A sei mesi dal sisma

ATTUALITA' –

Sei mesi dopo il terremoto del 20 e 29 maggio, l’Emilia procede sulla strada della ricostruzione fra risultati e inevitabili polemiche. Nonostante la reazione del comparto industriale sono ancora molti i freni che ne limitano una piena ripresa.

Le aree dell'Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto colpite dal terremoto ''non saranno lasciate da sole e dimenticate'', anche se il cammino per la ricostruzione ''è lungo e faticoso''. A pronunciare queste parole, che infondono speranza nelle popolazioni colpite dal sisma del maggio scorso, senza però nascondere le difficoltà ancora presenti sulla strada della ricostruzione, è stato il presidente del Consiglio, Mario Monti, rispondendo così, nel corso della ventinovesima assemblea annuale dell'Anci svoltasi a metà ottobre a Bologna, all'appello dei sindaci e degli amministratori delle zone colpite dalla tremenda sciagura tellurica. 

Emilia Romagna, Pil e investimenti in calo
Di strada da fare, in effetti, ve n'è veramente tanta, soprattutto in Emilia Romagna. L'epicentro del terremoto, infatti, ha colpito una delle aree a maggiore densità e intensità industriale non soltanto della regione, ma persino dell'intero Paese. Parliamo di centri industriali quali Cavezzo, Medolla, Finale Emilia, Mirandola, Carpi, che insieme rappresentano il cuore della meccanica, dell'agroindustria, della ceramica, del biomedicale e del tessile, produzioni tra loro diverse ma accomunate dalla qualità e dal valore dato alla ricerca, al punto da rappresentare il fiore all'occhiello del Made in Italy in tutto il mondo.  C'è un dato che, meglio di tante parole, consente di comprendere immediatamente la gravità della situazione. Per la prima volta, quest'anno, il Pil dell'Emilia Romagna sarà inferiore a quello nazionale: -2,5% il primo, -2,4% il secondo. Lo rivela una stima elaborata lo scorso settembre da Unioncamere-Prometeia. Se tale numero ha il dono della sintesi, permettendo di afferrare al volo i danni generali degli effetti del terremoto sull'economia, tuttavia non entra nei dettagli delle difficoltà che sta incontrando il territorio nella ricostruzione del proprio apparato produttivo. Dietro i numeri, ci sono infatti le storie misconosciute degli uomini e delle donne, molti dei quali sono imprenditori e imprenditrici impegnati quotidianamente a mantenere, in numerosi casi persino rimettere in piedi i propri capannoni industriali e le proprie aziende. In una situazione, chiaramente, di difficoltà estrema, come dimostra la caduta degli investimenti fissi lordi al -7,8%.

Le previsioni delle imprese
Per questo motivo, il Governo è corso immediatamente ai ripari, facendo seguire alle parole i fatti, prorogando fino al 30 giugno 2013 la sospensiva per il pagamento delle tasse ad aziende e cittadini. Una decisione, questa, importantissima, perché accoglie finalmente una forte richiesta proveniente proprio dal mondo delle imprese e dal territorio. Inoltre, sempre negli stessi giorni, il premier ha anche firmato il decreto per la ripartizione di nuovi fondi per ricostruire le regioni colpite dal sisma. Si tratta di 91 milioni provenienti dai risparmi sui partiti. Entrambe le misure hanno un'importanza vitale, proprio perché le dinamiche del manifatturiero stanno ancora rivelando un graduale peggioramento. Ciò è dimostrato dall'analisi congiunturale presentata a Bologna, sempre a metà ottobre, da Confindustria e Unioncamere regionale con Intesa Sanpaolo, al netto delle imprese terremotate (che all'epoca dello studio - lo scorso luglio - non hanno risposto al questionario). L'indagine mostra che la produzione industriale dell'Emilia Romagna è calata del 3,6% nel secondo trimestre del 2012 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. In negativo risultano anche il fatturato (-3,7%) e gli ordini (-4,2%). L'unica voce in positivo, all'apparenza, giunge dall'export (+2,9%); si tratta però, in realtà, di un dato che indica una brusca frenata rispetto ai risultati del passato, come dimostrano le esportazioni verso la Cina (-18,7%) e la Turchia (-20%). Una situazione, questa, che sta seminando pessimismo tra gli imprenditori. Solo il 21,8% degli intervistati prevede un aumento della produzione nella seconda metà dell'anno. Sono più numerosi (33%) coloro che temono una ulteriore flessione e una diminuzione degli ordini. Anche per quanto riguarda l'occupazione, le previsioni sono negative.

Da dove ripartire
Eppure, oltre le costanti iniziative del Governo, qualche motivo per guardare all'immediato futuro con un minimo di fiducia esiste, grazie proprio alle risorse del territorio, che paiono davvero infinite. “L'impatto del terremoto”, ha spiegato infatti il presidente di Unioncamere regionale, Carlo Alberto Roncarati, “sarà pesantissimo in termini di fatturato, vendite e soprattutto di perdita di clientela, ma il tessuto imprenditoriale è sano, si tratta solo di riorganizzarsi, facendo sistema in modo coordinato, per cogliere appieno le opportunità dei mercati globali”. In effetti, a Cavezzo, centro industriale della meccanica, secondo la stima di CNA il 70% delle Pmi è già ripartito. A Finale Emilia, cuore della ceramica, si sono rimessi in moto già tutti (ad esempio un'azienda come Moma ha riavviato il 100% delle linee). A Mirandola, il più importante distretto biomedicale europeo, colossi come Bellco, BBraun, Sorin, Covidien e Gambro sono fortemente impegnate nella ricostruzione. Diversa la situazione per Carpi, centro industriale dell'abbigliamento colpito in modo marginale dal terremoto: in questo caso, preoccupa più la crisi della domanda interna. Ancora più difficile la situazione dell'agroindustria di Medolla, dove il terremoto ha colpito in modo diretto 2mila imprese e altre 2mila in modo indiretto e ha messo in ginocchio la filiera del Parmigiano reggiano.

Un caso fra tutti
Che dire invece del settore elettronico? Le aziende presenti in zona hanno reagito, come le restanti realtà del comparto industriale, con la dovuta sollecitudine. Ne abbiamo incontrata una, DSB, realtà attiva dal settembre 2006, che opera principalmente come contract manufacturer per la realizzazione di prodotti elettronici (schede e prodotti finiti).
Con sede a Concordia sulla Secchia, a sette km da Mirandola, DSB ha conosciuto le difficoltà post sisma per l'inagibilità dei locali produttivi e a causa del trasferimento forzato (ma, per fortuna, temporaneo) di parte della produzione nel corso dell'estate. L'attivazione delle misure di emergenza - a detta di Andrea Ghirotto, titolare dell'azienda - è stata comunque immediata ed efficace. "La sede in cui operavamo fino a maggio è stata danneggiata. Per fortuna la linea di produzione non ha subito danni irreparabili (DSB dispone di una linea di produzione smd con tre Pick & Place, N.d.R.), ma siamo stati comunque costretti a trasferirci in un nuovo capannone", ha dichiarato Ghirotto. "Questo ha comportato problemi legati al certificato di agibilità - che è stato ottenuto con grande ritardo rispetto a quanto pensavamo - e, naturalmente, a una serie di spese per la rimessa in funzione del sistema produttivo che ormai potremmo quantificare sull'ordine dei 200mila euro". Che l'area abbia subito stop significativi delle attività produttive è indubbio, anche se gli incentivi dello Stato (come le proroghe al versamento dei contributi di cui abbiamo parlato) e l'atteggiamento delle banche sono stati positivi. "Nonostante la generale stretta del credito, gli istituti bancari si sono mostrati immediatamente propensi ad agevolare prestiti a bassi tassi d'interesse per le aziende che operano nella zona." ha aggiunto Ghirotto. "Naturalmente, con il passare dei mesi, quanto proposto all'indomani del sisma è stato rivisto. Tassi a valori inferiori al 3% rappresentano comunque una buona agevolazione nei confronti di quelle aziende che, per consolidare la ripartenza, abbiano bisogno di liquidità".

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