Consigli per innovare con Internet delle Cose

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L’Innovation Day ha tagliato il traguardo della terza edizione con un convegno che si è tenuto il 6 ottobre sul tema delle tecnologie “smart” e su come queste rappresentino il carburante che alimenta l’innovazione dell’industria. L’evento è stato aperto da Giuseppe Nardella - presidente di Tecniche Nuove, editore di Selezione di Elettronica, - il quale ha sottolineato come l’innovazione sia sinonimo di multidisciplinarietà e integrazione dei sistemi. Secondo Nardella “l’innovazione deve essere vista sotto tanti aspetti: informazione, formazione e tutto ciò che serve per integrare le conoscenze. Innovazione significa non tanto considerare le proprie verticalità ma considerare le problematiche ad ampio raggio”. In veste di editore e di organizzatore di fiere, Nardella ha avviato in tal senso una serie di iniziative culminate in Mecspe, manifestazione che grazie alla sinergia tra 11 saloni tematici e a una serie di iniziative dedicate al paradigma Industry 4.0, offre al visitatore una panoramica completa su materiali, macchine e tecnologie innovative. L’edizione 2017 di Mecspe si terrà dal 23 al 25 marzo a Parma. Pierantonio Palerma - editorialista di Selezione di Elettronica e conduttore del convegno - ha introdotto i relatori spiegando come le tecnologie protagoniste di questa tumultuosa era dell’Internet delle Cose abbiano carattere di vera innovazione solo se utilizzate concretamente per risolvere dei problemi reali. Proprio per questo, il convegno di quest’anno ha celebrato la propria missione dando voce a una serie di protagonisti di esperienze di eccellenza in vari ambiti applicativi, chiamati a spiegare come l’elettronica stia profondamente cambiando qualsiasi contesto industriale.

Tecnologie a supporto della persona

Primo relatore della giornata è stato Fabio Salice, professore associato al Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano, il quale ha illustrato l’impatto delle tecnologie IT nelle applicazioni di supporto alla persona. Secondo Salice, il profondo cambiamento che sta vivendo la nostra società impone di trovare delle tecnologie capaci di fare fronte a una condizione di welfare che in prospettiva appare sempre meno sostenibile. Salice segnala l’invecchiamento progressivo della popolazione. Secondo i dati, tra il 2015 e il 2030, il numero stimato di ultrasessantenni nel mondo crescerà del 56 per cento, da 901 milioni a più di 1.4 miliardi, mentre la popolazione con età pari o superiore agli 80 anni passerà da 125 milioni nel 2015 a 202 milioni nel 2030, toccando i 434 milioni nel 2050. Come esperienza concreta, Salice si richiama al progetto Bridge del Politecnico di Milano, il quale mira ad assistere gli utenti anziani non attraverso un controllo mirato e invadente (che può portare addirittura a una situazione di sradicamento), bensì attraverso l’identificazione delle derive comportamentali della persona e l’attuazione di misure di compensazione. In pratica, il sistema ha l’obiettivo di effettuare una caratterizzazione del profilo personale definendo una “impronta digitale”. Da qui scaturisce un “supporto compensativo” che si sviluppa attraverso processi permanenti di raccolta dei dati e di analisi di “stato” che mirano a identificare le deviazioni comportamentali rispetto a una “impronta digitale” standard, a interpretare la deriva ed eventualmente a intervenire con delle misure focalizzate sui bisogni reali. Tutto questo, con l’ausilio di opportune tecnologie di rilevamento dislocate su utenze, percorsi o in punti strategici, ad esempio rubinetti, prese elettriche, ambienti o percorsi. Esempi di marcatori di “impronta digitale” che possono segnalare un’anomalia comportamentale sono ad esempio l’uso ridotto dell’acqua della doccia, la mancata apertura dello stipetto dei medicinali a una determinata ora, l’eccessiva permanenza in un’area della casa o altri eventi determinati attraverso una serie di sistemi di rilevamento. Tali sistemi - ha sottolineato Salice - sono chiamati a vincere importanti sfide in termini di non invasività, affidabilità, disponibilità e interoperabilità. In tal senso, l’obiettivo è permettere lo sviluppo di soluzioni a basso impatto, basso costo, elevata connettività ed elevato contenuto informativo. Anche in questo caso è emblematico come l’innovazione si esprima soprattutto attraverso l’integrazione di oggetti già esistenti, come ad esempio sensori antifurto, smartphone, indossabili, app, tag e così via. Questo modello ha il vantaggio di permettere di affinare le applicazioni su tantissimi livelli, senza richiedere lo sviluppo di piattaforme o prodotti completamente nuovi. A tale proposito Salice ha rimarcato come, se applicata tout court, l’innovazione potrebbe avere un grande limite: diventare un elemento di difficoltà invece di essere un facilitatore di vita.

L’ambiente quotidiano

L’innovazione sembra esprimersi al massimo soprattutto nelle attività che sottendono alla nostra vita quotidiana. IoT, cloud e smart home stanno modificando in modo sostanziale non solo la natura dei prodotti tradizionali ma addirittura i modelli di business. Michele Pandolfi, Product Marketing Manager Domotics di Gewiss, costruttore di prodotti per impianti elettrici evoluti, ritiene che in ambito domotico, l’avvento di queste nuove tecnologie comporterà il passaggio dalla vendita del semplice prodotto alla vendita del pacchetto “prodotto più servizio”. Ciò richiederà partnership e collaborazioni trasversali tra attori che operano in ambiti e discipline diverse, con un’offerta orientata al soddisfacimento dei bisogni del cliente, siano essi reali, latenti o indotti. Secondo un’indagine Gewiss realizzata in collaborazione con Doxa, già oggi il 59% degli utenti prenderebbe in considerazione l’ipotesi di sottoscrivere dei servizi basati sulle informazioni raccolte da oggetti intelligenti. Esempi pratici di questo nuovo modello di business sono aziende quali Nest o SmartThings, la quale offre prodotti domotici gestiti tramite hub e app. Anche in questo caso, la combinazione con tecnologie commerciali già consolidate (elettrodomestici, smartphone, Internet, ecc.) o emergenti (ad esempio indossabili) è un passaggio vincente di un’innovazione che mira a mettere dei punti fermi in un contesto oltremodo popolato di attori e standard.

La sfida degli indossabili

Le tecnologie indossabili rappresentano sicuramente un passaggio chiave per l’innovazione. Spesso però questa tecnologia si declina in prodotti estranei al nostro abbigliamento, perdendo quelle caratteristiche di comfort e praticità che rendono un capo veramente indossabile. Alessia Moltani, Ceo di Comftech, nota per un rivoluzionario corpetto di monitoraggio neonatale, ha spiegato come le tecnologie indossabili debbano raccogliere una sfida importante: riuscite a offrire indumenti dotati di sensori che rendono la tecnologia invisibile e vestibile. L’indumento diventa quindi una piattaforma integrata e wireless che consente il monitoraggio dell’utente (non solo dei neonati ma anche degli anziani o della popolazione “attiva”, come ad esempio sportivi o manager) senza rinunciare alla propria caratteristica principale: l’indossabilità. Come facilmente immaginabile, in questo caso il limite all’innovazione applicata alle tecnologie indossabili è solo la creatività.

L’industria diventa digital

L’innovatività nell’industria è sicuramente uno degli elementi di competitività emergenti. Secondo Fabrizio Bozzarelli, IoT Strategic Pss South Europe di Cisco, stiamo vivendo una nuova rivoluzione industriale in cui l’innovazione si esprime attraverso la digitalizzazione. Cisco esprime questo concetto con il termine “Internet of Everything”, la madre di tutte le transizioni di mercato, l’elemento che cuce tutto ciò che va dal cloud alla mobilità, dai social all’M2M, collegando insieme quello che prima era isolato per creare valore in modo nuovo. In questo panorama i dati rappresentano l’elemento centrale per concretizzare i vantaggi competitivi del processo di digitalizzazione. Bozzarelli ritiene che questa evoluzione richieda un nuovo approccio a partire dall’analisi, dall’aggregazione e dall’automazione delle informazioni, segnalando, tra l’altro, l’esigenza di adottare infrastrutture riconfigurabili, ibride, con accesso policy-based e programmatico a qualsiasi attività. Tutto questo ha ovviamente un impatto diretto sulla catena produttiva. Le aziende digitali non potranno più limitarsi a vendere solo prodotti ma dovranno proporre anche servizi. In tale contesto anche il ruolo dell’IT cambierà: non più un’entità di supporto all’attività manifatturiera ma un protagonista al centro del business dell’azienda chiamato a fornire nuovi strumenti nell’ambito di un complesso processo d’innovazione sia orizzontale che verticale. “Per un’azienda - spiega Bozzarelli - non è più sufficiente disporre di una automazione industriale perfetta: oggi è necessaria una integrazione totale tra tecnologie operative e tecnologie informatiche”.

Le Smart City

In un percorso ideale tra mondo del lavoro e quotidianità, Alberto Colorni, presidente e direttore scientifico del Consorzio Poliedra, spiega come l’innovazione espressa possa portare grandi vantaggi anche nel modo di vivere città sempre più affollate e con relazioni interpersonali sempre più complesse. In altre parole, come l’innovazione sia l’elemento abilitante delle Smart City. Mobilità elettrica, coinvolgimento dei cittadini, ristrutturazione degli edifici, illuminazione pubblica e tecnologie di condivisione dei dati, sono alcune delle linee d’intervento del progetto Sharing Cities, che vede Milano tra le 3 città pilota (insieme a Londra e Lisbona). Il progetto, curato da Poliedra, ha una durata di 5 anni: 3 per l’implementazione delle azioni e 2 per il monitoraggio. In tutto, si tratta di un investimento di 25 milioni di euro che, attraverso l’integrazione di diverse misure e grazie all’ecosistema Ict, permetterà di fornire nuovi servizi intelligenti e consentirà ai cittadini di accedere ad una serie di informazioni sui loro comportamenti in modo da cambiarli virtuosamente per produrre minor impatto ambientale. Tra le opere previste che verranno realizzate nell’area sud di Milano, tutte all’insegna dello “sharing”, spiccano piattaforme di logistica “dolce”, parcheggi intelligenti, isole digitali e Wi-Fi, colonnine per e-bike e di ricarica veicoli elettrici, car sharing condominiali e molto altro ancora. Un elemento d’innovazione chiave è l’approccio incentivante: in pratica, il sistema ha l’obiettivo di premiare i comportamenti virtuosi con una serie di crediti, discostandosi in modo radicale dal tradizionale metodo sanzionatorio cui siamo abituati. Tutto questo sarà possibile solo attraverso delle tecnologie che consentiranno di tracciare l’accesso alle risorse, tecnologie in cui comunicazioni e sensoristica la faranno da padroni.

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