviamente significa che occorre un dimostratore robusto e maturo - e ciò non è in alcun modo immediato in fase di ricerca. Ma non è impossibile: quest’anno siamo riusciti ad avviare sperimentazioni per gli attacchi cardiaci (30 pazienti) e per il rilevamento dello stress (1.500 persone). Nel campo dei sistemi di sensori per applicazioni per la qualità della vita, esistono altre sfide di varia natura. Queste includono una reale semplicità d’uso, la personalizzazione degli algoritmi e la creazione di applicazioni efficaci che contribuiscano a persuaderci a modificare i nostri comportamenti. Gran parte dei gadget che si trovano oggi sul mercato tendono ad essere deludenti in termini di accuratezza. Sono molto buoni per controllare se le persone in forma riescono a compiere i loro 10.000 passi o a pedalare per un numero sufficiente di chilometri, ma sono del tutto inutili per il restante 90% della popolazione. Semplicemente non sono abbastanza accurati per valutare se la vostra anziana zia si alza e si muove per la casa abbastanza spesso, o se il vostro zio in sovrappeso sta aumentando il proprio livello di forma fisica compiendo gli esercizi fisici prescritti dal dottore. Nel complesso, gli attuali dispositivi non sono per nulla stimolanti e non anticipano realmente i vostri bisogni e le vostre abitudini individuali.

Abitudini e comportamenti

Come potete usare i sensori per incoraggiare le persone anziane e obese a fare più esercizio fisico? Come potete far smettere a qualcuno di fumare? Come potete aiutare una persona a mantenere i propri livelli di stress sotto controllo? Noi del Centro Holst di imec siamo convinti che i sensori possano aiutare a riconoscere le abitudini e a modificare i comportamenti. Tuttavia, non si tratta di sicuro di un compito semplice: non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche per il fatto che gli psicologi e gli scienziati comportamentali tendono a non avere molta familiarità con la tecnologia moderna. Di conseguenza, esiste ancora dello scetticismo sul fatto che i sensori possano o meno essere di qualche utilità per modificare sgli schemi di comportamento delle persone. Stiamo attualmente lavorando con alcuni scienziati comportamentali entusiasti dell’UZ di Lovanio e dell’Università Cattolica di Lovanio, per investigare sull’utilità dei sensori nella gestione dello stress. Uno dei problemi principali legati all’uso dei sensori per modificare il comportamento è la personalizzazione richiesta per i sensori stessi. Prendete ad esempio lo stress, che si esprime in modo diverso in ciascun individuo. Una persona potrebbe iniziare a sudare, mentre altre hanno palpitazioni al cuore - e così via. Ciò è in forte contrasto con la misura del ritmo cardiaco, ad esempio, in cui tutti i segnali sono più o meno gli stessi. Essi sono inoltre ben conosciuti e qualsiasi discrepanza è chiaramente identificabile. Sono necessari sensori ed algoritmi personalizzati per identificare il comportamento in modo corretto ed accurato e quindi apportare delle correzioni. In termini pratici, imec e il Centro Holst hanno compiuto i primi passi nel 2015 nella validazione delle tecniche di misura usate per l’analisi dello stress e nel riconoscimento delle abitudini delle persone e le cause scatenanti, usando i sensori e le tecnologie di intelligenza artificiale. Nel 2016 verrà posta enfasi nel fornire un riscontro, ad esempio riguardo la riduzione dello stress. Sarà anche avviato un progetto per aiutare i fumatori ad abbandonare la loro cattiva abitudine con un “coach virtuale”, come chiamiamo anche il nostro approccio basato su sensori. Perché una cosa è certa: se noi tutti dovessimo avere un coach personale che ci tenga d’occhio 24 ore su 24, 7 giorni su 7, non dovremmo più fare una lista di buoni propositi all’inizio di ogni anno. O forse la faremmo - anche se fosse semplicemente per passarla al nostro coach virtuale.

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