La ricerca aerospaziale e lo sviluppo tecnologico in Italia

AEROSPAZIALE –

L’Italia vanta una lunga tradizione e continua ad avere una importante presenza a livello internazionale nel settore dello spazio, settore in cui le attività di ricerca e sviluppo portano importanti ricadute nella vita quotidiana.

Lo spazio ha da sempre esercitato un'attrazione profonda per l'uomo, rappresentando nell'immaginario collettivo una inesauribile fonte di ispirazione e una continua sfida. Le difficoltà nella conquista dello spazio e l'inevitabile competizione tra le nazioni in questa corsa hanno spinto a una costante innovazione tecnologica, che in molti casi ha avuto ricadute importante anche nelle attività di tutti i giorni. In una realtà sempre più globale e sempre più tecnologica, la ricerca aerospaziale assume oggi un ruolo sempre più importante, con notevoli implicazioni che vanno dalla sicurezza alla difesa, dalla protezione civile al monitoraggio ambientale e degli ecosistemi, dalla globalizzazione delle telecomunicazioni alla telemedicina, dalla teleeducazione all'intrattenimento, dallo sviluppo di nuove tecnologie alla produzione di nuovi materiali. Non trascurabile è l'impatto culturale delle nuove missioni di esplorazione planetaria e delle iniziative per la scoperta dell'Universo.
Se in passato la ricerca e l'utilizzo dello spazio erano rivolti principalmente a scopi militari, oggi è emersa in maniera più o meno generalizzata, una maggiore consapevolezza verso i bisogni dei cittadini, con la formazione di una cultura spaziale che privilegia la realizzazione di tecnologie tese a migliorare la qualità della vita. Per questo sono cambiati anche gli scenari applicativi. A dispetto di quello che generalmente si può credere, poi, sebbene le cifre in gioco spesso siano piuttosto elevate, la ricerca spaziale non costa al cittadino più di quanto costino le grandi opere civili. Parlando ad una conferenza stampa tenutasi prima dell'ultimo lancio del Discovery a proposito dell'importanza del nodo 2, Alan Thirkettle, responsabile presso l'Esa delle attività a bordo della Iss, ha fatto notare come l'investimento europeo per la stazione spaziale sia stato negli ultimi 10 anni di 5 miliardi di euro, equivalenti a soli 100 chilometri circa di autostrade. Se si considerano i ritorni cui si è accennato sopra, dovrebbe essere chiaro che il gioco vale quanto mai la candela. D'altra parte, a fronte della crisi economica mondiale e dei costanti tagli alla ricerca, il settore aerospaziale ha comunque saputo adattarsi, facendo propria una politica del tipo “faster, cheaper and better” che tipicamente regola il mercato industriale.
Di seguito una breve panoramica (che non intende assolutamente essere esaustiva vista la varietà del settore) delle principali attività di ricerca e sviluppo tecnologico che sono in essere in seno all'Agenzia Spaziale Italiana e delle principali realtà italiane della grande e piccola industria nel settore.

Le attività nazionali nel Piano Aerospaziale Nazionale

L'attività italiana nel trienno 2006-2008 per quanto concerne la ricerca e lo sviluppo tecnologico nel settore aerospaziale nel piano attuato dall'Agenzia Spaziale Italiana è stata orientata a rafforzare la base scientifica del Paese, potenziare il livello tecnologico del sistema produttivo a sostegno della sua competitività, sostenere la partecipazione attiva ai programmi comunitari, supportare la crescita e la valorizzazione del capitale umano. L'osservazione della Terra, e più in generale dell'Universo, e lo sviluppo di sistemi di trasporto per lo spazio sono i settori in cui l'Italia vanta ormai una riconosciuta eccellenza a livello internazionale; medicina e biotecnologie, navigazione satellitare, abitabilità umana dello spazio, telecomunicazioni a banda larga sono gli ambiti invece in cui è stato riconosciuto necessario investire per lo sviluppo di soluzioni innovative o la crescita di tecnologie già mature, anche in relazione agli interessi delle altre amministrazioni nazionali.
Nel settore dell'osservazione terrestre, ad esempio, uno degli obiettivi principali che si sta perseguendo è la realizzazione di un sistema duale (militare e civile) di osservazione per la prevenzione dei disastri naturali e, più in generale, per scopi di sicurezza nazionale; approfondimento della conoscenza dei fenomeni naturali e delle interferenze dell'attività umana su questi, miglioramento della sicurezza e della qualità della vita dei cittadini, promozione e sviluppo del mercato dei dati di osservazione terrestre con lo sviluppo di centri di eccellenza sono i principali ritorni che ci si aspetta dalle iniziative in questo settore. Una delle principali missioni in questo ambito è certamente Cosmo Skymed (COnstellation of small Satellites for the Mediterranean basin Observation), un programma tecnologicamente d'avanguardia con responsabilità interamente italiana, dedicato al telerilevamento tramite immagini ad alta definizione da radar Sar (Synthetic Aperture Radar). La missione, finanziata dai Ministeri dell'Istruzione e della Difesa con un investimento complessivo di oltre 1.100 milioni di euro e gestita dall'Asi, prevede la creazione di una costellazione di quattro satelliti orbitanti intorno alla Terra; i primi due sono già stati lanciati nel giugno e nel dicembre 2007 dalla base californiana di Vandenberg con il vettore Boeing Delta II di produzione statunitense. La realizzazione del programma è affidata a Thales Alenia Spazio (ex Alenia Spazio) nel ruolo di primo contraente e a Telespazio quale responsabile del segmento di Terra e della infrastruttura di controllo della costellazione; nel quadro di una politica industriale tesa a valorizzare le competenze nazionali, un numero significativo di piccole e medie imprese è stato coinvolto nel progetto, limitando nel contempo la partecipazione di fornitori europei e americani. Una volta completa, nel 2009, la costellazione Cosmo Skymed sarà in grado di acquisire in qualsiasi condizione metereologica fino a 450 riprese al giorno della superficie terrestre, corrispondenti ad oltre 1.800 immagini radar. Il sistema assicurerà la copertura globale in due sole settimane o, in condizioni di emergenza, la copertura di un sito specifico ogni dodici ore diventando così uno dei precursori del programma Gmes (Global Monitoring for Environmental and Security); ed è proprio grazie a Cosmo Skymed, del resto, che l'industria italiana è riuscita ad ottenere il contratto per la realizzazione di Sentinel-1, il primo satellite di questo programma europeo.
I satelliti Cosmo Skymed si basano sul bus Prima sviluppato da Alenia, una piattaforma per applicazioni ad orbita bassa o geostazionaria compatibile con i lanciatori Vega, Soyuz, Delta-II e Dnepr, con propulsione chimica, stabilizzata su tre assi, in grado di imbarcare payload per osservazione terrestre can massa fino a 700-800 Kg. Cosmo Skymed, in particolare, ha una massa complessiva di oltre 1.900 Kg, descrive un'orbita polare eliosincrona ad una altitudine di circa 620 km e con un periodo di 97 minuti. Utilizza due pannelli solari in grado di erogare fino a 3.8 kW di potenza a 42 V d.c.; impiega un sistema complesso di stabilizzazione e navigazione per il puntamento a Terra e imbarca un radar ad apertura sintetica sviluppato dall'Agenzia Spaziale Italiana nell'ambito del programma Sar 2000. Dispone di capacità di memorizzazione a bordo fino a 300 Gbit e di due link per la trasmissione dei dati a Terra in banda X fino a 310 Mbit/s. Il segmento di terra per il controllo della costellazione integra stazioni di telemetria, telecomando e tracking ubicate in Italia (presso le basi di Matera e Fucino), Svizzera e Argentina; una quarta stazione in Alaska è utilizzata durante le fasi iniziali di lancio e posizionamento in orbita. L'User Ground Segment in grado di ricevere ed elaborare le immagini del satellite ha una architettura di nuova concezione che ne consente la replica in siti diversi per supportare accordi internazionali di collaborazione. In relazione ad esempio ad un accordo di Torino tra governo italiano e francese, il Ministero della Difesa transalpino potrà disporre di un segmento di terra sul proprio territorio attraverso cui ricevere i dati.
I Sar sono dispositivi radar utilizzabili a bordo di velivoli mobili che inquadrino un obiettivo fisso; il principio di funzionamento è piuttosto simile a quello della creazione delle immagini olografiche con l'utilizzo di microonde invece che di luce. Emettono una serie di impulsi durante il passaggio sul sito osservato e registrano ampiezza e fase del segnale ritornato; mediante una complessa post-elaborazione basata su trasformata di Fourier, tali informazioni sono infine combinate come se fossero state acquisite da una singola antenna virtuale di ampiezza maggiore di quella realmente presente a bordo. Consentono tipicamente di ottenere elevata risoluzione angolare. Il radar utilizzato a bordo dei satelliti Cosmo Skymed, ad esempio, opera nella banda X alla frequenza di 9,6 GHz con modalità di scansione di tipo side-looking; la risoluzione a Terra che si riesce ad ottenere varia da 1 metro circa in modalità “spotlight” con una dimensione del frame di 10 x 10 km2 fino a 100 metri in modalità “ScanSar - huge swath” con uno swath di 200 km.
Tra i principali esempi di applicazione civili o militari del sistema Cosmo Skymed vi sono il controllo degli oceani e delle coste, delle risorse agricole e forestali, degli edifici, e la realizzazione di mappe cartografiche basate su modelli tridimensionali del suolo. Diversi sono i progetti di collaborazione internazionale legati a Cosmo Skymed; tra questi, in particolare, Siasge (Sistema Italo-Argentino di Satelliti per la Gestione delle Emergenze) che ha come obiettivo l'integrazione della costellazione italiana con due satelliti argentini di nuova produzione denominati Saocom che utilizzano Sar operanti in banda L.

Il programma di osservazione Rosa

Un altro programma di osservazione terrestre condotto in questi anni dall'Asi piuttosto interessante dal punto di vista tecnologico è Rosa; recentemente è stata presentata da Thales Alenia Spazio una proposta all'agenzia per la realizzazione della seconda generazione per Isro (Indian Space Research Organization), l'organizzazione indiana per la ricerca spaziale.
Rosa (Radio Occultation Sounder for Atmosphere) è uno strumento per il rilevamento di profili di temperatura, pressione e umidità dell'atmosfera terrestre mediante misura dell'indice di rifrazione con elevata risoluzione verticale, fino a 200 metri in troposfera e 1 km in stratosfera, utilizzando le nuove tecniche di radio-occultazione applicate a segnali Gps. Tali tecniche, sviluppate negli ultimi 35 anni, si basano principalmente sulla misura delle deformazioni di fase e ampiezza di un segnale Gps nella propagazione attraverso l'atmosfera terrestre; tra i vantaggi principali rispetto alle tradizionali tecniche di rilevamento nell'infrarosso e alle microonde, la nuova soluzione assicura una copertura globale, elevata risoluzione nei profili e accuratezza nella misura della temperatura, possibilità di autocalibrazione, operatività anche in presenza di nuvole. Ad oggi è stato approvato l'utilizzo di Rosa sulle missioni OceanSAT-2 (2008), Acquarius/SAC D (2010) e Sabrina (2011). Il segmento di volo è stato sviluppato da Thales Alenia Spazio e comprende una antenna di navigazione, una o due antenne per la radio-occultazione e un ricevitore. L'antenna di navigazione è un'antenna Gps tradizionale operante nella banda 1212-1590 MHz con pattern di radiazione omnidirezionale, puntata allo zenith; ha dimensioni 127 x 49 mm2, guadagno massimo 5 dB. Le antenne per la radio-occultazione, puntate along-track e cross-tack, sono invece basate su un progetto dedicato che utilizza due pannelli con 6 radiatori ognuno in grado di rilevare simultaneamente i segnali Gps nella bande L1 (1575.42 MHz) ed L2 (1227.6 MHz); le antenne sono orientate in modo da ottimizzare il guadagno in uno strato di atmosfera compreso tra 0 e 100 Km. Il ricevitore, infine, è un computer di bordo che genera la soluzione di navigazione da seguire, acquisisce i dati scientifici e i parametri per calcolare l'eccesso Doppler dovuto all'atmosfera necessari alla post-elaborazione a Terra. È dotato di interfaccia Mil-STD-1553 per lo scambio di telemetria e telecomandi; le dimensioni sono 287 x 250 x 206 mm3. Lo strumento Rosa richiede una singola tensione di alimentazione nell'intervallo [21;40] V e dissipa in modalità operativa fino a 38 W; la massa complessiva è circa 16 Kg (includendo i cavi di connessione tra l'antenna ed il ricevitore). Il segmento di Terra è dislocato presso la base di Matera dove è disponibile una antenna sviluppata da Asi in grado di ricevere dati da diversi satelliti; a partire da questi, sarà possibile estrarre informazione a vari livelli da rivendere agli utenti finali, come i dati raw della missione fino ai profili completi di bending angle in funzione, ad esempio, dei parametri di impatto nei diversi strati di atmosfera o i profili verticali della densità di elettroni.

Miosat, per piattaforme a baso costo

Ancora in fase di sviluppo è invece il progetto Miosat, una missione approvata ufficialmente nel dicembre 2007 con uno stanziamento complessivo di 29 milioni di euro. Il progetto si inquadra nel crescente interesse mostrato, anche nella prospettiva delle ricadute industriali, verso la realizzazione di piattaforme spaziali a basso costo, di ridotte dimensioni (con un peso complessivo quindi compreso tra 100 e 120 Kg) ma tecnologicamente avanzate e affidabili. Oltre a sviluppare, qualificare in orbita e valutare le prestazione della piattaforma microsatellitare stessa e degli apparati elettro-ottici previsti a bordo, Miosat si pone come obiettivo scientifico la realizzazione di applicazioni di spettroscopia a immagini che aiutino a comprendere l'ecosistema terrestre. Dal punto di vista tecnico, il sistema, almeno in base alle indicazioni riportate nella proposta iniziale, dovrebbe avere una massa al lancio di 120 Kg circa, seguire un'orbita circolare eliosincrona con puntamento di tipo nadir-looking e capacità rapida di ripuntamento. Il payload ottico si basa su uno strumento innovativo con telescopio dispiegabile con una camera pancromatica e un interferometro di Sagnac in grado di raggiungere risoluzione a terra, rispettivamente, di 2 e 10 metri e un interferometro Mach Zender con tecnologia Mems-Moems con risoluzione 1 nm. La piattaforma dispone di un sistema di trasmissione dati a Terra in banda X fino a 20 Mbit/s; durante i periodi di non visibilità di dati scientifici possono essere memorizzati su memoria non volatile di capacità fino a 36 Gbit. Tecniche di compressione senza perdita sono applicate a bordo per ridurre il volume di dati; eventualmente algoritmi di crittografia possono essere applicati ai dati trasmessi per scopi di sicurezza. Gestito da Rheinmetall Italia e Carlo Gavazzi Space, Miosat coinvolge la maggior parte delle industrie italiane del settore tra cui Galileo Avionica, Cesi, Telespazio, Vitrociset, A-technology, Techno System Developments oltre a Università di Napoli, Politecnico di Torino, CNR-IFAC. Il programma raccoglie molte delle esperienze e tecnologie acquisite con i bandi di sviluppo tecnologico dell'Asi, tra i quali Dipiar e Mitar. Dipiar (Dispositivo Italiano per il Processamento di Immagini ad Alta Risoluzione), sviluppato da Galileo Avionica e TechnoSystem Developments è un sistema modulare e compatto di acquisizione, compressione e trasmissione in tempo reale di immagini da telecamere ad alta risoluzione, fino a 2 Megapixels, o elevato frame rate. Interamente basato su Fpga di nuova generazione e backplane seriale a elevato data-rate, è in grado di acquisire un flusso dati in ingresso fino a 40 Megapixels/s; l'algoritmo di compressione utilizzato è basato su trasformata wavelet ed adotta uno schema simile a quello proposto dallo standard Jpeg 2000. Il sistema dispone di interfaccia SpaceWire (link a medio bit-rate fino a 200 Mbit/s diffusamente utilizzato in ambito spaziale per la trasmissione di dati) verso il computer di bordo per l'invio dei dati compressi. È caratterizzato da una massa contenuta (2,1 Kg), volume che minimizza gli ingombri (112 x 128 x 143,5 mm3) e bassa dissipazione di potenza (inferiore a 13 W).

L'osservazione dell'Universo con Agile

Al pari dell'osservazione terrestre, notevole interessere nel panorama delle attività di ricerca e sviluppo tecnologico, suscita anche l'osservazione dell'Universo soprattutto nell'ottica di un avanzamento della conoscenza dell'Astrofisica delle Alte Energie con ritorni strategici in tecnologie innovative sviluppate per la comunità scientifica da imprese nazionali, oltre al rafforzamento di una posizione di leadership a livello internazionale. Una delle missioni più interessanti da questo punto di vista è Agile, che recentemente ha concluso il suo primo anno di attività. Lanciato nell'aprile 2007, si basa sulla piattaforma Mita con un massa complessiva di 355 Kg, e dimensioni 1675x1689x2620 mm3 (inclusi i pannelli solari). Utilizza un sistema di stabilizzazione a tre assi con accuratezza di puntamento ± 1°; la dissipazione di potenza è mediamente 200 W (460 W in condizioni di picco). Dispone di capacità di memorizzazione a bordo fino a 64 Mbyte e di un link per trasmissione a terra dei dati in banda S. La vita operativa è due anni. Obiettivo della missione è la mappatura della distribuzione di fotoni nelle bande comprese tra 30 MeV - 50 Gev, e 15 KeV - 40 KeV mediante un rilevatore gamma di nuova generazione (nato dalla collaborazione tra diversi laboratori e basato su due rilevatori al silicio sensibili alla diverse energie di interesse) e un mini-calorimetro.

La sonda Glast e il radar Sharad

Sulla stessa linea di ricerca si pone anche Glast (Gamma-ray Large Area Space Telescope), missione Nasa lanciata nello scorso giugno per lo studio delle sorgenti celesti di raggi gamma. A bordo della sonda è imbarcato Lat (Large Area Telescope), lo strumento di rilevamento di traccia elettrone-positrone il cui cuore è stato sviluppato proprio in Italia. Basato su 16 torri identiche costruite con strati di tungsteno e silicio, lo strumento è stato progettato ed assemblato dalla sezione di Pisa dell'Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare) con la partecipazione delle industrie private Plyform (che ha realizzato la parte meccanica mettendo a punto la tecnologia di precisione necessaria per garantire le prestazioni richieste), G&A Engineering (responsabile dell'intero processo di integrazione) e la Mipot (che ha assemblato i rivelatori con la parte meccanica e l'elettronica); i rivelatori al silicio (per un totale di 83 mq di area sensibile e oltre 1000 canali di elettronica) sono stati forniti invece da Hamamatzu Italia. Thales Alenia Space, infine, ha curato la fase di test e calibrazione presso i laboratori del Cern. Forte è anche la partecipazione italiana alla realizzazione del segmento di Terra con lo sviluppo del software di analisi e distribuzione dati via web e dell'ambiente di simulazione delle prestazioni dello strumento, oltre alla preparazione dei programmi di follow-up in multifrequenza che consentono di avere informazioni in tempo reale sul comportamento radio, ottico e X delle sorgenti gamma.
Altro prodotto interessante dell'industria italiana per l'esplorazione spaziale è Sharad (SHAllow RADar), un radar altimetrico ad apertura sintetica a bassa frequenza (20 MHz) attualmente imbarcato sulla missione Nasa Mars Reconnaissance Orbiter su Marte lanciata nel 2005. Evoluzione dello strumento Marsis sviluppato in Italia in collaborazione con Nasa per Mars Express che per primo ha consentito di rilevare la presenza di acqua sul pianeta rosso, Sharad dispone di un'antenna dipolare di 10 metri operante con larghezza di banda 10 MHz; consentirà di ricavare una mappa degli strati superficiali del suolo marziano con risoluzione compresa tra i 10 e 20 metri in direzione verticale, tra i 300 e 1000 metri along-track e di circa 7000 metri across-track. L'obiettivo della missione è la mappatura della distribuzione di acqua allo stato solido o liquido sulla superficie di Marte ed eventualmente la ricostruzione 3D delle calotte polari.

Telecomunicazioni, medica e biotech

Un altro settore strategico per la ricerca aerospaziale è certamente quello delle telecomunicazioni. Oltre che ad una serie di programmi per la valorizzazione dell'utilizzo del satellite come mezzo di diffusione delle informazioni in applicazioni di telemedicina, teleeducazione o per comunicazioni istituzionali integrate per la sicurezza e la gestione delle emergenze, l'interesse in questo ambito è teso allo sviluppo di apparati e tecnologie per la realizzazione di sistemi di trasmissione nelle bande Q/V, W ed ottica che rappresentano le prossime frontiere della comunicazione satellitare. Wave, ad esempio, è un programma condotto da CTiF (ed il cui studio di fattibilità è stato finanziato nel 2004) per lo sviluppo a lungo termine di un payload in grado di trasmettere in banda W da satellite in orbita geostazionaria. Nel marzo 2007 è stata approvata la seconda fase del progetto Wave-A2 che prevede la realizzazione di un prototipo, denominato Aero-Wave, da imbarcare a bordo di una piattaforma d'alta quota (quale l'areo russo M-55 Geophysica largamente utilizzato a partire dal 1996 per la ricerca atmosferica) per la caratterizzazione del canale W. A questa dovrebbe seguire la missione Iknow (In-Orbit Key ValidatioN of W-band) per la realizzazione dello strumento per satellite Leo per la validazione in volo della tecnologia e il mantenimento delle frequenze operative richieste per il programma David.
Crescente è anche l'interesse per la medicina e le biotecnologie nello spazio, settori che possono avere grandi ricadute nel mercato industriale. Med è il programma pilota in questo settore dell'Agenzia Spaziale Italiana che si pone come obiettivi la comprensione dei processi vitali e dei meccanismi di adattamento dell'uomo all'ambiente spaziale con lo scopo di promuovere da un lato il programma di esplorazione umana dello spazio e dall'altro l'integrazione di competenze multidisciplinari in programmi di alto contenuto tecnologico che stimolino anche la ricerca a terra. Un interessante esempio di questo approccio e delle ricadute nel settore medicale e industriale è Foe, un fissatore osseo innovativo il cui brevetto internazionale è stato depositato da Asi e Dtm, azienda modenese operante nel settore spaziale. Basato sulla tecnologia delle plastiche rinforzate in fibra di carbonio e dotato di un apparato elettronico miniaturizzato completamente integrato con sistema di telemetria a basso data rate, Foe assicura un maggior confort del paziente grazie alla leggerezza della struttura, consente di calibrare la rigidità applicata rispetto alle caratteristiche del singolo, risulta trasparente ai raggi X e consente un monitoraggio continuo della struttura.
Ben 5 sono poi i payload sviluppati per la Stazione Spaziale Internazionale per esperimenti di medicina nello spazio. Hpa (Hand Posture Analyser) è uno strumento per la valutazione delle degradazioni del sistema muscolare in condizioni di microgravità prolungata. Alteino permette di caratterizzare gli effetti delle particelle cosmiche sulla fisiologia umana; nello stesso ambito, Altea (Anomalous Long Term Effects on Astronauts) consente di valutare l'interazione con le funzionalità cerebrali e del sistema visivo mediante dosimetri al silicio ed elettroencefalografi. Elite-S2 consente la raccolta e l'analisi del movimento dell'uomo nello spazio; Mds (Mice Drawer System) è uno stabulario per effettuare esperimenti di fisiologia animale.

Il tessuto industriale italiano

Il panorama industriale italiano è in generale fortemente caratterizzato dall'esigua presenza di gruppi industriali di grandi dimensioni che fa da contro-altare a una miriade di piccole e medie imprese. Tale situazione, se da un lato attribuisce flessibilità al sistema, dall'altro determina una debolezza strutturale che riduce la possibilità di grandi investimenti nel settore della R&S. Il settore aerospaziale non fa eccezione in questo scenario. Una indagine pubblicata nel 2005, in particolare mostrava come la presenza italiana nel settore sia piuttosto giovane con solo il 10% delle aziende nate prima degli anni 80; oltre il 50% delle attività è iniziata negli anni '90. Il 51,6% opera nel settore dei servizi, il 29% nell'area manifatturiera e il 16% in ambito misto manifatturiero e terziario. La distribuzione dei ricavi è principalmente concentrata nella produzione e nell'integrazione; il 23% viene dalla attività di R&S, solo l'8% dalla commercializzazione di prodotti di terzi. La realizzazione di infrastrutture di volo è l'impiego principale, con oltre il 45% di mercato; equamente distribuiti sono poi lo sviluppo di sistemi di lancio e trasporto spaziale, servizi applicativi e infrastrutture di Terra.
Le principali aziende che dominano il panorama aerospaziale in Italia sono Thales Alenia Space Italia, Telespazio, Avio e Selex Galileo Avionica. Thales Alenia Space, in particolare, è la società nata nel 2006 dalla vendita al gruppo Thales di Alcatel Alenia Space, che a sua volta raccoglieva l'eredità di Alenia Spazio dopo la fusione con Alcatel Space alla fine del 2004. Attualmente Finmeccanica detiene il 33% della holding. Thales Alenia Space rappresenta oggi il principale produttore europeo di satelliti per la difesa e la sicurezza oltre ad essere il fornitore di riferimento dei servizi operativi per l'Esa, l'Asi, il Cnes e i ministeri della difesa italiano, francese e tedesco. È inoltre presente nel mercato mondiale in Corea del Sud, Brasile e negli Emirati Arabi, come esportatore di satelliti a scopi civili e militari. Recentemente ha raggiunto un accordo di cooperazione con NPO-PM, società russa; obiettivi sono lo sviluppo di Express 4000, una piattaforma satellitare multimissione ad elevata potenza, e l'acquisto di equipaggiamenti comuni per lo Spacebus. Tra le attività principali in ambito Esa vi sono la produzione dei moduli scientifici per la Stazione Spaziale Internazionale come il Columbus recentemente installato e dei satelliti di osservazione terrestre nell'ambito dei programmi Cosmo Skymed e Gmes. Thales Alenia Space detiene 11 stabilimenti industriali di cui 6 in Italia (a L'Aquila, Firenze, Milano, Roma e Torino). Dispone di oltre 15.000 mq di camere pulite per la gestione dell'intera catena di produzione e assemblaggio del satellite; nel 2007, ha ottenuto il riconoscimento delle 3 maggiori certificazioni, Iso 9001 (standard generali), EN9100 (specifica per le costruzioni aeronautiche) e AQAP2110 (specifica della Nato) che ne dimostrano l'eccellenza.

Il ruolo delle Pmi e dei consorzi

Nell'ambito delle piccole e medie imprese, invece, le principali realtà che si segnalano sono: Carlo Gavazzi Space nel settore dei piccoli satelliti; Microtecnica (di Hamilton Sundstrand) attiva nel campo dei sottocomponenti per la propulsione dei lanciatori; Rheinmetall Italia (ex Oerlikon Contraves Italia) con particolare know-how in strutture leggere e componenti RF e per microonde; Vitrociset e Datamat nel campo software; Space Engineering attiva nel campo della progettazione delle antenne spaziali e di apparati di telecomunicazioni; Advanced Computer Systems attiva nel campo dell'elaborazione delle immagini da satellite e di sviluppo di applicazioni; Kell nel campo della telemedicina e delle applicazioni del segnale Gps/Galileo.
Diversi sono poi i casi di consorzi creati dalle piccole e medie imprese per cercare di raggiungere quella massa critica che le consenta di competere in certi scenari internazionali. Una delle iniziative più recenti, ad esempio, è la costituzione del consorzio Antares, che insedierà la proprie attività presso l'ex tabacchificio di San Giorgio del Sannio in Campania; al suo interno vede raggruppate alcune delle principali realtà regionali del settore, da Carlo Gavazzi Space, che detiene oltre il 50% delle quote, a Merlino Servizi, Marotta A.T., SAB Aerospace, Tecnosystem Developments ed SCE. Obiettivo è raccogliere le esperienze nel settore aerospaziale delle aziende consorziate per la realizzazione di satelliti di piccoli dimensioni da utilizzare nel mercato delle telecomunicazioni. L'attenzione è rivolta principalmente ai Paesi in via di sviluppo non ancora dotati delle tecnologie aggiornate; un importante contratto ad esempio è già stato siglato con l'Egitto e primi contatti sono stati avviati con nazioni del vicino e dell'estremo oriente come Iran, Taiwan, Malesia. Entro il 2009 si prevede di raggiungere un fatturato di 25 milioni di euro con la creazione di 81 nuovi posti di lavoro (di cui 70 nel reparto tecnico e produttivo).

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