Formazione e innovazione per programmare la crescita

MADE IN ITALY –

Il settore tecnologico rappresentato da Anie ha chiuso il 2012 in negativo, con un fatturato che è calato del 12%.

Programmiamo
la crescita
” è il tema al centro del dibattito che si è tenuto nel corso
dell'Assemblea annuale di Anie Confindustria dedicata alle infrastrutture quale
motore di sviluppo per il rilancio dell'economia. Tra i relatori presenti
all'Assemblea, oltre al Presidente di Anie Confindustria Claudio Andrea Gemme,
anche il Vicepresidente della Commissione Europea e commissario responsabile di
Industria e imprenditoria Antonio Tajani, il Ministro delle Infrastrutture e
dei Trasporti Maurizio Lupi e il Presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Come
si programma dunque la crescita? La soluzione proposta da Anie, presentata
dallo stesso Gemme, si articola in una roadmap
basata su cinque punti. Prima di tutto è necessario ritornare alla manifattura,
supportando gli investimenti in ricerca e sviluppo. In secondo luogo bisogna
passare dalla Strategia Energetica Nazionale al Piano Energetico Nazionale con
un programma di messa in sicurezza e riqualifica energetica degli edifici
privati e pubblici e un piano di revamping degli impianti industriali; favorire
inoltre il passaggio dalla generazione centralizzata a quella distribuita,
agendo sulla rete con un approccio smart. Il terzo step riguarda la definizione
di un piano dei trasporti realistico, integrato e sostenibile, attraverso il
potenziamento della manutenzione ordinaria e straordinaria sulla rete e sulla
flotta rotabile. Il passo successivo prevede il fare filiera in modo da potersi
presentare sui mercati stranieri come “Sistema Paese Italia”. Infine, l'ultimo
punto riguarda l'investimento nella formazione professionale dei giovani,
favorendo la staffetta generazionale e il trasferimento della “conoscenza
tacita”. Si tratta di un punto che sta molto a cuore ad Anie, consapevole che per progettare l'innovazione,
districarsi nei nuovi mercati e gestire il cambiamento, la formazione
professionale riveste un'importanza cruciale. In quest'ottica il Comitato
Tecnico Education ha recentemente promosso un'indagine tra le aziende socie per
mettere a fuoco le peculiarità del rapporto scuola-impresa nei settori
elettrotecnico ed elettronico. Le risposte raccolte evidenziano che, pur in un
anno estremamente difficile come il 2013,
si stima che le aziende Anie assumeranno
almeno 2 mila laureati e 2 mila diplomati. “Il vero
patrimonio di una azienda sono i suoi lavoratori - ha dichiarato Gemme. La valorizzazione di questo
capitale è ancora più importante per le nostre imprese, in cui la componente
tecnologica e di specializzazione è molto alta. Uno degli elementi sui quali si
fonda il successo delle aziende è rappresentato dalla capacità di trasferire ai
giovani la cosiddetta 'conoscenza tacita' che le persone accumulano durante la
loro vita lavorativa. Anie è pronta a lavorare su questo tema, anche con
progetti sperimentali di trasmissione di conoscenza alle giovani generazioni
nel quadro di una maggiore flessibilità in uscita e di un più generale
avvicinamento tra scuola e impresa”

Un 2012 di sofferenza

Il
Presidente Gemme ha presentato i dati relativi all'industria elettrotecnica ed
elettronica, un settore che, ricordiamo, rappresenta l'8% del fatturato
aggregato del manifatturiero, il 9% delle esportazioni e l'8% dell'occupazione
totale. Come prevedibile il settore tecnologico rappresentato da Anie ha chiuso
il 2012 con numeri negativi: 63 miliardi di euro la dimensione del fatturato
aggregato (erano 71 miliardi nel 2011); 29 miliardi di euro le esportazioni (29
miliardi anche nel 2011) 425 mila
gli addetti (contro 450 mila nel 2011). A fine 2012 il fatturato aggregato dei
settori Anie, includendo il segmento fotovoltaico in forte sofferenza, ha
registrato un calo annuo del 12,1% che si somma al - 4,2% sperimentato nel
2011. Quindi nel biennio 2011-2012 il fatturato è crollato del 16%, la
produzione industriale del 15%, il portafoglio ordini del 20%. La distanza dei volumi di produzione
industriale dal picco ciclico pre-crisi registrato nel 2007 resta ampia e
vicina al 30%. Si è toccato il livello minimo da inizio anni '90, facendo un
balzo indietro di 25 anni. Preoccupa il continuo calo della domanda
interna che, per alcune tecnologie, è stato drammatico. È il caso, nell'area
energia, dei trasformatori e delle stazioni di alta tensione che hanno visto
nel 2012 una flessione del fatturato nazionale rispettivamente del 30% e del
15%. Guardando più in generale alle tecnologie per la generazione di energia
elettrica da fonti tradizionali la caduta è stata vicina al 15%, mentre il
segmento fotovoltaico ha registrato una flessione del 40%. Hanno evidenziato un
calo del 20% anche i comparti cavi e componenti elettronici. La debolezza del
mercato interno è strutturale (i risultati negativi di questi anni seguono ad
un decennio già di bassa crescita) e non può essere compensata dall'apertura ai
mercati esteri. Nell'ultimo triennio il ritmo di crescita delle esportazioni
dei settori Anie si è notevolmente ridotto, soffrendo il rallentamento della
ripresa globale. Nel 2012 le esportazioni settoriali, che l'anno precedente
avevano evidenziato una maggiore tenuta (+ 5,3%) hanno registrato una forte
riduzione (- 0,6%). Le strategie di espansione nei mercati extra europei più
dinamici hanno arginato solo in parte l'andamento negativo dell'area europea (-
4,5%).

La crisi della microelettronica
italiana

Il
comparto dei componenti elettronici nel 2012 ha registrato una flessione del
giro d'affari dell'11,4% passando da 2,3 a 1,6 milioni di euro. L'industria
nazionale della microelettronica ha vissuto in questo periodo una nuova fase recessiva
che l'ha colpita quando ancora le perdite subite dalla crisi del biennio
2008-2009 non erano state recuperate. Sull'andamento della microelettronica italiana
si è riflesso il simultaneo peggioramento del quadro macroeconomico nei principali
mercati di sbocco. La caduta della domanda è stata trasversale alle aree
geografiche e ai segmenti di prodotto. Rispetto ai competitor europei la
debolezza del mercato interno rappresenta un fattore particolarmente critico
per lo sviluppo dell'industria italiana, con conseguenze rilevanti sulle
potenzialità di crescita nel lungo periodo. La difficile fase congiunturale ha portato
a una selezione tra le imprese, accentuando il rischio di perdere eccellenze manifatturiere
specializzate e tecnologicamente avanzate presenti nel nostro paese.
Indicazioni di tenuta sono originate solo dal canale estero da cui proviene
l'80% del fatturato totale del comparto. Per il 2013 le perduranti difficoltà
nel mercato nazionale ed europeo agiranno ancora da ostacolo alla ripresa. In
un quadro così difficile alcuni segnali di recupero potranno originare dal miglioramento
dello scenario dei mercati extraeuropei e dal rapido rinnovamento dell'offerta
tecnologica.

Pubblica i tuoi commenti