Ripartire dall’industria

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Per molti si tratta del miglior piano Industry 4.0 al mondo e sulla carta permetterà di risanare il manifatturiero italiano dopo anni di crisi e di ostracismo - anche all’interno della stessa categoria degli imprenditori - all’innovazione. Ufficialmente si chiama “Piano Nazionale Industria 4.0, 2017-2020” e prevede misure concrete in base a tre principali linee guida (operare in una logica di neutralità tecnologica, intervenire con azioni orizzontali e non verticali o settoriali, agire su fattori abilitanti) e quattro direttrici strategiche:

  • Investimenti innovativi: stimolare l’investimento privato nell’adozione delle tecnologie abilitanti dell’Industria 4.0 e aumentare la spese in ricerca, sviluppo e innovazione;
  • Infrastrutture abilitanti: assicurare adeguate infrastrutture di rete, garantire la sicurezza e la protezione dei dati, collaborare alla definizione di standard di interoperabilità internazionali;
  • Competenze e Ricerca: creare competenze e stimolare la ricerca mediante percorsi formativi ad hoc;
  • Awareness e Governance: diffondere la conoscenza, il potenziale e le applicazioni delle tecnologie Industria 4.0 e garantire una governance pubblico-privata per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Investimenti, produttività e innovazione

I numeri del Piano Nazionale Industria 4.0, sottotitolato “Investimenti, produttività e innovazione”, suggeriscono un aumento di 10 miliardi degli investimenti privati in innovazione nel 2017 (da 80 a 90 miliardi), 11,3 miliardi di spesa privata in più nel triennio 2017-2020 per la ricerca e lo sviluppo e un incremento di 2,6 miliardi dei finanziamenti privati, soprattutto nel periodo iniziale. A questo farà da corollario un impegno pubblico di 13 miliardi di euro, distribuito in sette anni - tra il 2018 e il 2024 - per la copertura degli investimenti privati sostenuti nel 2017. Tale sostegno si svilupperà attraverso strumenti quali un iper-ammortamento che passa dall’attuale 140% al 250% e una proroga del super-ammortamento al 140%, con tempi più estesi per la consegna dei beni: 30 giugno 2018, ma solo dietro ordine e acconto del 20% entro il 31 dicembre 2017. A questo si aggiunge una nuova disciplina per la concessione ed erogazione del contributo in relazione a finanziamenti bancari e investimenti supportati dal credito di imposta per la ricerca. L’alleggerimento fiscale per ricerca, sviluppo e innovazione prevede un aumento dell’aliquota per la spesa interna, che passa dal 25% al 50%, un’aliquota per la spesa esterna confermata al 50% e un credito massimo per contribuente quadruplicato: da 5 milioni a 20 milioni di euro. Inoltre l’Italia punta a dotarsi di 200mila studenti universitari e tremila manager specializzati nei settori cardine della quarta rivoluzione industriale, di circa 1.400 dottorati di ricerca sull’argomento e di centri di competenza nazionali. Il provvedimento contiene un elenco di iniziative molto variegate con misure che per taluni sono persino in contraddizione tra loro. Tuttavia, suggerisce la volontà di recuperare su un terreno che vede l’Italia pericolosamente arretrata, agendo con la consapevolezza che solo attraverso un piano condiviso e strategico concentrato su direttive fondamentali come ricerca, innovazione, investimenti e produttività, si possa tornare ad essere competitivi nel contesto mondiale. Le azioni studiate per cogliere gli ambiziosi obiettivi del Piano saranno coordinata da una “Cabina di Regia” a livello governativo. La cabina - che vede la partecipazione di diverse strutture pubbliche e private - si attiverà per cercare di risolvere un insieme di aspetti che spazia dagli investimenti alle competenze, dalle infrastrutture abilitanti agli strumenti pubblici di supporto, fino all’indispensabile campagna di sensibilizzazione sull’importanza dell’Industria 4.0 tramite stampa, web e social media. La Cabina di regia sarà composta da Presidenza del Consiglio, dai ministeri dell’economia, dello sviluppo economico, dell’istruzione, del lavoro, delle politiche agricole e dell’ambiente, dai Politecnici di Bari, Milano e Torino, dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, da centri di ricerca, dalla Cassa Depositi e Prestiti, da Confindustria e, più in generale, da organizzazioni del mondo economico, imprenditoriale e sindacale. Come detto, tra le direttrici strategiche d’intervento sono contemplati investimenti privati su tecnologie e beni Industria 4.0, agevolazioni per aumentare la spesa privata in ricerca, sviluppo e innovazione, e iniziative per rafforzare i programmi finanziari a supporto di Industria 4.0, venture capital e start-up. La dote pubblica del piano nel quadriennio 2017-2020 - circa 13 miliardi di euro in investimenti per l’innovazione, 700 milioni di euro in investimenti per aumentare le competenze e altri 10 miliardi di euro in iniziative di accompagnamento - è di gran lunga superiore a quanto stanziato da programmi simili a livello mondiale, ad esempio il Manufacturing Usa (circa 0,5 miliardi di dollari), l’lndustrie du Futur francese (circa 10 miliardi di euro) o l’Industrie 4.0 tedesco (circa 1 miliardo di euro). Tra le iniziative finanziarie a supporto del piano spiccano le detrazioni fiscali fino al 30% per investimenti fino a 1 milione di euro in start-up e Pmi innovative. A questo si affiancano l’assorbimento da parte delle società “sponsor” delle perdite di start-up per i primi 4 anni, la detassazione del capital gain su investimenti a medio/lungo termine e il programma “acceleratori d’impresa” per finanziare la nascita di nuove realtà con focus Industria 4.0. Il piano non riguarda solo il supporto economico ma contempla anche una piccola rivoluzione strutturale a livello di “sistema”, soprattutto per quanto riguarda la creazione delle competenze. Anello fondamentale è il link diretto con il modo della formazione, attraverso il quale s’intende diffondere una cultura Industry 4.0 grazie a scuole digitali, alternanza scuola-lavoro, percorsi universitari e istituti tecnici superiori dedicati, potenziamento dei cluster e dei dottorati, e creazione di competence center e di hub dedicati all’innovazione digitale.

Le tecnologie abilitanti

I benefici attesi dal piano Industria 4.0 sono pratici, numerosi e tutti all’insegna del miglioramento. Si va dall’incremento di flessibilità attraverso la produzione di piccoli lotti a costi da grande scala, alla maggiore velocità nel passaggio dal prototipo alla produzione in serie (attraverso tecnologie innovative), dall’incremento di produttività grazie alla riduzione di tempi di set-up, errori e fermi macchina all’aumento della qualità mediante il ricorso a sensori che monitorano la produzione in tempo reale, fino allo sviluppo della competitività del prodotto grazie alle funzionalità innovative derivanti dall’Internet delle Cose. Portare a compimento questo ambizioso piano non sarà semplice. Gli impatti che avrà sulle varie filiere manifatturiere nazionali, caratterizzate da un tessuto produttivo polverizzato ed estremamente diversificato in termini di competenze e di propensione all’innovazione, sono tutti da scoprire. È indubbio che l’unico modo per recuperare competitività sia di puntare con decisione verso le tecnologie abilitanti alla base del paradigma Industry 4.0.

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