ID per l’Internet delle Cose

Brad M12 CHT Recp and Cable Composite

Il termine l'Internet delle Cose fu coniato nel 1999 da Kevin Ashton, un pioniere britannico nel campo delle reti Rfid. Questa fu l'origine dell'idea di assegnare attributi e stati operativi agli oggetti. Possiamo vedere un'applicazione di ciò nell'industria automobilistica, in cui etichette Rfid integrate contengono informazioni come il colore del cofano del veicolo da assemblare. Dopo che questi dispositivi sono stati codificati, i dati possono essere aggiornati in base allo stato di avanzamento della produzione, possono essere memorizzati in una rete e il livello di osservazione può essere trasferito dai componenti ai moduli, arrivando infine alla rappresentazione del sistema completo, che in questo caso è il veicolo. Un approccio analogo è applicabile a un impianto di produzione, un edificio o la vostra casa. Ovviamente, questi dati possono essere utili o anche indispensabili per la logistica (trasporto, immagazzinamento e fornitura), per la fabbricazione (gestione delle specifiche, istruzioni di montaggio, controllo robotizzato), per la manutenzione e la riparazione (identificazione delle parti di ricambio, istruzioni per la riparazione, punti deboli del sistema e corrispondenti interventi migliorativi del prodotto), per i cicli di vita dei prodotti (responsabilità del prodotto, garanzia del prodotto, messa fuori servizio e riciclaggio con il contributo di informazioni sui materiali del prodotto) - e tutto in forma non cartacea. Se la rete dati è disponibile, partendo da etichette Rfid (con un raggio d'azione di 2 metri) può essere facilmente estesa a livello globale. Gli oggetti con proprietà, i cui attributi sono contenuti nei tag Rfid, vengono trasformati in sensori attivi e attuatori, in grado di inviare e ricevere dati in modo indipendente e di attivare risposte a partire da questi. La rete dati è già presente, sotto forma della onnipresente Ethernet, e si sta ampliando senza limiti. In modalità cablata, mobile o semi-mobile, oggi è possibile trasmettere dati virtualmente tra due punti qualsiasi nel mondo con la larghezza di banda desiderata. Questo fa si che i dati dell’Internet delle Cose non debbano necessariamente essere sincronizzati; in molti casi lo scambio di dati in modo asincrono (tempo differito) è sufficiente. Un problema decisamente maggiore è rappresentato dal grande numero di oggetti nella IoT. Il vostro router di casa e tutti i router in Internet sanno quali percorsi utilizzare per l'invio dei dati o sono in grado di apprendere i percorsi giusti dopo un breve lasso di tempo. Questa mappatura richiede l'acquisizione di molte informazioni sulla rete e non sarà discussa in dettaglio in questa sede. Tuttavia, è chiaro che aumentando il numero di nodi nella rete, l'identificazione univoca richiede indirizzi sempre più lunghi. Questo era già stato previsto nel 1998, quando il protocollo attualmente esistente IPv4 su integrato con lo sviluppo del protocollo IPv6, che consente globalmente circa 3,4×10 indirizzi. Nel 2014, il 99% del traffico Internet complessivo utilizzava ancora IPv4, e nel marzo 2015 Google ha ricevuto solo un 6% delle richieste di ricerca su IPv6, anche se il 13% dei server del web supportano già il protocollo IPv6. Quindi, vi è abbastanza spazio per il futuro. Ovviamente, l'Internet delle cose è molto più di questo e si ipotizza sia in grado di integrare tutte gli oggetti della nostra vita quotidiana. Dal punto di vista di un produttore mondiale di connettori operante nel competitivo mercato internazionale, la IoT rappresenta l'opportunità di integrare dell'elettronica nei connettori "stupidi" al fine di creare interfacce intelligenti in grado di offrire ulteriori funzioni per la IoT. Questo richiede la comprensione dei processi di sistema, dei protocolli e dei vincoli, oltre a una dettagliata conoscenza dell'integrità dei segnali e dell'immunità al rumore. Problemi complessi che possono essere risolti mediante lo sviluppo interno e capacità di produzione.


Connettori e sistemi optoelettrici
Nel corso degli anni, Molex ha sfruttato crescita interna e acquisizioni per ampliare la propria gamma di prodotti con connettori (FCT electronic, Westec), cavi speciali (Affinity, Tempflex e Flamar) e sistemi optoelettrici (fasci di fibre Polymicro e tubi capillari, prodotti QuatroScale basati sulla tecnologia silicon photonics Cmos per cavi ottici attivi e componenti a fibre ottiche Oplink).
Le attività sulle interfacce di supporti o Mcm (Media connectivity modules) sono state ampliate e gli stabilimenti di produzione di circuiti flessibili negli Usa e a Taiwan oltre alla recente acquisizione di Soligie Printed Circuit mettono a disposizione una solida base per un'ulteriore crescita nel campo dei moduli integrati. Il centro di produzione di dispositivi interconnessi stampati o Mid (Molded Interconnect Devices) di Shanghai sviluppa e produce circuiti tridimensionali, antenne e altri componenti con substrati plastici metallizzati.
Il centro ricerche comunicazioni industriali offre kit di sviluppo software, schede di rete, moduli di comunicazione e apparecchi diagnostici per Profinet, Profibus ed EtherNet/IP, sviluppati in collaborazione con partner del settore dei semiconduttori. Adeguatamente configurati, essi sono in grado di soddisfare tutti i requisiti di IoT e Industry 4.0 per la tecnologia delle reti e per molte nuove applicazioni nel campo dell'elettronica industriale. Gli standard per questi sono stati definiti (Ieee 802.3, ad esempio con M12 o forse con dimensioni ancora più ridotte) e sono stati adeguati alle richieste del mercato. Tuttavia, molte connessioni precedentemente cablate sono in fase di sostituzione con reti wireless (Ieee 802.11), che richiedono la tecnologia delle antenne intelligenti. Infine, l'espansione delle infrastrutture (Lte, 5G) e gli associati router a gigabit con capacità di trasmissione nativa di 25 Gbps o più creano molte opportunità per applicazioni che vanno al di là della trasmissione dati su filo di rame o Pcb di rame e richiedono circuiti integrati con interfacce a fibre ottiche (tecnologia silicon photonics). Ciò significa che anche nel campo dei connettori, Industry 4.0 aprirà nuove e interessanti vie per soddisfare la richiesta di automazione. A questo punto, tutti noi dovremmo tenere ben presente gli ID dell'Internet of Things.

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